Il grande tennis ha nelle sorprese la propria essenza spettacolare, perché la vittoria di un favorito rassicura ma non eccita, mentre la sua sconfitta fa notizia in quanto inattesa. E' il contrario di quanto accade all'underdog, quello che scende in campo avendo meno da perdere: se le busca, poco male; se gli riesce l'impresa, sono fuochi artificiali. Fabio Fognini è l'eccezione. Sorprende sempre, sia che vinca da favorito sia che perda da sfavorito. Perché in campo mette il suo gioco e tutto il resto: ci mette la vita, il carattere, i difetti oltre che le grandi qualità. Ora che è quasi padre, si scopre tranquillo e sicuro di sé e cancella dal tabellone degli Australian Open la testa di serie numero 28 Feliciano Lopez, 35 anni, dal quale era stato sconfitto nelle sole due precedenti occasioni, a Flushing Meadows 2015 e a Wimbledon l'anno scorso. Il risultato è netto: 7-5 6-3 7-5 in due ore e tre minuti.
Oltre a non litigare nemmeno con un raccattapalle - e questo è di per sé una sorpresa - il ligure ha giocato come non faceva da tempo. È stato implacabile con le palle di servizio, che spesso gli hanno consentito di prendersi il punto in poco più di due minuti. Molto attento e rapido nel cambiare ritmo, ha perforato Lopez con frequenti passanti e anche con depressivi lob, acclamati dal pubblico in larga misura schierato a suo favore. Ha solo difettato nel killing instinct nell'undicesimo e dodicesimo game del terzo set, quando ha sprecato sette degli otto match point conquistati. Al conto finale, i suoi punti sono risultati 122 contro 92, a dimostrazione di una superiorità davvero inattesa.
Sorprende, per com'è arrivato, anche il successo di Sara Errani, precipitata a fine anno al numero 43 del ranking WTA nonostante in febbraio avesse alzato il trofeo più importante della carriera, il Premier di Dubai. Opposta alla giapponese Risa Ozaki, 22 anni, WTA 93, la finalista del Rolanda Garros 2012 è cresciuta strada facendo. Tanto il primo set (7-5) è stato incerto e altalenante quanto il secondo (6-1) ha mostrato l'ex numero 1 d'Italia, che ad aprile compirà 30 anni, determinata e consapevole dei propri mezzi. Per come l'ho vista, non mi stupirei se la romagnola riuscisse a fare strada qui a Melbourne.
Mancata d'un soffio la terza sorpresa sul campo 13. Protagonista Camila Giorgi, quella che "ha mostrato di essere priva dei principi morali ed etici che chiediamo ai nostri tesserati. Siamo due
razze diverse, ne prendiamo atto". La sentenza di fine 2016 del presidente della FIT è passata in giudicato, dunque inappellabile. L'anno scorso la ragazza nata a Macerata e, soprattutto, l'onnipresente padre-coach Sergio avevano deciso di non presentarsi al match di FedCup contro la Spagna per non interrompere una stagione peraltro non felicissima. Una scorrettezza e uno sgarbo, non c'è dubbio. Federer, prima di diventare Federer, mai ha saltato una convocazione della sua nazionale. Angelo Binaghi, sardissimo nonostante il cognome brianzolo, se l'è segnata. A ogni buon conto Tathiana Garbin sta parlando con il clan Giorgi per verificare se c'è qualche possibilità di una Canossa che riporti Camila nel team azzurro. Vederla combattere e perdere 4-6
6-3 5-7 oggi contro Timea Bacsinzky, 28 anni a giugno, WTA 15, ha sicuramente convinto la "capitana" appena nominata che la missione impossibile vale la pena d'essere tentata. L'italo-argentina
ha giocato come sempre, sparando violente bordate da tutte le posizioni e difettando in intelligenza tattica e strategica, ma prima di cedere ha annullato tre match point della svizzera e, sempre nel
terzo set, aveva recuperato due break. Insomma, la vittoria non è stata servita su un piatto d'argento alla numero 1 svizzera.
