Non ci sono più invincibili
Alexander detto "Sascha" sarebbe mai diventato il predestinato dominatore del tennis prossimo venturo se non avesse avuto un fratello tanto più grande, Mikhail detto "Mischa", già numero 44 ATP nel 2009 quando lui, finite le elementari, frequentava la Orientierungsstufe ad Amburgo? Quanto lo stimolo della strepitosa entrata in scena di Sascha nel circuito professionistico ha psicologicamente aiutato il più vecchio dei fratelli, classe 1987, a rimettersi in gioco dopo aver di fatto chiuso la carriera nel 2011 per colpa di una serie di infortuni, tanto da precipitare sotto quota 1000 nel ranking mondiale? Sappiamo solo che senza Mischa al fianco, Sascha non sarebbe oggi il numero 21 ATP e che, senza Sascha a sostenerlo, Mischa non avrebbe mai raggiunto gli ottavi di finale nello Slam australiano 2017 e battuto in quattro set lo strafavorito Andy Murray. (Nota per il lettore che mi ha scritto via Twitter per contestare l'uso del diminutivo Mis…
Alexander detto "Sascha" sarebbe mai diventato il predestinato dominatore del tennis prossimo venturo se non avesse avuto un fratello tanto più grande, Mikhail detto "Mischa", già numero 44 ATP nel 2009 quando lui, finite le elementari, frequentava la Orientierungsstufe ad Amburgo? Quanto lo stimolo della strepitosa entrata in scena di Sascha nel circuito professionistico ha psicologicamente aiutato il più vecchio dei fratelli, classe 1987, a rimettersi in gioco dopo aver di fatto chiuso la carriera nel 2011 per colpa di una serie di infortuni, tanto da precipitare sotto quota 1000 nel ranking mondiale? Sappiamo solo che senza Mischa al fianco, Sascha non sarebbe oggi il numero 21 ATP e che, senza Sascha a sostenerlo, Mischa non avrebbe mai raggiunto gli ottavi di finale nello Slam australiano 2017 e battuto in quattro set lo strafavorito Andy Murray. (Nota per il lettore che mi ha scritto via Twitter per contestare l'uso del diminutivo Misha senza la c: "Mischa" e "Sascha" così come "Misha" e "Sasha" sono opinabili occidentalizzazioni di "Miša" e "Saša", a loro volta traslitterazioni dal cirillico).
Nella storia degli Slam resterà il fatto che il primo dei figli di Alexander Sr. e Irina Zverev a raggiungere un quarto di finale è proprio Mischa, come nessuno avrebbe immaginato: né il più folle dei bookmaker londinesi né tantomeno Murray, che in carriera aveva sempre vinto contro il tedesco, incontrato due volte a livello under 18 e poi due anni fa a Monaco di Baviera. Mischa ha un gioco che ha poco in comune con quello del fratello perché è un po' démodé, ha come componenti essenziali il serve-and-volley, la volée, lo smash, i cambi di direzione, le palle senza peso, le accelerazioni e le decelerazioni. La sua efficacia sotto rete è inversamente proporzionale a quella di Sascha, che al proposito avrebbe bisogno di un corso intensivo in famiglia. S'era intuito il valore di Mischa a Wimbledon 2008, terzo turno, e agli Internazionali d'Italia del 2009, quando raggiunse i quarti di finale dove incocciò in Federer. Lo ricordo vittorioso sul campo numero 2, a spalti nemmeno completi, e il suo tennis mi piacque molto. Poi, il lunghissimo forzato oblío, durante il quale ha anche pensato di dedicarsi a tempo pieno al coaching.
Con uno così il numero 1 al mondo s'innervosisce presto, va in confusione e continua a rivolgersi all'angolo del suo staff, presidiato dal pietrificato Ivan Lendl, da cui arrivano scarse indicazioni. Perde il primo set per 7-5, rifiata nel secondo (5-7) pur continuando a non capirci nulla, affonda nel terzo (6-2). Nel quarto set Zverev si prende un break in apertura e non si fa più raggiungere (6-4). Incredulo, ha subito parole di affetto per Sascha, che l'ha tirato fuori dal limbo di chi rinuncia a combattere giorno dopo giorno.
