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L'Olimpo può attendere

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Tutta la vita a entrare in campo con cucito addosso il ruolo del favorito e poi scoprire, a trent'anni e con i capelli che già si diradano, che il favorito sta dall'altra parte della rete, ha undici anni di meno, è arrogante e affamato di gloria. Rafael Nadal - da un paio d'anni alla ricerca di nuovi equilibri fisico, tecnico e psicologico - non ha però nessuna voglia d'essere citato su Wikipedia come l'ex Fab Four che il 21 gennaio 2017 ha per primo ha aperto, cedendogli in passo davanti al pubblico attentissimo della Rod Laver Arena, ad Alexander Zverev le porte dell'Olimpo del tennis. Quindi si concentra, soffre, imbastisce una partita quasi perfetta e riacquista la totale fiducia nei propri mezzi. Il turno lo passa lui, mentre il tedeschino d'origine russa lascia il campo a testa bassa.
 
Ma è solo questione di tempo. Alex è maturato dalla primavera scorsa quando al quarto turno di Indian Wells fu fermato da Nadal…
Tutta la vita a entrare in campo con cucito addosso il ruolo del favorito e poi scoprire, a trent'anni e con i capelli che già si diradano, che il favorito sta dall'altra parte della rete, ha undici anni di meno, è arrogante e affamato di gloria. Rafael Nadal - da un paio d'anni alla ricerca di nuovi equilibri fisico, tecnico e psicologico - non ha però nessuna voglia d'essere citato su Wikipedia come l'ex Fab Four che il 21 gennaio 2017 ha per primo ha aperto, cedendogli in passo davanti al pubblico attentissimo della Rod Laver Arena, ad Alexander Zverev le porte dell'Olimpo del tennis. Quindi si concentra, soffre, imbastisce una partita quasi perfetta e riacquista la totale fiducia nei propri mezzi. Il turno lo passa lui, mentre il tedeschino d'origine russa lascia il campo a testa bassa.
 
Ma è solo questione di tempo. Alex è maturato dalla primavera scorsa quando al quarto turno di Indian Wells fu fermato da Nadal in tre set pur avendo avuto un match point al servizio. Un'occasione persa che merita d'essere raccontata: Rafa rimise una palla corta che rimbalzò alta, perfetta per essere chiusa al volo eppure il ragazzo di Amburgo, tradito dalla foga, la spense a rete. Anche oggi fa troppi errori così, ma meno di quanti ne sommasse in una partita solo alcuni mesi fa. Cresciuto da allora nella gestione strategica del gioco, di Alex impressionano l'efficacia delle risposte al servizio e il potente rovescio di rado difensivo e spesso risolutivo. Ha invece enormi margini di miglioramento sotto rete, dov'è talvolta poco reattivo e insufficiente nel tocco di fino. Dall'alto del metro e 98 centimetri, il suo servizio resta l'arma letale, anche se - leggo sul sito degli Australian Open - non gli ha reso a sufficienza nei primi due turni perché l'effetto dei 26 ace è risultato depotenziato dai 16 doppi falli (oggi alla fine saranno 19 contro 11, in un rapporto tutt'altro che ottimale).
 
Perso il primo set per 4-6 per colpa del proprio atteggiamento agonisticamente timido, il maiorchino ritrova colpi e autorevolezza nel secondo set, chiuso sul 6-2. Il terzo set è veloce ed equilibrato, con entrambi i giocatori in zona comfort quando vanno a servire. Ma il tie break, si sa, non è una specialità nadaliana e va giustamente a premiare il tedesco, seppure di misura.
 
L'ex numero 1 sa tuttavia gestire la tensione dello svantaggio meglio di quanto ci riesca il giovanissimo avversario, avanti per due set a uno. La quarta frazione è costellata di errori di Zverev, che sul rovescio continua a risultare devastante mentre con il dritto mette a rete e fuori campo a una media doppia rispetto a Nadal. Che conferma di essere tornato a disporre di un servizio che gli dà sicurezza e di un dritto d'annata con il quale comandare gli scambi. E più gli scambi s'allungano, più salgono le probabilità che Alex sbagli. Il  6-3 è suggellato da un beneaugurante ace di Rafa.
 
Il quinto set mette a dura prova entrambi. Fioccano i break e i controbreak. Alla fine di uno scambio infinito (37 colpi) nel quinto game, Zverev conquista il punto ma lo paga salatamente: da positivo, il passaggio si trasforma nel turning point negativo del suo match. I crampi ai polpacci lo frenano, saltano le strategie e l'Arena s'infiamma. Rafa s'invola e Alex atterra. Finisce 6-2 per il più forte di Spagna.
 
Nadal è la sorpresa più piacevole degli Australian Open 2017. L'attuale numero 9 ATP è un campione ritrovato anche se a tratti gli difetta il killing instinct che ne ha fatto, da quando aveva l'età di Zverev (vittoria al Roland Garros) e per nove anni, il coprotagonista del tennis mondiale al fianco di Federer e poi di Djokovic e Murray. Durante l'autunno e l'inverno ha messo a punto una preparazione fisica perfetta. Il test con il tedesco era quello che gli serviva: la certezza che ormai può affrontare senza timore le maratone degli Slam. Al termine della lunga serata australe Andy Murray, che di sicuro ha visto con il suo staff alcune fasi del match di Rafa, ha qualche motivo di preoccupazione in più.
Twitter @claudiogiua