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Le illusioni di Fabio e delle Chichis

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Il giocatore nella metà campo opposta a quella di Andy Murray sembra capitato lì per caso, quasi fosse uno sparring partner chiamato all'ultimo minuto a scaldare i muscoli del numero 2 mondiale. Gli scambi durano poco, la strapotenza e la mobilità dello scozzese annichiliscono l'avversario, costretto a rincorse che lo sfiancano e lo costringono a sbagliare in lunghezza e larghezza. Dopo venti minuti il risultato è di 5-0 per il campione olimpionico in carica, grande favorito del torneo. Qualche spettatore s'alza e lascia le tribune del Centrale di Rio per provare a forzare gli ingressi del campo 1, lì accanto, dove il portacolori brasiliano Thomaz Bellucci sta clamorosamente eliminando il belga David Goffin. Il poveraccio preso a pallate è Fabio Fognini, azzurro superstite nel tabellone del singolare di Rio 2016. Quando tutti hanno ormai preso atto che il divario tecnico e agonistico tra i due risulta incolmabile, il numero 1 itali…
Il giocatore nella metà campo opposta a quella di Andy Murray sembra capitato lì per caso, quasi fosse uno sparring partner chiamato all'ultimo minuto a scaldare i muscoli del numero 2 mondiale. Gli scambi durano poco, la strapotenza e la mobilità dello scozzese annichiliscono l'avversario, costretto a rincorse che lo sfiancano e lo costringono a sbagliare in lunghezza e larghezza. Dopo venti minuti il risultato è di 5-0 per il campione olimpionico in carica, grande favorito del torneo. Qualche spettatore s'alza e lascia le tribune del Centrale di Rio per provare a forzare gli ingressi del campo 1, lì accanto, dove il portacolori brasiliano Thomaz Bellucci sta clamorosamente eliminando il belga David Goffin. Il poveraccio preso a pallate è Fabio Fognini, azzurro superstite nel tabellone del singolare di Rio 2016. Quando tutti hanno ormai preso atto che il divario tecnico e agonistico tra i due risulta incolmabile, il numero 1 italiano alza il livello del proprio gioco e la sua giornata s'illumina. Si prende un game d'assaggio e poi lascia che il primo set si chiuda sul 6-1.

S'attrezza a rimettere il match in carreggiata nel secondo. Dopo il break concesso in apertura, recupera e prende in mano la partita. Non sbaglia più, serve bene, risponde meglio, accorcia quando può e attacca quando deve. I ruoli si ribaltano, Fabio è il campione, Andy lo sparring. È una questione di testa: quando ha davanti Murray - in dieci anni l'ha sconfitto in due delle quattro occasioni avute - Fognini sa cosa fare. A furia di accelerazioni e rallentamenti, preziosismi che entusiasmano il pubblico, l'italiano mette in cascina cinque giochi consecutivi e ottiene un parziale di 2-6. Continua a dominare anche nel terzo set, strappando il break alla prima occasione e lottando allo stremo nel terzo game, quando rischia di cedere il servizio. Avanti 3-0, da un'ora Fabio non sacramenta, non protesta con l'arbitro, non battibecca con il pubblico. È la sua condizione psicologica ottimale, fragile però come il velo di ghiaccio di una pozzanghera al primo freddo invernale.

Basta un soffio a spezzarlo. Mentre Murray impreca contro il vento e s'inventa nemici immaginari, l'italiano, al servizio, ha l'occasione di andare sul 4-1. Purtroppo il minimo incidente accade: il combinato disposto di un errore del giudice di linea e di un paio di colpi sfortunati gli tolgono il vantaggio che l'ha sostenuto per otto giochi consecutivi. Murray capisce al volo che la partita può decidersi qui: lui si zittisce e si riconcentra, Fabio perde la concentrazione. Ora è lo scozzese a condurre le danze, mentre il suo avversario improvvisamente non tiene i passi né il tempo. È un crollo tanto rapido quanto prevedibile, conoscendo Fognini. La partita finisce quando Murray va sul 2-3: si prende i quattro giochi successivi (6-3) e in due ore e sei minuti raggiunge i quarti di finale, dove affronterà l'americano Steve Johnson. Da mesi in forma eccellente, reduce dal secondo trionfo a Wimbledon oltre che dalle finali perse a Melbourne e Parigi per mano di Novak Djokovic, Andy è obiettivamente l'uomo da battere in questa edizione delle Olimpiadi. Nadal o Del Potro, secondo me, ci proveranno. Come ci ha provato Fognini. Del quale è onesto dire che non erano frutto di una breve estasi agonistica le recenti belle prove in Davis a Pesaro e nell'ATP 250 di Umago, in Croazia. Di fatto, si trova nel momento migliore di una stagione finora scombussolata da fastidiosi guai fisici e felici eventi privati. Ed è a un nonnulla dalla tranquillità che gli serve per tornare vincente.

Anche Sara Errani e Roberta Vinci ci hanno illusi e poi delusi. Come Fabio, hanno avuto nella mani il destino del match che decideva l'ingresso nelle semifinali del doppio femminile. Opposte alle fortissime ceche Lucie Safarova e Barbora Strikova, sono state avanti per 4-6 0-3 ma alla fine hanno lasciato alle avversarie il secondo e terzo set per 6-4 6-4. Tuttavia, questa ripartenza olimpica l'una al fianco dell'altra potrebbe preludere ad altre soddisfazioni, se Roberta dovesse decidere di continuare la carriera come doppista. Che ci pensi.