C'è un uomo che soffre più di tutti nell'affollata tribunetta del clan Federer. È Ivan Ljubicic, da dicembre non più solo amico ma coach di Roger al pari del commissario rossocrociato Severin Luthi. Il guaio è che Ljubo ha un rapporto molto speciale anche con Milos Raonic, il primo Top 50 a dargli fiducia quando, chiusa nel 2012 a Monte Carlo la carriera da agonista, nel 2013 decise di fare l'allenatore. Altra spina nel cuore del croato è che a seguire la preparazione e la carriera di Milos è tuttora Riccardo Piatti, una sorta di padre putativo di Ljubo, che gli si era affidato nel 1997 quand'era il numero 997 al mondo per salire nove anni dopo, sempre con lui a fianco, su su fino al posto numero 3 del ranking ATP. Insomma, per Ljubicic il match di oggi è la nemesi emozionale della sua lunga vita nel mondo del tennis. Non è la prima volta: dopo l'addio a Milos e l'avvio del lavoro con Roger, il 10 gennaio gli toccò vedere il canadese di origini montenegrine battere in finale lo svizzero per 6-4 6-4. Una semifinale a Wimbledon vale però dieci volte di più, e anche stavolta gli va male.
Ljubicic smaltisce una quota di tensione in mattinata. Federer si scalda sul campo 7 con lui come partner e Luthi a dare consigli e a passare le palle. Pochi metri più, sul campo 5, Raonic palleggia con Carlos Moya sotto lo sguardo di John McEnroe che Piatti ha ingaggiato proprio per aiutare Il suo ragazzone a Wimbledon. Tra i due staff, solo sorrisi. Agli Championships 2014, Federer (che nonostante la sconfitta di oggi resta in vantaggio per 9 a 3 nei testa a testa) si guadagnò la finale con un triplo 6-4 ai danni di Raonic. A ruolo invertito, Ljubo allora soffrì almeno quanto oggi. Ma i vecchi numeri contano poco, come i passati gioie e dolori.
Alle 13.10 si comincia a fare sul serio. Raonic non è più il bombardiere senza stile di qualche anno fa. Gli insegnamenti di Piatti e Ljubicic e, adesso, i suggerimenti di Moya e McEnroe l'hanno trasformato in un giocatore completo che ha nel servizio la sua arma migliore ma non l'unica. Federer contro di lui si trova a proprio agio perché gli scambi sono necessariamente brevi. Lo svizzero, poi, ha programmato la stagione, guai fisici permettendo, per arrivare a Londra al meglio della forma e nel corso del torneo ha faticato poco: 9 ore e 53 minuti in campo contro le 11 ore e 42 minuti dell'avversario. Il primo set corre via veloce, con una sola palla break che Milos non spreca (3-6). Il tema della partita è quello dell'equilibrio che è per entrambi è difficile spostare. Lo schema resta lo stesso nel secondo set, che s'indirizza senza alcuna deviazione significativa verso il tie break, ben controllato da Federer (7-6).
Nel terzo set la svolta arriva al settimo game, quando Federer per la prima volta ottiene un break. Ljubicic e Luthi si rilassano. La crescente qualità della prestazione di Roger è però inversamente proporzionale alla bellezza del gioco prodotto dai due, impegnati come sono a chiudere in tempi brevi ogni scambio. Perfetto nei propri turni di servizio, lo svizzero si prende il set per 6-3.
Nel quarto set Raonic appare meno sicuro al servizio. Costretto spesso a forzare la seconda, incrementa il numero di doppi falli. Tuttavia, riesce a non farsi staccare da Federer. Anzi, nel dodicesimo game, avanti per 5-6, mostra il suo tennis migliore: alla risposta, sotto 0-40, recupera, si procura tre palle di break e riesce a chiude il set sul 5-7. Per Roger è psicologicamente un colpo durissimo. Ljubo torna scurissimo in volto. Quinto set a senso unico: lo svizzero appare spento, il montenegrino pimpante. L'ultimo servizio vincente scocca alle 17.35, con il 3-6 che manda Raonic per la prima volta in una finale di Slam.
