Serena, la regina senza età né limiti
Riparte da dove s'era fermata. Sul campo sul quale un anno fa aveva vinto in suo ultimo Slam, Serena Williams riprende il posto che è suo e soltanto suo, quello di numero 1 al mondo. Uno status che va meritato non solo surclassando le avversarie nel ranking di categoria (da lunedì 8830 punti WTA lei, 6500 Kerber, 5482 Muguruza, 5335 Radwasdka) ma soprattutto vincendo i tornei che "pesano" di più. Al livello massimo, che è quello al quale la ragazza di Saginah s'è collocata ben più di tre lustri fa, contano poco le semifinali come a New York in settembre, quando cedette a Roberta Vinci, la finale a Melbourne persa in febbraio contro Angelique Kerber o quella di Parigi che il mese scorso le è stata sottratta di forza da Garbine Muguruza. Meno che mai i successi come a Roma in maggio. Valgono soltanto i trionfi come oggi a Wimbledon.
Onore ad Angelique Kerber, attualmente seconda solo a Serena per la regolarit&…
Onore ad Angelique Kerber, attualmente seconda solo a Serena per la regolarit&…
Riparte da dove s'era fermata. Sul campo sul quale un anno fa aveva vinto in suo ultimo Slam, Serena Williams riprende il posto che è suo e soltanto suo, quello di numero 1 al mondo. Uno status che va meritato non solo surclassando le avversarie nel ranking di categoria (da lunedì 8830 punti WTA lei, 6500 Kerber, 5482 Muguruza, 5335 Radwasdka) ma soprattutto vincendo i tornei che "pesano" di più. Al livello massimo, che è quello al quale la ragazza di Saginah s'è collocata ben più di tre lustri fa, contano poco le semifinali come a New York in settembre, quando cedette a Roberta Vinci, la finale a Melbourne persa in febbraio contro Angelique Kerber o quella di Parigi che il mese scorso le è stata sottratta di forza da Garbine Muguruza. Meno che mai i successi come a Roma in maggio. Valgono soltanto i trionfi come oggi a Wimbledon.
Onore ad Angelique Kerber, attualmente seconda solo a Serena per la regolarità di risultati testimoniata dalla classifica Race che considera i risultati da gennaio in poi. La tedesca, che agli Australian Open aveva prevalso per 6-4 3-6 6-4, gioca oggi senza regalare un punto o rinunciare a un metro di campo. Tanta voglia di dare il meglio, condivisa e apprezzata da Serena, contribuisce a far apprezzare al pubblico sopraffino della Centre Court il miglior tennis femminile degli ultimi tempi: più spettacolare e appassionante di quello maschile visto nel corso della centotrentesima edizione degli Championships, fatta forse eccezione per il quarto di finale tra Federer e Cilic.
Entrambe sanno che l'obiettivo del loro lavoro è far divertire il pubblico, costi quel che costi, e non si sottraggono all'impegno preso. Servono benissimo, tengono a lungo gli scambi nonostante la forza e le angolazioni dei rispettivi colpi, tentano di fare il punto con frequenti accelerazioni di diritto e rovescio. Ma fin dal primo game si capisce che Serena ha qualcosa che potrebbe fare la differenza: l'assoluta sicurezza nei propri mezzi, la tranquillità di chi deve divertirsi, la serenità che danno le condizioni fisica e psicologica perfette. Il primo set si decide con il break che Serena ottiene alla risposta avanti per 6-5 quando non c'è nessuna possibilità di appello per l'avversaria; il secondo vive la svolta nell'ottavo game quando Angelique patisce l'unico leggero cedimento. Poi Serena va a servire per il match con una determinazione impressionante.
Con il 7-5 6-3 ottenuto in un'ora e 21 minuti, la più giovane delle sorelle Williams conquista il settimo titolo a Wimbledon e il ventiduesimo Slam: come Steffi Graf, che è stata una grandissima ma, a mio modesto giudizio, non completa come Serena.
Superato dopo dieci mesi lo shock della sconfitta a Flushing Meadows per mano italiana, a 35 anni da compiere a settembre e con l'aiuto determinante del coach Patrick Mouratoglou, Serena può continuare a regnare sul Grande Tennis. Va dato atto al tecnico francese di essere l'artefice della sua stagione migliore, che è questa. L'ha "adottata" quando aveva abbondantemente superato la trentina e l'ha trasformata in una felice protagonista di successi a ripetizione. Una anomalia - diventare più vincenti a fine carriera - che a pochi campionissimi è consentita. Al coetaneo Roger Federer, per esempio, no. Ma è un'altra storia.
Twitter @claudiogiua
Onore ad Angelique Kerber, attualmente seconda solo a Serena per la regolarità di risultati testimoniata dalla classifica Race che considera i risultati da gennaio in poi. La tedesca, che agli Australian Open aveva prevalso per 6-4 3-6 6-4, gioca oggi senza regalare un punto o rinunciare a un metro di campo. Tanta voglia di dare il meglio, condivisa e apprezzata da Serena, contribuisce a far apprezzare al pubblico sopraffino della Centre Court il miglior tennis femminile degli ultimi tempi: più spettacolare e appassionante di quello maschile visto nel corso della centotrentesima edizione degli Championships, fatta forse eccezione per il quarto di finale tra Federer e Cilic.
Entrambe sanno che l'obiettivo del loro lavoro è far divertire il pubblico, costi quel che costi, e non si sottraggono all'impegno preso. Servono benissimo, tengono a lungo gli scambi nonostante la forza e le angolazioni dei rispettivi colpi, tentano di fare il punto con frequenti accelerazioni di diritto e rovescio. Ma fin dal primo game si capisce che Serena ha qualcosa che potrebbe fare la differenza: l'assoluta sicurezza nei propri mezzi, la tranquillità di chi deve divertirsi, la serenità che danno le condizioni fisica e psicologica perfette. Il primo set si decide con il break che Serena ottiene alla risposta avanti per 6-5 quando non c'è nessuna possibilità di appello per l'avversaria; il secondo vive la svolta nell'ottavo game quando Angelique patisce l'unico leggero cedimento. Poi Serena va a servire per il match con una determinazione impressionante.
Con il 7-5 6-3 ottenuto in un'ora e 21 minuti, la più giovane delle sorelle Williams conquista il settimo titolo a Wimbledon e il ventiduesimo Slam: come Steffi Graf, che è stata una grandissima ma, a mio modesto giudizio, non completa come Serena.
Superato dopo dieci mesi lo shock della sconfitta a Flushing Meadows per mano italiana, a 35 anni da compiere a settembre e con l'aiuto determinante del coach Patrick Mouratoglou, Serena può continuare a regnare sul Grande Tennis. Va dato atto al tecnico francese di essere l'artefice della sua stagione migliore, che è questa. L'ha "adottata" quando aveva abbondantemente superato la trentina e l'ha trasformata in una felice protagonista di successi a ripetizione. Una anomalia - diventare più vincenti a fine carriera - che a pochi campionissimi è consentita. Al coetaneo Roger Federer, per esempio, no. Ma è un'altra storia.
Twitter @claudiogiua