L'effetto Moya rilancia Rafa
Nello sport l'età è un elemento di giudizio non secondario. Poiché ne sono convinti anche quanti hanno mostrato interesse, via mail e Twitter, a come avevo chiuso il commento di ieri, riparto da lì. Constatata l'"anzianità" dei tennisti approdati agli ottavi di finale nella parte alta del tabellone degli Australian Open, avevo calcolato in sette anni la differenza di età media tra le edizioni 2007 e 2017 (per semplicità, avevo tenuto conto solo dell'anno di nascita e non dei mesi trascorsi dall'ultimo compleanno). Risultato: hanno mediamente trent'anni gli otto di quest'anno, ne avevano meno di ventitré quelli di un decennio fa.
Rifaccio le stesse addizioni e divisioni oggi. Per gli otto della parte bassa del main draw la differenza è meno marcata con i colleghi del 2007. La media delle età di quanti in campo nelle scorse ore (Dominic Thiem 23, David Goffin 26, Denis Istomin …
Rifaccio le stesse addizioni e divisioni oggi. Per gli otto della parte bassa del main draw la differenza è meno marcata con i colleghi del 2007. La media delle età di quanti in campo nelle scorse ore (Dominic Thiem 23, David Goffin 26, Denis Istomin …
Nello sport l'età è un elemento di giudizio non secondario. Poiché ne sono convinti anche quanti hanno mostrato interesse, via mail e Twitter, a come avevo chiuso il commento di ieri, riparto da lì. Constatata l'"anzianità" dei tennisti approdati agli ottavi di finale nella parte alta del tabellone degli Australian Open, avevo calcolato in sette anni la differenza di età media tra le edizioni 2007 e 2017 (per semplicità, avevo tenuto conto solo dell'anno di nascita e non dei mesi trascorsi dall'ultimo compleanno). Risultato: hanno mediamente trent'anni gli otto di quest'anno, ne avevano meno di ventitré quelli di un decennio fa.
Rifaccio le stesse addizioni e divisioni oggi. Per gli otto della parte bassa del main draw la differenza è meno marcata con i colleghi del 2007. La media delle età di quanti in campo nelle scorse ore (Dominic Thiem 23, David Goffin 26, Denis Istomin 30, Grigor Dimitrov 25, Milos Raonic 26, Roberto Bautist Agut 28, Rafael Nadal 30 e Gael Monfils 30) è poco sopra ventisette, mentre quella degli otto del 2007 (David Nalbandian 25, Tommy Haas 29, Tomas Berdych 21, Nicolay Davidenko 25, James Blake 27, Fernando Gonzalez 26, Andy Murray 19 e Nadal 20) era ventiquattro. Di quasi tre anni più giovani i protagonisti di allora, e nessuno superava i 30. Il quesito di ieri resta dunque più che valido: cos'è successo? Un lettore, Vittorio De Salvo, suggerisce con un tweet: "Sarò antico, ma il vecchio tennis, alla lunga, paga". Un altro, Ale Scalambrino, sostiene che "si invecchia meglio, i materiali aiutano, ma vedo anche importante la struttura del calendario". Più negativo Salutavosempre (un nickname): "Continuo a non capire perché si insegni solo un certo tipo di tennis". Scrivetemi.
Sono ultratrentenni i due protagonisti del più atteso e ultimo ottavo di finale di oggi, Nadal e Monfils. I precedenti (12 vittorie dello spagnolo contro le 2 del francese, entrambe curiosamente ottenute a Doha all'inizio del 2009 e del 2012) non lasciano dubbi su chi abbia più chance di passare ai quarti. In più, l'unico precedente tra i due a Melbourne nel 2014 finì con un nettissimo 6-1 6-2 6-3 a favore del maiorchino, che prevalse anche nell'ultimo match testa-a-testa, la finale di Monte Carlo dell'aprile scorso, per 7-5 5-7 6-0. Peraltro, in questo momento Monfils sopravanza l'avversario nel ranking ATP: lui è il 6, Rafa 9. Le classifiche però tengono conto delle lunghe soste alle quali ha dovuto sottoporsi l'ex numero 1 per infortuni, mentre Monfils è da qualche tempo in grande spolvero e qui ha eliminato avversari del calibro di Jiri Vesely, Alexandr Dolgopolov e Philipp Kohlschreiber.
