A quasi 35 anni, che tennisticamente valgono i 65 di un pensionando, cosa dev'essere togliersi la soddisfazione di arrivare al terzo turno di uno Slam battendo uno dei migliori giocatori del circuito? Paolo Lorenzi adesso lo sa. Io l'ho potuto solo immaginare quando l'ho visto lasciare cadere a terra la racchetta, gettare il cappellino e alzare le braccia al cielo, raggiante, dopo quasi cinque ore di battaglia durissima. L'impresa del senese, che sta vivendo la migliore stagione di una carriera tanto lunga quanto in salita (soltanto a fine luglio ha vinto il suo primo torneo ATP a Kitzbuhel battendo in finale il georgiano Nikoloz Basilashvili), ha un valore che va al di là dell'episodio sportivo. Con Paolo arrivano al terzo turno degli UsOpen e adesso si preparano psicologicamente ad affrontare Andy Murray quanti non mollano mai, sono consapevoli che i propri talenti vadano coltivati anche quando non sono naturalmente eccezionali, non si stancano né si vergognano di crescere e imparare. Mai. E che, con lui, sanno superare anche i problemi fisici, come i frequenti crampi che ieri l'hanno tormentato.
Il match contro il francese Gilles Simon, che è 31 sia d'età sia di ranking ATP (ma è salito in passato fino a quota 6), è stato un'alternanza di occasioni colte e sprecate, come si intuisce dal risultato, 3-6 6-2 6-2 6-7 7-6. Entrambi hanno preferito giocare le proprie carte da fondo campo, non rischiando le discese a rete e cercando di costringere l'avversario all'errore. Le statistiche finali certificano un equilibrio quasi perfetto, con la leggerissima prevalenza dell'italiano nel trasformare in punti la prima di servizio e nel limare la quota di errori gratuiti. Tanto gli è bastato. Ma, dietro, c'è tanto lavoro.
Lorenzi ha avuto l'occasione di chiudere in anticipo la partita quando s'è trovato in vantaggio per 2 set a 1, 4 game a 2 e 40 a 0. L'ha tradito l'emozione che s'è concretizzata in due dei quattro doppi falli della giornata. Nuova chance e ancora un doppio fallo gli hanno impedito di prendere il largo anche nel quinto set. Poi, il perfetto tie break decisivo (7-3). Adesso l'attende Murray, secondo me il più in forma e motivato dei 128 del tabellone newyorkese, che ieri ha regolato in tre set (6-4 6-1 6-4) lo spagnolo Marcel Granollers. Per Paolo, che dieci anni fa strappò un set allo scozzese ad Adelaide, l'ambita passerella nell'Arthur Ashe Stadium sarà uno stimolo in più.
Un game dissennato quando serve sul 3 pari al quinto set condanna invece Fabio Fognini, che perde così la grande occasione di regalare a sé e ai tifosi italiani la presenza di un secondo azzurro al terzo turno nel singolare maschile. Nel match dei tiratardi (finisce alle 0.52 locali) sul campo numero 13 si sono evidenziati due comportamenti opposti rispetto alle difficoltà che qualsiasi match propone: da una parte rabbia, sconforto e rinuncia, dall'altra (quella di David Ferrer) positività, voglia di farcela comunque, costanza. La decima sconfitta (6-0 4-6 7-5 6-1 6-4) su dieci confronti con lo spagnolo è stata comunque la sola in forse fino all'ultimo, se si esclude quella del tie break decisivo a Parigi Bercy nel 2010. Il ligure ieri ha avuto anche una palla per riportarsi sul 5 pari mentre rispondeva in quello che sarebbe poi stato l'ultimo game, ma l'ha sprecata. Sprecando insieme anche la possibilità di restare numero 1 d'Italia. Da lunedì prossimo sarà Paolo Lorenzi il nuovo capofila del tennis di casa nostra. Dal quale Fognini dovrebbe imparare che il tennis è disciplina mentale e fisica, non solo genio.
