✕

L'Italia dei vecchietti

2 minuti di lettura
La Svizzera e Melbourne sono agli antipodi. Entrambe sono una via di mezzo tra il melting pot e la Babele. Quattro lingue ufficiali e uno straordinario predominio tennistico da inizio millennio, è il paese delle banche e della cioccolata a regalare le prime emozioni di fine giornata allo Slam che apre il 2017. Soffre il vincitore del 2014 Stan Wawrinka, costretto al quinto set (4-6 6-4 7-5 4-6 6-4) dal coriaceo slovacco Martin Klizan, 27 anni, numero 34 al mondo. Fatica più dell'atteso anche Roger Federer, che a Melbourne aveva trionfato nel 2004, nel 2006, nel 2007 e nel 2010: contro il pari età (1981) Jurgen Melzer, austriaco, che viene segnalato intorno a quota 300 nella classifica ATP ed è entrato nel tabellone principale dalle qualificazioni, l'ex numero 1 è costretto a battersela ad armi pari nel primo e nel secondo set per poi prendere il largo e chiudere 7-5 3-6 6-2 6-2 in 2 ore e 5 minuti.
 
Due settimane fa avevo visto il pi&ug…
La Svizzera e Melbourne sono agli antipodi. Entrambe sono una via di mezzo tra il melting pot e la Babele. Quattro lingue ufficiali e uno straordinario predominio tennistico da inizio millennio, è il paese delle banche e della cioccolata a regalare le prime emozioni di fine giornata allo Slam che apre il 2017. Soffre il vincitore del 2014 Stan Wawrinka, costretto al quinto set (4-6 6-4 7-5 4-6 6-4) dal coriaceo slovacco Martin Klizan, 27 anni, numero 34 al mondo. Fatica più dell'atteso anche Roger Federer, che a Melbourne aveva trionfato nel 2004, nel 2006, nel 2007 e nel 2010: contro il pari età (1981) Jurgen Melzer, austriaco, che viene segnalato intorno a quota 300 nella classifica ATP ed è entrato nel tabellone principale dalle qualificazioni, l'ex numero 1 è costretto a battersela ad armi pari nel primo e nel secondo set per poi prendere il largo e chiudere 7-5 3-6 6-2 6-2 in 2 ore e 5 minuti.
 
Due settimane fa avevo visto il più amato dei tennisti perdere di misura (6-7 7-6 6-7) alla Hopman Cup per mano del più talentuoso degli under 20, il russotedesco Alexander Zverev. Era il suo secondo match dopo lo stop di sei mesi per i problemi al ginocchio sinistro e m'era piaciuto l'approccio sia tecnico sia caratteriale. Oggi m'è sembrato ancora più sicuro e rinfrancato. Più di me saranno tranquillizzati gli organizzatori del torneo, per i quali un Federer competitivo vale, in termini di audience globale, come due Andy Murray.
 
Il Melbourne Park è più melting pot che Babele, nonostante i tempi poco inclini all'integrazione anche da queste parti. Spunta qualche israeliano a sostenere Dudi Sela mentre poco lontano un chiassoso gruppo di tunisini fa il tifo per Malek Jaziri. Perfino il dominicano Victor Estrella Burgos s'è portato una piccola claque personale. Migliaia di cinesi turnano sui campi dove sono impegnate le loro ragazze, tra qualche anno prevedibili dominatrici del tennis. Gli Australian Open sono il torneo forse più multietnico di tutti, soprattutto il lunedì e il martedì della prima settimana. È come sempre folto il gruppo dei rappresentanti dei paesi dell'Unione Europea compresi Cipro e Lussemburgo, dell'ex impero sovietico con gli ex satelliti, dell'intero Nord e di due terzi del Sud e Centro America, più parecchio estremo Oriente, l'Australia in forze e un tocco d'Africa. L'italiano è la lingua semiufficiale perché Melbourne è stata per decenni ed è tuttora la meta di quote rilevanti di nostri connazionali in cerca di futuro. Che non sono in pochi, oggi, a suonare la carica per quintetto di ultraveterani azzurri in tabellone, e gli va quasi bene. Perfino meglio di quanto Carlo Annovazzi e io, chiacchierando ieri, avevamo previsto.
 
A metà pomeriggio, sotto un sole inclemente, sembra mettersi malissimo. Fuori subito (1-6 6-7) Roberta Vinci, 34 anni tra un mese, perché la newyorkese Coco Vandeweghe, 25 anni, è un'ottima doppista che sta scalando il ranking WTA del singolare (è già potenzialmente la numero 31) esattamente come la tarantina aveva fatto sette o otto anni fa; un infortunio all'inguine rimanda a casa Luca Vanni, quasi 32 anni, peraltro a confronto con l'inaccessibile Top Ten ceco Tomas Berdych (1-6 in 32 minuti); la passione di Francesca Schiavone, che s'avvia a compiere 37 anni, s'infrange per 2-6 4-6 contro l'esuberanza fisica di Julia Baserup, classe 1991, californiana numero 119 al mondo.
 
Poi tocca agli ultimi due "aged players", come dice il telecronista inglese di Eurosport, e il morale risale: Paolo Lorenzi, classe 1981, attualmente numero 1 d'Italia in quanto 43 al mondo, opposto a James  Duckworth, australiano di Sidney, 25 anni, ATP 107, e Andreas Seppi, 33 anni il mese prossimo, precipitato a quota 89 nel ranking dopo una stagione molto sfortunata, a confronto con il francese Paul-Henry Mathieu, 1982, ATP 75. Due match giocati in contemporanea e praticamente fotocopia, 6-4 7-6 6-7 i primi tre set, con Paolo che prevale per 6-4 al quarto e Andreas che deve giocare due game in più (7-5). Ho seguito solo la partita del senese che mi ha impressionato per determinazione e acume tattico. Se abbiamo qualche carta da far valere in Davis a Buenos Aires tra una ventina di giorni, è nelle sue mani.