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Perché Nole deve vincere le Finals

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L'anno che ha cambiato il mondo del tennis maschile si chiude con due fatti che segnalano fenomeni irreversibili e con altrettanti quesiti ai quali le ATP World Tour Finals daranno risposte che diventeranno temi portanti nella stagione 2017. Il primo fatto è l'uscita dai Top Ten, dopo 736 settimane di permanenza, di Roger Federer, che si avvia a compiere 36 anni il prossimo agosto. Il secondo è il mancato ritorno ai vertici ATP di Rafael Nadal, che compirà 31 anni il 3 giugno e a lungo, in un passato ormai lontano, ha sottratto successi, serenità e sonno allo svizzero. Entrambi hanno avuto un 2016 deludente, costellato dagli infortuni. Roger non ha conquistato nemmeno un titolo, lo spagnolo solo quelli in palio nella settimana a cavallo di metà aprile melle città raggiungibili dalla sua Manacor in meno di un'ora di volo, che sono Monte Carlo e Barcellona. Né Roger né Rafa sono tra gli otto protagonisti del supertorneo londinese cominciato oggi. Il primo quesito è ineludibile: chi sarà l'uomo da battere a partire dagli Australian Open di gennaio? Novak Djokovic, mattatore assoluto dell'ultimo quinquennio, trionfatore nel 2016 a Melbourne e Parigi, poi sprofondato in una crisi motivazionale per lui senza precedenti? Oppure Andy Murray, che ha ripetuto il suo fantastico 2012 con l'accoppiata Olimpiadi/Slam e la sola differenza migliorativa, quest'anno, di aver vinto a Wimbledon anziché a Flushing Meadows? Il secondo quesito è il solito da troppo tempo: ci sono un paio di giovani under 26 destinati a sostituire stabilmente tra i Top Four gli assenti giustificati Federer e Nadal? In questa stagione si sono occasionalmente spinti fin lassù il giapponese Kei Nishikori, che per 72 ore non centrò l'obiettivo di nascere negli anni novanta, e Milos Raonic, canadese, 26 anni a dicembre.

Potrebbe arrivarci presto l'austriaco Dominic Thiem, classe 1993, ingresso last minute alle Finals grazie al forfait del maiorchino. Nick Kyrgios, 21 anni in aprile, attualmente 13 del ranking mondiale, è apparso talvolta irresistibile ma spesso incostante, mentre dà mostra d'essere sicuro di sé Alexander Zverev, tedesco, 20 anni in aprile, ATP 24. Nell'O2 Arena che s'affaccia sul Tamigi si sono affrontati oggi in apertura di torneo il serbo campione uscente - numero 1 al mondo fino alla recente detronizzazione per mano di Murray, s'è preso le ultime quattro edizioni delle Finals - e l'esordiente di Wiener Neustadt. Sfida a sé stesso più che all'avversario sia per Nole sia per Dominic. Il numero 2 ATP deve ritrovare gioco e fiducia e, soprattutto, la consapevolezza che un calo di desiderio è fisiologico anche nel tennis. Thiem intende partire da qui per trasformare i suoi fondamentali, tecnicamente perfetti, in vincenti che gli garantiscano risultati d'eccellenza anche sulle superfici veloci. Il primo set è stato dunque per entrambi autoreferenziale. Scambi lunghi, accelerazioni frequenti, discese a rete sempre ad alto tasso di rischio hanno intessuto una trama di gioco spettacolare.

Nessuno ha preso il largo e anche il tie break ha vissuto l'alternanza delle occasioni colte o perdute. La maggiore concentrazione ha premiato Thiem (8-10 il risultato del tie break), che poi ha pagato lo sforzo con un secondo set inconsistente (6-0 in 23 minuti) e un terzo appena un po' più combattuto (6-2). Rispetto agli ultimi match, in particolare quello vinto a fatica con Dimitrov e il successivo perso con Cilic a Parigi Bercy, ho avuto oggi la sensazione che Djokovic stia ritrovando il killing instinct sul quale ha basato gran parte dei risultati in carriera. Gli assenti segnano queste Finals tanto quanto i presenti, che oltre a Djokovic e Thiem sono Murray, Wawrinka, Raonic, Nishikori, Monfils e Cilic. Senza Federer, sempre protagonista alle Finals, e senza Nadal è verosimile che le audience televisive globali perdano quote. Il tennis ha bisogno di giocatori che appassionino e facciano innamorare, di personaggi che trasmettano valori positivi. Murray è troppo nordico e scostante per potersi proporre come un eroe popolare fuori dal Regno Unito. Djokovic ha perso un po' del proprio appeal da quando scherza meno, s'incupisce di frequente, gestisce con qualche difficoltà i rapporti con la famiglia che ha creato da poco. Ma resta lui l'attrazione principale del Grande Tennis. Da cacciatore s'è scoperto cacciagione, e non gli piace. Ha bisogno di rimettere al suo posto Andy l'impertinente, che a sua volta non ha alcuna voglia di cedere lo scettro appena conquistato. Per tornare a essere il mattatore, Nole è disposto a tutto, persino a mettersi nelle mani di Pepe Imaz, ex tennista ora motivatore molto discusso e tuttavia altrettanto stimato nel giro ATP. Per questo deve assolutamente vincere queste Finals.