Avesse conquistato il pass per la finale di domenica, Federer si sarebbe intestato un altro record raggiungendo Jimmy Connors in testa alla classifica dei giocatori con più match vinti, 84. Riproverà l'anno prossimo a prenderselo, anche se c'è da dubitare gli importi granché, stasera. Anche Ljubo se ne va scornato dalle Centre Court: mentre quel giovane canadese a cui ha dato tanto va in paradiso, il suo amico di sempre Roger resta in purgatorio. I conti non gli tornano.
Twitter@claudiogiua
Ljubicic smaltisce una quota di tensione in mattinata. Federer si scalda sul campo 7 con lui come partner e Luthi a dare consigli e a passare le palle. Pochi metri più, sul campo 5, Raonic palleggia con Carlos Moya sotto lo sguardo di John McEnroe che Piatti ha ingaggiato proprio per aiutare Il suo ragazzone a Wimbledon. Tra i due staff, solo sorrisi. Agli Championships 2014, Federer (che nonostante la sconfitta di oggi resta in vantaggio per 9 a 3 nei testa a testa) si guadagnò la finale con un triplo 6-4 ai danni di Raonic. A ruolo invertito, Ljubo allora soffrì almeno quanto oggi. Ma i vecchi numeri contano poco, come i passati gioie e dolori.
Alle 13.10 si comincia a fare sul serio. Raonic non è più il bombardiere senza stile di qualche anno fa. Gli insegnamenti di Piatti e Ljubicic e, adesso, i suggerimenti di Moya e McEnroe l'hanno trasformato in un giocatore completo che ha nel servizio la sua arma migliore ma non l'unica. Federer contro di lui si trova a proprio agio perché gli scambi sono necessariamente brevi. Lo svizzero, poi, ha programmato la stagione, guai fisici permettendo, per arrivare a Londra al meglio della forma e nel corso del torneo ha faticato poco: 9 ore e 53 minuti in campo contro le 11 ore e 42 minuti dell'avversario. Il primo set corre via veloce, con una sola palla break che Milos non spreca (3-6). Il tema della partita è quello dell'equilibrio che è per entrambi è difficile spostare. Lo schema resta lo stesso nel secondo set, che s'indirizza senza alcuna deviazione significativa verso il tie break, ben controllato da Federer (7-6).
Nel terzo set la svolta arriva al settimo game, quando Federer per la prima volta ottiene un break. Ljubicic e Luthi si rilassano. La crescente qualità della prestazione di Roger è però inversamente proporzionale alla bellezza del gioco prodotto dai due, impegnati come sono a chiudere in tempi brevi ogni scambio. Perfetto nei propri turni di servizio, lo svizzero si prende il set per 6-3.
Nel quarto set Raonic appare meno sicuro al servizio. Costretto spesso a forzare la seconda, incrementa il numero di doppi falli. Tuttavia, riesce a non farsi staccare da Federer. Anzi, nel dodicesimo game, avanti per 5-6, mostra il suo tennis migliore: alla risposta, sotto 0-40, recupera, si procura tre palle di break e riesce a chiude il set sul 5-7. Per Roger è psicologicamente un colpo durissimo. Ljubo torna scurissimo in volto. Quinto set a senso unico: lo svizzero appare spento, il montenegrino pimpante. L'ultimo servizio vincente scocca alle 17.35, con il 3-6 che manda Raonic per la prima volta in una finale di Slam.
Avesse conquistato il pass per la finale di domenica, Federer si sarebbe intestato un altro record raggiungendo Jimmy Connors in testa alla classifica dei giocatori con più match vinti, 84. Riproverà l'anno prossimo a prenderselo, anche se c'è da dubitare gli importi granché, stasera. Anche Ljubo se ne va scornato dalle Centre Court: mentre quel giovane canadese a cui ha dato tanto va in paradiso, il suo amico di sempre Roger resta in purgatorio. I conti non gli tornano.
Twitter@claudiogiua