Non basta il cuore di Andreas
Vista da Pesaro, la semifinale di Davis sembra un po' più lontana. Al termine della lunga giornata quasi autunnale -la prima della sfida con l'Argentina di Juan Martin Del Potro, campione ancora a mezzo servizio- l'Italia di Corrado Barazzutti soccombe in forza del match d'apertura perso dal solito coriaceo Andreas Seppi. Rinviato a sabato mattina il secondo match, che avrebbe visto in campo Fabio Fognini e Juan Monaco: dopo il diluvio mattutino, l'organizzazione ha valutato come eccessivo il freddo di stasera, più penetrante l'umidità di quella di Wimbledon, così coperto il cielo da fare ritenere che alle 20.30 non ci sarebbe più stata luce sufficiente.
Non c'è nulla da rimproverare al sudtirolese, 32 anni compiuti in febbraio, che sta portando avanti a fatica la sua stagione più difficile per colpa dei guai all'anca che l'hanno costretto a una lunga sosta primaverile per un ciclo di infiltraz…
Non c'è nulla da rimproverare al sudtirolese, 32 anni compiuti in febbraio, che sta portando avanti a fatica la sua stagione più difficile per colpa dei guai all'anca che l'hanno costretto a una lunga sosta primaverile per un ciclo di infiltraz…
Vista da Pesaro, la semifinale di Davis sembra un po' più lontana. Al termine della lunga giornata quasi autunnale -la prima della sfida con l'Argentina di Juan Martin Del Potro, campione ancora a mezzo servizio- l'Italia di Corrado Barazzutti soccombe in forza del match d'apertura perso dal solito coriaceo Andreas Seppi. Rinviato a sabato mattina il secondo match, che avrebbe visto in campo Fabio Fognini e Juan Monaco: dopo il diluvio mattutino, l'organizzazione ha valutato come eccessivo il freddo di stasera, più penetrante l'umidità di quella di Wimbledon, così coperto il cielo da fare ritenere che alle 20.30 non ci sarebbe più stata luce sufficiente.
Non c'è nulla da rimproverare al sudtirolese, 32 anni compiuti in febbraio, che sta portando avanti a fatica la sua stagione più difficile per colpa dei guai all'anca che l'hanno costretto a una lunga sosta primaverile per un ciclo di infiltrazioni. Lotta nel primo set, quando recupera lo svantaggio (5-2) a favore del numero uno sudamericano Federico Del Bonis e conquista il diritto al tie break, poi lasciato all'avversario; domina il secondo (3-6); perde di un break il terzo (6-3). Il ragazzo di Azul, 25 anni, non è niente di che - mancino, buon servizio, diritto e rovescio potenti ma piatti, poca fantasia sotto rete - ma mostra una maggiore efficacia fisica. Considerato il riacutizzarsi del dolore alla schiena, probabile conseguenza dell'anca malandata, Andreas gioca un appassionato quarto set fino al colpo a vuoto all'undicesimo game che consente all'argentino di andare a servire per il match. Con un game perfetto, il numero 2 d'Italia riesce di nuovo a recuperare. Poi, però, al tie break l'argentino sbaglia pochissimo e Andreas non riesce a tenere il passo.
Sabato, dunque, il secondo singolare dalle 11. Poi il doppio. Giornata pesantissima soprattutto per Fognini, che probabimente nel secondo match si troverà di fronte Del Potro, reduce dall'inattesa vittoria su Stan Wawrinka a Wimbledon.Un paese con quindici giocatori tra i primi 200 al mondo va tuttora considerato una superpotenza tennistica. Peraltro, l'Argentina lo è stata a lungo in passato, dagli anni di Guillermo Vilas e José Louis Clerc a quelli di David Nalbandian, Guillermo Coria e Gaston Gaudio, fino ad arrivare all'assedio di Juan Martin Del Potro ai Fab Four culminato con la vittoria agli UsOpen 2009. La nazionale di Buenos Aires ha disputato quattro finali di Davis (1981, 2006, 2008, 2011), perdendole tutte. Oggi l'argentino meglio piazzato è il numero 40 ATP Delbonis, che in marzo a Indian Wells fece a pezzetti Andy Murray per 6-4 4-6 7-6. Dopo di lui nel ranking si piazzano Guido Pella (51), Diego Schwartzman (70), Horacio Zeballos (72), Carlos Berlocq (87), Facundo Bagnis (93), Monaco (94), Leonardo Mayer (109), Marco Trungelliti (127), Del Potro (130) , Maximo Gonzalez (142), Guido Andreozzi (140), Nicola Kicker (144), Renzo Olivo 153), Facundo Arguello (174). E' il caso di notare che almeno cinque di questo gruppo di quattordici onesti professionisti della racchetta (non contiamo Del Potro, che è un fuoriclasse, seppure malandato) hanno antenati sbarcati da navi provenienti da Napoli e Genova all'epoca della grande immigrazione, a cavallo tra Ottocento e Novecento e, in piccola parte, nel secondo dopoguerra. Cognomi e anche nomi, i loro, che sanno di Piemonte, di Lucania, di Campania. Come i loro nonni e bisnonni Guido, Renzo, Federico.