Per il vicecampione uscente del Melbourne Park è una sconfitta che lascia il segno perché dimostra che anch'egli, come Novak Djokovic, cacciato dal torneo da Denis Istomin al secondo turno, è "contendibile", cioè alla portata anche di giocatori con classifica ATP oltre il trentesimo posto. Ne è consapevole e se ne preoccupa: "Dopo i sette mesi migliori della mia carriera, sono deluso", dice dopo il match. Sia Andy, qui cinque volte finalista, sia Nole, sei volte vincitore, devono ripartire dalle lezioni subite agli AO per rimettere sui binari una stagione nata male.
Chi non ha alcuna ragione per scoprirsi deluso è Andreas Seppi, al quale non basta sfoggiare un tennis strepitoso per ribaltare il pronostico infausto nel match contro il numero 4 ATP Stan Wawrinka. L'altoatesino non sbaglia alcunché se non farsi scappare il dodicesimo game del terzo set, quando va a servire mentre è avanti per 5-6. Sprecata la chance, sul 6 pari si ripete pari pari la situazione dei due primi set. Lo svizzero, dominando tre volte su tre il tie break, conferma che il servizio vincente pesa, nei bilanci delle sue ultime stagioni, per un buon cinquanta per cento.
Carico a mille (quando mai lo abbiamo visto autoincitarsi con tanta insistenza dopo ogni punto conquistato?), in piena disponibilità di tutti i colpi migliori a cominciare dal servizio, consapevole che questo Slam può essere ora alla sua portata, Roger Federer doma Kei Nishikori in cinque set (6-7 6-4 6-1 4-6 6-4) nella partita che chiude la sessione serale della Rod Laver Arena. La constatazione che lo svizzero tiene ancora il passo sui match di lunga durata contro tennisti di primissimo piano fa schizzare in su le sue quotazioni. Come sperano decine di milioni di irriducibili fan sparsi ovunque nel mondo. Nei quarti sarà lui a sfidare la sorpresa Mischa.
Al termine della prima giornata degli ottavi di finale di Melbourne s'affacciano alcune domande: senza risposte certe, ça va sans dire. Eccone un paio, precedute da qualche conto. Tenendo conto solo del millesimo - per dirla alla toscana - e non del mese di nascita, la media delle età degli otto in campo è esattamente 30 anni. Gli ultratrentenni sono quattro: in ordine di anzianità, Federer 35, Seppi 32, Wawrinka e Tsonga 31. Sotto media sono Murray e Mischa Zverev 29, Nishikori 27 e Daniels 26. Dieci anni fa gli otto della parte alta del tabellone degli Australian Open furono Federer e Fish che avevano 25 anni, Roddick, Robredo e Ferrer 24, Ancic 22, Gasquet 20, Djokovic, 19: età media sotto i 23. Cos'è successo da allora nel tennis e negli altri sport (lo sci e il ciclismo, per esempio) che vedono spesso prevalere atleti che, un tempo, sarebbero in età da pensione anticipata? Si invecchia meglio o si matura più tardi? O che altro?
Twitter @claudiogiua
Nella storia degli Slam resterà il fatto che il primo dei figli di Alexander Sr. e Irina Zverev a raggiungere un quarto di finale è proprio Mischa, come nessuno avrebbe immaginato: né il più folle dei bookmaker londinesi né tantomeno Murray, che in carriera aveva sempre vinto contro il tedesco, incontrato due volte a livello under 18 e poi due anni fa a Monaco di Baviera. Mischa ha un gioco che ha poco in comune con quello del fratello perché è un po' démodé, ha come componenti essenziali il serve-and-volley, la volée, lo smash, i cambi di direzione, le palle senza peso, le accelerazioni e le decelerazioni. La sua efficacia sotto rete è inversamente proporzionale a quella di Sascha, che al proposito avrebbe bisogno di un corso intensivo in famiglia. S'era intuito il valore di Mischa a Wimbledon 2008, terzo turno, e agli Internazionali d'Italia del 2009, quando raggiunse i quarti di finale dove incocciò in Federer. Lo ricordo vittorioso sul campo numero 2, a spalti nemmeno completi, e il suo tennis mi piacque molto. Poi, il lunghissimo forzato oblío, durante il quale ha anche pensato di dedicarsi a tempo pieno al coaching.
