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Elogio del maratoneta

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Fossi un tifoso, vorrei che i miei idoli facessero come l'Andy Murray di questi tempi, che sbriga le sue pratiche in tre set penando appena un po'. Invece con Andreas Seppi è sempre una maratona. Non è uno che si conceda match rapidi e ansiolitici. Anche quando, come oggi, se la cava in quattro set (4-6 6-4 7-6 7-6) riesce a stare in campo oltre tre ore e a prendersi solo due game più dell'avversario. In campo vuole soffrire avendo al suo fianco gli italiani d'Australia, che non sono pochi sugli spalti del numero 3 del Melbourne Park. Un paio d'esempi. Nel terzo set va avanti 2-0 e ha l'opportunità di prendere il largo: macché, s'incasina e si fa raggiungere e superare da Steve Darcis, al quale basta sbagliare il meno possibile per portarsi sul 2-4. Poi Andreas si ricompone, riaccelera, acciuffa il pari all'ultima occasione e dilaga nel tie break. Nel quarto set potrebbe andare sul 5-3 per controllare agevolmente il fi…
Fossi un tifoso, vorrei che i miei idoli facessero come l'Andy Murray di questi tempi, che sbriga le sue pratiche in tre set penando appena un po'. Invece con Andreas Seppi è sempre una maratona. Non è uno che si conceda match rapidi e ansiolitici. Anche quando, come oggi, se la cava in quattro set (4-6 6-4 7-6 7-6) riesce a stare in campo oltre tre ore e a prendersi solo due game più dell'avversario. In campo vuole soffrire avendo al suo fianco gli italiani d'Australia, che non sono pochi sugli spalti del numero 3 del Melbourne Park. Un paio d'esempi. Nel terzo set va avanti 2-0 e ha l'opportunità di prendere il largo: macché, s'incasina e si fa raggiungere e superare da Steve Darcis, al quale basta sbagliare il meno possibile per portarsi sul 2-4. Poi Andreas si ricompone, riaccelera, acciuffa il pari all'ultima occasione e dilaga nel tie break. Nel quarto set potrebbe andare sul 5-3 per controllare agevolmente il finale di partita e, invece, in tre minuti si ritrova sotto 4-5 per colpa di un paio di azzardi a rete. È di nuovo tie break, al termine del quale Darcis schianta sotto il peso di due errori, il primo di diritto e l'ultimo di rovescio. Molto stress e altrettanto divertimento: va bene così.
 
Andreas e Steve hanno in comune l'età (entrambi del 1984, il primo è nato il 28 febbraio, l'altro il 13 marzo) e qualcos'altro: per esempio, nella classifica mondiale cristallizzata a fine 2016 si sono trovati rispettivamente a quota 87 e 86. L'italiano ha però avuto una carriera costante con parecchie soddisfazioni, dalle tre vittorie ATP dei suoi anni migliori, il 2011 e il 2012, agli ottimi risultati negli Slam, dai successi ai danni di Nadal nel secondo turno di Rotterdam nel 2008 e di Federer al terzo turno di Melbourne nel 2015 ai buoni risultati in coppia. Dopo gli esordi molto promettenti (si prende due tornei ATP nel 2007 e 2008), il belga ha collezionato soprattutto infortuni che l'hanno costretto a sottoporsi a  interventi chirurgici alla spalla, alle ginocchia e al polso destro. Al massimo numero 44 nel ranking ATP (2008), ha vissuto iI suo momento magico nel  2013 quando ha eliminato Nadal al primo turno degli Championships di Wimbledon.
 
Ultimo italiano ancora in tabellone, Andreas ha giocato partite migliori di quella di oggi. Patisce sia la fatica accumulata mercoledì, quando ha eliminato l'idolo locale Nick Kyrgios, numero 13 al mondo, sia il gioco a specchio di Darcis, rara avis di rovescio a una mano, che come lui preferisce gli scambi prolungati da fondo campo. Solo raramente riesce a conquistare la metà campo e, da lì, chiudere con il passante. Anche il belga, però, non ottiene granché quando avanza. Per fortuna a sostenere Andreas intervengono il servizio, vincente il 76 per cento delle volte, e il rovescio bimane. In più, Andreas conta sugli effetti dell'ottima preparazione invernale e sulla serenità raggiunta dopo il recente matrimonio.
 
Al quarto turno, che poi sono gli ottavi di finale, Seppi troverà il numero 4 ATP Stan Wawrinka, che ha sconfitto quattro volte in carriera, l'ultima delle quali nel memorabile match di quattro anni fa a Roma nello stadio Nicola Pietrangeli (6-7 7-6 7-6). I due si conoscono perfettamente essendosi affrontati in quattordici occasioni a partire dal 2003, quando, entrambi ragazzini, si diedero battaglia a Lugano. Vinse Andreas, che si ripetè due volte negli anni successivi. Poi lo svizzero divenne un Top Ten a tempo pieno, e la storia prese un'altra piega.
 
Impressionante nella Hisense Arena la prova di forza offerta da Andy Murray, che dopo l'uscita di scena di Djokovic può solo temere che una giornata nera lo fermi nella corsa al titolo. Oltre a una forma spettacolare che lo mette in grado di raggiungere ogni angolo del campo, il numero 1 del mondo appare carico e motivato dalla prospettiva di confermare il primato conquistato nella seconda parte del 2016. Il californiano Sam Querrey, ATP 31, coscritto dello scozzese (1987), riesce a metterlo in difficoltà solo per una breve fase del primo set e alla fine del terzo set. Ma qualche sprazzo di buon gioco del numero 4 USA serve a Murray solo per affinare i propri colpi. Finisce 6-4 6-2 6-4 in meno di due ore.

Twitter @claudiogiua