Il giorno di Ognissanti del 2004 Novak Djokovic tenta a 17 anni e mezzo l'avventura del Challenger indoor di Aachen, antica città della Renania-Vestfalia che noi italiani chiamiamo Aquisgrana e i francesi Aix-la-Chapelle. Poco più che esordiente, "Nole" deve azzeccare il terno al lotto delle qualificazioni se vuole far strada nel torneo. Viene messo in campo per il primo incontro della giornata contro il tedesco Lars Uebel, 24 anni, al quale rifila un beneaugurante 6-3 6-2. Poche ore dopo, nuovo match contro un altro tedesco, Alexander Flock, 21 anni, che non immagina quale severa lezione lo attende: 6-0 6-3. Avanti un altro: Markus Hantschk, ovviamente tedesco, 27 anni, eliminato in due rapidi set, 6-3 6-2.
Missione compiuta, tabellone principale raggiunto. Al primo turno del main draw Djokovjc non è fortunato, sembra: il sorteggio l'accoppia a uno svizzero di cui dicono tutti un gran bene, Stanislas "Stan" Wawrinka, poco meno di vent'anni, servizio che sfonda e un rovescio a una mano da manuale. Ancora nessuno lo chiama "The Man", ma il fisico possente e lo stile aggressivo ci sono già. Perfino Stan si deve arrendere alla legge del più forte, che è lo smilzo ragazzetto venuto da Belgrado. È un 6-2 6-3 del quale forse Nole non conserva memoria. Wawrinka scommetto di sì. Per la cronaca, "The Joker" - soprannome ancora da inventare - passerà i turni successivi e in finale troverà Lars Burgsmuller, classe 1975, esperto giramondo, uno che ha bazzicato Slam e Masters 1000 seppure da comparsa, uno talmente forte da strappare il secondo set prima di arrendersi alla strapotenza dell'imberbe avversario (6-4 3-6 6-4). Sono, per capirci, gli anni in cui il clan Djokovic chiede soldi ai coach per "l'onore e l'opportunità di allenare il piccolo fenomeno".
Tra Aquisgrana 2004 a Flushing Meadows 2016 ci sono altre venticinque sfide tra Nole e Stan. Dal 2006 di una finale persa a Umago al 2014 della cocente sconfitta in semifinale agli Australian Open, il serbo lascia raramente qualche set allo svizzero. Quindici mesi fa arriva tuttavia proprio a spese di Nole la seconda clamorosa vittoria di Stan in uno Slam, al Roland Garros (la prima se l'era guadagnata battendo Rafael Nadal a Melbourne nel 2014). C'è una foto che immortala, quel giorno, il serbo chino a meditare su come si possa consegnare per 4-6 6-4 6-3 6-4 una finale a uno dei giocatori che meglio conosce. Nel bilancio dei confronti, fino a ieri sera, erano 22 i successi di Djokovic contro i 4 di Wawrinka.
Alle 16.20 di una domenica che è il quindicesimo anniversario di un giorno che chiunque ricorda con dolore (gli organizzatori hanno voluto un enorme 9/11/01 a lato del rettangolo nell'Arthur Ashe Stadium, visibile in mondovisione durante gli scambi) The Joker e The Man si scaldano per la prima finale comune sul veloce degli UsOpen. Per il numero 1 al mondo è la settima finale qui a Flushing Meadows, per il numero 3 è un esordio assoluto. Il primo set è nel segno del lungo inseguimento da parte di Wawrinka, brekkato in apertura, che si concretizza all'ultima chance. Si va al tie break, durante il quale entrambi sfoggiano pezzi di virtuosismo tennistico. Stan è però molto più falloso, così Nole prevale nettamente.
Tennis, Us Open: trionfa Wawrinka, Djokovic ko
Lo svizzero Stan Wawrinka ha battuto il serbo Novak Djokovic nella finale maschile degli Us Open, aggiudicandosi il titolo in quattro set. Trentun'anni, terzo nella classifica mondiale, Wawrinka ha così conquistato il suo terzo slam in carriera dopo l'Open d'Australia del 2014 e il Roland Garros del 2015.
A tratti è una bella finale che mi fa pentire d'aver pensato e detto, nei giorni scorsi, che il circo ha bisogno di ricambi giovani e competitivi quanto lo era, dieci anni fa, gente come Djokovic e Wawrinka. Eppure gli errori risultano talvolta troppi per due campioni. In particolare, lo standard di qualità del gioco di Novak resta al di sotto del suo solito. Il secondo set è equilibrato e perfino soporifero finché Stan non accelera e si porta sul 3-1 approfittando del calo di rendimento di Nole al servizio. Parti ribaltate, ora è il serbo a inseguire e a riacciuffare l'avversario sul 4 pari. Poi The Man riprende il largo e chiude sul 6-4.
Il tema del match resta la sfida di bordate con i piedi piazzati oltre la linea di fondo. Rare le discese a rete. Non ha alcun effetto il doppio dei minuti passati in campo da Wawrinka in questi UsOpen che Djokovic ha attraversato in scioltezza in conseguenza dei due ritiri e un forfait dei contendenti. Nel terzo set Stan riprova con successo ad andarsene in fuga, grazie alla felicità dei suoi passanti, che fanno inferocire Nole, fogniniamente impegnato a scambiare incomprensibili battute con il suo angolo. Il copione del secondo set si ripete, con soltanto un giro di servizi in più: il serbo recupera, lo svizzero sfrutta gli errori dell'avversario e coglie l'ultimo break possibile prima del tie break: 7-5.
Il pubblico capisce che Djokovic è in difficoltà e lo incoraggia. Si muove pesantemente, non riesce a caricare il servizio. Nel quarto set va sotto per 3-0 e rischia il 4-0, che evita. Chiede l'intervento del fisioterapista anche se, sul 3-1, non è previsto il cambio di campo: "Sono le nuove regole", spiega il giudice arbitro. Lunga medicazione degli alluci destro e sinistro, mentre Wawrinka frigge nell'attesa. Alla ripresa, Nole ha tre palle di break, che spreca. Piazzato a ridosso della linea di fondo, The Man conduce le danze. Al cambio sul 5-2, il piede destro di Djokovic, sanguinante, ridiventa il protagonista della diretta globale. Il dolore fa audience. È l'epilogo: con gli ultimi vincenti (saranno 46 contro 30 nel conteggio di fine gara) Wawrinka si prende il set per 6-3 e incassa i tre milioni e mezzo di dollari che vanno al titolare degli UsOpen 2016.
Dopo dodici anni, Stan vendica la sconfitta subita per mano di un ragazzetto strafottente ad Aquisgrana. Con gli interessi: due Slam persi in finale in altrettanti anni (Parigi 2015 e New York adesso) fanno più male di un Challenger ceduto al primo turno qualche era geotennistica fa, no? Twitter @claudiogiua