Con uno così il numero 1 al mondo s'innervosisce presto, va in confusione e continua a rivolgersi all'angolo del suo staff, presidiato dal pietrificato Ivan Lendl, da cui arrivano scarse indicazioni. Perde il primo set per 7-5, rifiata nel secondo (5-7) pur continuando a non capirci nulla, affonda nel terzo (6-2). Nel quarto set Zverev si prende un break in apertura e non si fa più raggiungere (6-4). Incredulo, ha subito parole di affetto per Sascha, che l'ha tirato fuori dal limbo di chi rinuncia a combattere giorno dopo giorno.
Per il vicecampione uscente del Melbourne Park è una sconfitta che lascia il segno perché dimostra che anch'egli, come Novak Djokovic, cacciato dal torneo da Denis Istomin al secondo turno, è "contendibile", cioè alla portata anche di giocatori con classifica ATP oltre il trentesimo posto. Ne è consapevole e se ne preoccupa: "Dopo i sette mesi migliori della mia carriera, sono deluso", dice dopo il match. Sia Andy, qui cinque volte finalista, sia Nole, sei volte vincitore, devono ripartire dalle lezioni subite agli AO per rimettere sui binari una stagione nata male.
Chi non ha alcuna ragione per scoprirsi deluso è Andreas Seppi, al quale non basta sfoggiare un tennis strepitoso per ribaltare il pronostico infausto nel match contro il numero 4 ATP Stan Wawrinka. L'altoatesino non sbaglia alcunché se non farsi scappare il dodicesimo game del terzo set, quando va a servire mentre è avanti per 5-6. Sprecata la chance, sul 6 pari si ripete pari pari la situazione dei due primi set. Lo svizzero, dominando tre volte su tre il tie break, conferma che il servizio vincente pesa, nei bilanci delle sue ultime stagioni, per un buon cinquanta per cento.
Carico a mille (quando mai lo abbiamo visto autoincitarsi con tanta insistenza dopo ogni punto conquistato?), in piena disponibilità di tutti i colpi migliori a cominciare dal servizio, consapevole che questo Slam può essere ora alla sua portata, Roger Federer doma Kei Nishikori in cinque set (6-7 6-4 6-1 4-6 6-4) nella partita che chiude la sessione serale della Rod Laver Arena. La constatazione che lo svizzero tiene ancora il passo sui match di lunga durata contro tennisti di primissimo piano fa schizzare in su le sue quotazioni. Come sperano decine di milioni di irriducibili fan sparsi ovunque nel mondo. Nei quarti sarà lui a sfidare la sorpresa Mischa.
Al termine della prima giornata degli ottavi di finale di Melbourne s'affacciano alcune domande: senza risposte certe, ça va sans dire. Eccone un paio, precedute da qualche conto. Tenendo conto solo del millesimo - per dirla alla toscana - e non del mese di nascita, la media delle età degli otto in campo è esattamente 30 anni. Gli ultratrentenni sono quattro: in ordine di anzianità, Federer 35, Seppi 32, Wawrinka e Tsonga 31. Sotto media sono Murray e Mischa Zverev 29, Nishikori 27 e Daniels 26. Dieci anni fa gli otto della parte alta del tabellone degli Australian Open furono Federer e Fish che avevano 25 anni, Roddick, Robredo e Ferrer 24, Ancic 22, Gasquet 20, Djokovic, 19: età media sotto i 23. Cos'è successo da allora nel tennis e negli altri sport (lo sci e il ciclismo, per esempio) che vedono spesso prevalere atleti che, un tempo, sarebbero in età da pensione anticipata? Si invecchia meglio o si matura più tardi? O che altro?
Twitter @claudiogiua