Camila ha la possibilità di mettere in difficoltà qualsiasi avversaria e l'Italia di FedCup ha bisogno di lei. Sempre che ad accompagnarla non ci sia Sergio, che con il suo atteggiamento in campo (troppi inutili o addirittura contraddittori suggerimenti, scene di disperazione su ogni punto perso, tendenza negativa segnalata dai continui "…è finita!") contribuisce a innervosire la figlia. Che non ne ha bisogno.
Twitter @claudiogiua
Oltre a non litigare nemmeno con un raccattapalle - e questo è di per sé una sorpresa - il ligure ha giocato come non faceva da tempo. È stato implacabile con le palle di servizio, che spesso gli hanno consentito di prendersi il punto in poco più di due minuti. Molto attento e rapido nel cambiare ritmo, ha perforato Lopez con frequenti passanti e anche con depressivi lob, acclamati dal pubblico in larga misura schierato a suo favore. Ha solo difettato nel killing instinct nell'undicesimo e dodicesimo game del terzo set, quando ha sprecato sette degli otto match point conquistati. Al conto finale, i suoi punti sono risultati 122 contro 92, a dimostrazione di una superiorità davvero inattesa.
Sorprende, per com'è arrivato, anche il successo di Sara Errani, precipitata a fine anno al numero 43 del ranking WTA nonostante in febbraio avesse alzato il trofeo più importante della carriera, il Premier di Dubai. Opposta alla giapponese Risa Ozaki, 22 anni, WTA 93, la finalista del Rolanda Garros 2012 è cresciuta strada facendo. Tanto il primo set (7-5) è stato incerto e altalenante quanto il secondo (6-1) ha mostrato l'ex numero 1 d'Italia, che ad aprile compirà 30 anni, determinata e consapevole dei propri mezzi. Per come l'ho vista, non mi stupirei se la romagnola riuscisse a fare strada qui a Melbourne.
Mancata d'un soffio la terza sorpresa sul campo 13. Protagonista Camila Giorgi, quella che "ha mostrato di essere priva dei principi morali ed etici che chiediamo ai nostri tesserati. Siamo due
razze diverse, ne prendiamo atto". La sentenza di fine 2016 del presidente della FIT è passata in giudicato, dunque inappellabile. L'anno scorso la ragazza nata a Macerata e, soprattutto, l'onnipresente padre-coach Sergio avevano deciso di non presentarsi al match di FedCup contro la Spagna per non interrompere una stagione peraltro non felicissima. Una scorrettezza e uno sgarbo, non c'è dubbio. Federer, prima di diventare Federer, mai ha saltato una convocazione della sua nazionale. Angelo Binaghi, sardissimo nonostante il cognome brianzolo, se l'è segnata. A ogni buon conto Tathiana Garbin sta parlando con il clan Giorgi per verificare se c'è qualche possibilità di una Canossa che riporti Camila nel team azzurro. Vederla combattere e perdere 4-6
6-3 5-7 oggi contro Timea Bacsinzky, 28 anni a giugno, WTA 15, ha sicuramente convinto la "capitana" appena nominata che la missione impossibile vale la pena d'essere tentata. L'italo-argentina
ha giocato come sempre, sparando violente bordate da tutte le posizioni e difettando in intelligenza tattica e strategica, ma prima di cedere ha annullato tre match point della svizzera e, sempre nel
terzo set, aveva recuperato due break. Insomma, la vittoria non è stata servita su un piatto d'argento alla numero 1 svizzera.
Camila ha la possibilità di mettere in difficoltà qualsiasi avversaria e l'Italia di FedCup ha bisogno di lei. Sempre che ad accompagnarla non ci sia Sergio, che con il suo atteggiamento in campo (troppi inutili o addirittura contraddittori suggerimenti, scene di disperazione su ogni punto perso, tendenza negativa segnalata dai continui "…è finita!") contribuisce a innervosire la figlia. Che non ne ha bisogno.
Twitter @claudiogiua