Gli italiani sono invece solo sette nei primi 200 ATP: Fabio Fognini (34), Paolo Lorenzi (48), Seppi (52), Thomas Fabbiano (113), Marco Cecchinato (130), Simone Bolelli (152), Alessandro Giannessi (167) e Luca Vanni (178). Tutti nati negli anni Ottanta, esclusi Cecchinato (1992) e Giannessi (1990). Alle loro spalle, purtroppo, non s'intravvedono giocatori in grado di sostituirli a breve. La crisi che sta vivendo il settore femminile dopo l'uscita di scena di Flavia Pennetta, con l'invecchiamento di Schiavone e alla luce della stagione negativa di Vinci e Giorgi sembra poter contagiare anche gli uomini. A meno di smentite tra domani e domenica.
Twitter@claudiogiua
Non c'è nulla da rimproverare al sudtirolese, 32 anni compiuti in febbraio, che sta portando avanti a fatica la sua stagione più difficile per colpa dei guai all'anca che l'hanno costretto a una lunga sosta primaverile per un ciclo di infiltrazioni. Lotta nel primo set, quando recupera lo svantaggio (5-2) a favore del numero uno sudamericano Federico Del Bonis e conquista il diritto al tie break, poi lasciato all'avversario; domina il secondo (3-6); perde di un break il terzo (6-3). Il ragazzo di Azul, 25 anni, non è niente di che - mancino, buon servizio, diritto e rovescio potenti ma piatti, poca fantasia sotto rete - ma mostra una maggiore efficacia fisica. Considerato il riacutizzarsi del dolore alla schiena, probabile conseguenza dell'anca malandata, Andreas gioca un appassionato quarto set fino al colpo a vuoto all'undicesimo game che consente all'argentino di andare a servire per il match. Con un game perfetto, il numero 2 d'Italia riesce di nuovo a recuperare. Poi, però, al tie break l'argentino sbaglia pochissimo e Andreas non riesce a tenere il passo.
Sabato, dunque, il secondo singolare dalle 11. Poi il doppio. Giornata pesantissima soprattutto per Fognini, che probabimente nel secondo match si troverà di fronte Del Potro, reduce dall'inattesa vittoria su Stan Wawrinka a Wimbledon.Un paese con quindici giocatori tra i primi 200 al mondo va tuttora considerato una superpotenza tennistica. Peraltro, l'Argentina lo è stata a lungo in passato, dagli anni di Guillermo Vilas e José Louis Clerc a quelli di David Nalbandian, Guillermo Coria e Gaston Gaudio, fino ad arrivare all'assedio di Juan Martin Del Potro ai Fab Four culminato con la vittoria agli UsOpen 2009. La nazionale di Buenos Aires ha disputato quattro finali di Davis (1981, 2006, 2008, 2011), perdendole tutte. Oggi l'argentino meglio piazzato è il numero 40 ATP Delbonis, che in marzo a Indian Wells fece a pezzetti Andy Murray per 6-4 4-6 7-6. Dopo di lui nel ranking si piazzano Guido Pella (51), Diego Schwartzman (70), Horacio Zeballos (72), Carlos Berlocq (87), Facundo Bagnis (93), Monaco (94), Leonardo Mayer (109), Marco Trungelliti (127), Del Potro (130) , Maximo Gonzalez (142), Guido Andreozzi (140), Nicola Kicker (144), Renzo Olivo 153), Facundo Arguello (174). E' il caso di notare che almeno cinque di questo gruppo di quattordici onesti professionisti della racchetta (non contiamo Del Potro, che è un fuoriclasse, seppure malandato) hanno antenati sbarcati da navi provenienti da Napoli e Genova all'epoca della grande immigrazione, a cavallo tra Ottocento e Novecento e, in piccola parte, nel secondo dopoguerra. Cognomi e anche nomi, i loro, che sanno di Piemonte, di Lucania, di Campania. Come i loro nonni e bisnonni Guido, Renzo, Federico.
Gli italiani sono invece solo sette nei primi 200 ATP: Fabio Fognini (34), Paolo Lorenzi (48), Seppi (52), Thomas Fabbiano (113), Marco Cecchinato (130), Simone Bolelli (152), Alessandro Giannessi (167) e Luca Vanni (178). Tutti nati negli anni Ottanta, esclusi Cecchinato (1992) e Giannessi (1990). Alle loro spalle, purtroppo, non s'intravvedono giocatori in grado di sostituirli a breve. La crisi che sta vivendo il settore femminile dopo l'uscita di scena di Flavia Pennetta, con l'invecchiamento di Schiavone e alla luce della stagione negativa di Vinci e Giorgi sembra poter contagiare anche gli uomini. A meno di smentite tra domani e domenica.
Twitter@claudiogiua