Peccato per Alessandro Giannessi, che ha perso (6-1 7-6 7-5) ma tutt'altro che sfigurato con la testa di serie numero 3 del torneo, Stan Wawrinka. Lo spezzino, smaltiti nel primo set gli effetti dell'impatto con la vastità del Louis Armstrong Stadium e della responsabilità di non sfigurare contro il vincitore di due Slam, ha poi disputato due eccellenti set, andando avanti per 3-1 nel secondo grazie all'efficacia del suo dritto da mancino e cedendo solo al tie break. Nel terzo set ha mostrato grinta e capacità tecniche notevoli . Fino all'undicesimo game non ha mai perso contatto con lo svizzero. Poi le accelerazioni di Stan hanno fatto la differenza. Il mio consiglio al ragazzo, che è giusto entri nel giro della nazionale di Barazzutti, è di prenotare qualche lezione/colloquio con Lorenzi, che ha nove anni più di lui. Perché potrebbe servire a convincerlo che il meglio della sua carriera potrebbe cominciare da Flushing Meadows 2016.
Twitter@claudiogiua
Il match contro il francese Gilles Simon, che è 31 sia d'età sia di ranking ATP (ma è salito in passato fino a quota 6), è stato un'alternanza di occasioni colte e sprecate, come si intuisce dal risultato, 3-6 6-2 6-2 6-7 7-6. Entrambi hanno preferito giocare le proprie carte da fondo campo, non rischiando le discese a rete e cercando di costringere l'avversario all'errore. Le statistiche finali certificano un equilibrio quasi perfetto, con la leggerissima prevalenza dell'italiano nel trasformare in punti la prima di servizio e nel limare la quota di errori gratuiti. Tanto gli è bastato. Ma, dietro, c'è tanto lavoro.
Lorenzi ha avuto l'occasione di chiudere in anticipo la partita quando s'è trovato in vantaggio per 2 set a 1, 4 game a 2 e 40 a 0. L'ha tradito l'emozione che s'è concretizzata in due dei quattro doppi falli della giornata. Nuova chance e ancora un doppio fallo gli hanno impedito di prendere il largo anche nel quinto set. Poi, il perfetto tie break decisivo (7-3). Adesso l'attende Murray, secondo me il più in forma e motivato dei 128 del tabellone newyorkese, che ieri ha regolato in tre set (6-4 6-1 6-4) lo spagnolo Marcel Granollers. Per Paolo, che dieci anni fa strappò un set allo scozzese ad Adelaide, l'ambita passerella nell'Arthur Ashe Stadium sarà uno stimolo in più.
Un game dissennato quando serve sul 3 pari al quinto set condanna invece Fabio Fognini, che perde così la grande occasione di regalare a sé e ai tifosi italiani la presenza di un secondo azzurro al terzo turno nel singolare maschile. Nel match dei tiratardi (finisce alle 0.52 locali) sul campo numero 13 si sono evidenziati due comportamenti opposti rispetto alle difficoltà che qualsiasi match propone: da una parte rabbia, sconforto e rinuncia, dall'altra (quella di David Ferrer) positività, voglia di farcela comunque, costanza. La decima sconfitta (6-0 4-6 7-5 6-1 6-4) su dieci confronti con lo spagnolo è stata comunque la sola in forse fino all'ultimo, se si esclude quella del tie break decisivo a Parigi Bercy nel 2010. Il ligure ieri ha avuto anche una palla per riportarsi sul 5 pari mentre rispondeva in quello che sarebbe poi stato l'ultimo game, ma l'ha sprecata. Sprecando insieme anche la possibilità di restare numero 1 d'Italia. Da lunedì prossimo sarà Paolo Lorenzi il nuovo capofila del tennis di casa nostra. Dal quale Fognini dovrebbe imparare che il tennis è disciplina mentale e fisica, non solo genio.
Peccato per Alessandro Giannessi, che ha perso (6-1 7-6 7-5) ma tutt'altro che sfigurato con la testa di serie numero 3 del torneo, Stan Wawrinka. Lo spezzino, smaltiti nel primo set gli effetti dell'impatto con la vastità del Louis Armstrong Stadium e della responsabilità di non sfigurare contro il vincitore di due Slam, ha poi disputato due eccellenti set, andando avanti per 3-1 nel secondo grazie all'efficacia del suo dritto da mancino e cedendo solo al tie break. Nel terzo set ha mostrato grinta e capacità tecniche notevoli . Fino all'undicesimo game non ha mai perso contatto con lo svizzero. Poi le accelerazioni di Stan hanno fatto la differenza. Il mio consiglio al ragazzo, che è giusto entri nel giro della nazionale di Barazzutti, è di prenotare qualche lezione/colloquio con Lorenzi, che ha nove anni più di lui. Perché potrebbe servire a convincerlo che il meglio della sua carriera potrebbe cominciare da Flushing Meadows 2016.
Twitter@claudiogiua