Per Novak è buio pesto
Cinque match vinti sui cinque disputati in passato, una superiorità nettissima certificata dai dodici set conquistati sui tredici complessivi e dai 75 game contro i 36 sommati dall'avversario. Con un record così chiunque sarebbe sceso in campo con la convinzione che la partita, per quanto da non sottovalutare, sarebbe stata una scaramuccia, nulla di più. Invece per Novak Djokovic - numero 2 al mondo, un anno fa campione degli Australian Open per la sesta volta - il secondo turno contro Denis Istomin nella Rod Laver Arena è risultato una Caporetto, una disfatta senza precedenti. Per il russo di Orenburg naturalizzato uzbeko, 30 anni, ora 117 ATP ma 33 nel 2012, si tratta del più significativo successo di una carriera molto lunga, ottenuto perdipiù in rimonta: 7-6 5-7 2-6 7-6 6-4. Il marchio delle difficoltà attuali di Djokovic è nei due tie break ceduti al primo e quarto set: credo non gli fosse mai accaduto in precedenza con …
Cinque match vinti sui cinque disputati in passato, una superiorità nettissima certificata dai dodici set conquistati sui tredici complessivi e dai 75 game contro i 36 sommati dall'avversario. Con un record così chiunque sarebbe sceso in campo con la convinzione che la partita, per quanto da non sottovalutare, sarebbe stata una scaramuccia, nulla di più. Invece per Novak Djokovic - numero 2 al mondo, un anno fa campione degli Australian Open per la sesta volta - il secondo turno contro Denis Istomin nella Rod Laver Arena è risultato una Caporetto, una disfatta senza precedenti. Per il russo di Orenburg naturalizzato uzbeko, 30 anni, ora 117 ATP ma 33 nel 2012, si tratta del più significativo successo di una carriera molto lunga, ottenuto perdipiù in rimonta: 7-6 5-7 2-6 7-6 6-4. Il marchio delle difficoltà attuali di Djokovic è nei due tie break ceduti al primo e quarto set: credo non gli fosse mai accaduto in precedenza con un giocatore del livello di Istomin.
Nole farà fatica ad accettare l'anticipatissima uscita di scena dal "suo" torneo. Quanti gli stanno accanto, a cominciare da Marian Vajda, stanno da tempo interrogandosi su quanto gli è accaduto dopo il Roland Garros 2016, l'unico Slam che non aveva mai vinto in precedenza. Per ora difettano di risposte. Di certo, a pochi mesi dal trentesimo compleanno qualche meccanismo della perfetta macchina psicofisica di Djokovic s'è inceppato. La rinuncia al coaching di Boris Becker, annunciata a fine stagione, non ha migliorato la situazione. Le voci su problemi con la moglie Jelena, dalla quale ha avuto un figlio, Stefan, continuano a inseguirlo. L'estate scorsa aveva ammesso qualcosa: "Tutti noi abbiamo questioni personali da affrontare e risolvere". Anche questo influisce sul suo equilibrio. O forse, semplicemente, il serbo più famoso e ricco s'è stancato di essere l'uomo da battere. Sempre e ovunque.
Il mio amico Giovanni ha un'altra ipotesi che non riguarda solo Djokovic ma l'intero sistema del Grande Tennis. Riguarda la riduzione delle differenze di livello agonistico tra i 150 giocatori più forti. La dimostrazione sta nei numeri. L'attuale numero 101 al mondo, l'americano Jared Donaldson, somma 596 punti ATP mentre nel 2007 al ceco Jiri Vanek bastavano 424 punti per presidiare la stessa posizione: allora 596 punti avrebbero garantito un posizionamento intorno a quota 60-65. È evidente che dietro questo allineamento di valori ci sono la fine del predominio dei Fab Four e, insieme, la crescita della qualità media del circuito. Ogni match, oggi, mette a rischio il cammino dei favoriti più di una volta. Un fenomeno simile è presente da tempo nel circuito femminile, dove accade senza drammi né stupori - come oggi - che la veterana Mirjana Lucic-Baroni, classe 1982, numero 79 WTA, batta in due set (6-3 6-2) la numero 3 Agnieszka Radwanska.
Resta il fatto, per tornare a Djokovic-Istomin, che il serbo oggi ha dato la sensazione di non saper entrare in partita. Troppi gli errori non forzati soprattutto di diritto, troppe le incertezze sul servizio, troppe le risposte corte che hanno consentito all'uzbeko di chiudere con frequenza gli scambi da metà campo. Rispetto al passato, oggi Nole è un avversario contendibile per decine di Top 100.
Per noi italiani il secondo turno di Melbourne si chiude con un bilancio in chiaroscuro. Dopo Andreas Seppi che ha fatto il miracolo con Nick Kyrgios, Fabio Fognini, ATP 48, ha lottato per cinque set ma alla fine ha dovuto cedere al francese Benoit Paire, ATP 47. Match senza una linea coerente, con un l'alternanza serrata di rendimento e predominio, come certifica il risultato finale (7-6 4-6 6-3 3-6 6-3). Il dato positivo è la tenuta nervosa di Fabio, al quale sembra fare bene il coaching dell'argentino Franco Davin oltre che quello, da lontano, della moglie Flavia Pennetta. Sara Errani, opposta alla russa Ekaterina Makarova, s'è invece ritirata quand'era sotto per 6-3 3-2 a causa del riacutizzarsi del dolore alla gamba destra che la affligge da tempo. Improbabile, a questo punto, che la romagnola possa essere in campo in febbraio per la sfida di FedCup con le slovacche.
Twitter @claudiogiua
Nole farà fatica ad accettare l'anticipatissima uscita di scena dal "suo" torneo. Quanti gli stanno accanto, a cominciare da Marian Vajda, stanno da tempo interrogandosi su quanto gli è accaduto dopo il Roland Garros 2016, l'unico Slam che non aveva mai vinto in precedenza. Per ora difettano di risposte. Di certo, a pochi mesi dal trentesimo compleanno qualche meccanismo della perfetta macchina psicofisica di Djokovic s'è inceppato. La rinuncia al coaching di Boris Becker, annunciata a fine stagione, non ha migliorato la situazione. Le voci su problemi con la moglie Jelena, dalla quale ha avuto un figlio, Stefan, continuano a inseguirlo. L'estate scorsa aveva ammesso qualcosa: "Tutti noi abbiamo questioni personali da affrontare e risolvere". Anche questo influisce sul suo equilibrio. O forse, semplicemente, il serbo più famoso e ricco s'è stancato di essere l'uomo da battere. Sempre e ovunque.
Il mio amico Giovanni ha un'altra ipotesi che non riguarda solo Djokovic ma l'intero sistema del Grande Tennis. Riguarda la riduzione delle differenze di livello agonistico tra i 150 giocatori più forti. La dimostrazione sta nei numeri. L'attuale numero 101 al mondo, l'americano Jared Donaldson, somma 596 punti ATP mentre nel 2007 al ceco Jiri Vanek bastavano 424 punti per presidiare la stessa posizione: allora 596 punti avrebbero garantito un posizionamento intorno a quota 60-65. È evidente che dietro questo allineamento di valori ci sono la fine del predominio dei Fab Four e, insieme, la crescita della qualità media del circuito. Ogni match, oggi, mette a rischio il cammino dei favoriti più di una volta. Un fenomeno simile è presente da tempo nel circuito femminile, dove accade senza drammi né stupori - come oggi - che la veterana Mirjana Lucic-Baroni, classe 1982, numero 79 WTA, batta in due set (6-3 6-2) la numero 3 Agnieszka Radwanska.
Resta il fatto, per tornare a Djokovic-Istomin, che il serbo oggi ha dato la sensazione di non saper entrare in partita. Troppi gli errori non forzati soprattutto di diritto, troppe le incertezze sul servizio, troppe le risposte corte che hanno consentito all'uzbeko di chiudere con frequenza gli scambi da metà campo. Rispetto al passato, oggi Nole è un avversario contendibile per decine di Top 100.
Per noi italiani il secondo turno di Melbourne si chiude con un bilancio in chiaroscuro. Dopo Andreas Seppi che ha fatto il miracolo con Nick Kyrgios, Fabio Fognini, ATP 48, ha lottato per cinque set ma alla fine ha dovuto cedere al francese Benoit Paire, ATP 47. Match senza una linea coerente, con un l'alternanza serrata di rendimento e predominio, come certifica il risultato finale (7-6 4-6 6-3 3-6 6-3). Il dato positivo è la tenuta nervosa di Fabio, al quale sembra fare bene il coaching dell'argentino Franco Davin oltre che quello, da lontano, della moglie Flavia Pennetta. Sara Errani, opposta alla russa Ekaterina Makarova, s'è invece ritirata quand'era sotto per 6-3 3-2 a causa del riacutizzarsi del dolore alla gamba destra che la affligge da tempo. Improbabile, a questo punto, che la romagnola possa essere in campo in febbraio per la sfida di FedCup con le slovacche.
Twitter @claudiogiua