Va invece come avevo previsto subito dopo aver aver seguito Rafa nella certosina opera di annichilimento di Sascha Zverev. Nadal ha un gioco che rattrappisce l'esplosività atletica di Monfils, impedendogli di avanzare e chiudere con le bordate a mezz'aria. Inoltre, la qualità e l'efficacia del servizio dello spagnolo ha trasformato in una garanzia un fondamentale che spesso, in passato, era stato un rischio. Solo il terzo set vede uno sbilanciamento a favore del parigino, che accelera e approfitta di una pausa dell'avversario, costretto ad accorciare i colpi. Il break a suo favore arriva al nono gioco, e non gli serve altro se non difendersi strenuamente per avere la meglio nel decimo gioco. Anche il quarto set inizia con Monfils che riesce a tenere le redini. Ma dura poco: Nadal recupera, si difende bene e chiude sul 6-3 6-3 4-6 6-4 in 2 ore e 55 minuti, qualcosa più di quanto m'aspettassi.
Ho la sensazione che la presenza di Carlos Moya nello staff guidato - da sempre - da zio Toni stia già dando i frutti che Rafa si augurava nel comunicato di poco più di un mese nel quale annunciava la collaborazione con l'ex numero 1 al mondo, come lui originario delle Baleari: "Averlo accanto è qualcosa di speciale". Nell'ambiente si diceva da anni che, senza un cambiamento che portasse nuova linfa vitale nel suo staff storico, difficilmente Nadal sarebbe tornato ai livelli di un tempo. È accaduto, adesso tutto è possibile, perfino che dopo quasi tre anni vinca uno Slam.
Twitter@claudiogiua
Rifaccio le stesse addizioni e divisioni oggi. Per gli otto della parte bassa del main draw la differenza è meno marcata con i colleghi del 2007. La media delle età di quanti in campo nelle scorse ore (Dominic Thiem 23, David Goffin 26, Denis Istomin 30, Grigor Dimitrov 25, Milos Raonic 26, Roberto Bautist Agut 28, Rafael Nadal 30 e Gael Monfils 30) è poco sopra ventisette, mentre quella degli otto del 2007 (David Nalbandian 25, Tommy Haas 29, Tomas Berdych 21, Nicolay Davidenko 25, James Blake 27, Fernando Gonzalez 26, Andy Murray 19 e Nadal 20) era ventiquattro. Di quasi tre anni più giovani i protagonisti di allora, e nessuno superava i 30. Il quesito di ieri resta dunque più che valido: cos'è successo? Un lettore, Vittorio De Salvo, suggerisce con un tweet: "Sarò antico, ma il vecchio tennis, alla lunga, paga". Un altro, Ale Scalambrino, sostiene che "si invecchia meglio, i materiali aiutano, ma vedo anche importante la struttura del calendario". Più negativo Salutavosempre (un nickname): "Continuo a non capire perché si insegni solo un certo tipo di tennis". Scrivetemi.
Sono ultratrentenni i due protagonisti del più atteso e ultimo ottavo di finale di oggi, Nadal e Monfils. I precedenti (12 vittorie dello spagnolo contro le 2 del francese, entrambe curiosamente ottenute a Doha all'inizio del 2009 e del 2012) non lasciano dubbi su chi abbia più chance di passare ai quarti. In più, l'unico precedente tra i due a Melbourne nel 2014 finì con un nettissimo 6-1 6-2 6-3 a favore del maiorchino, che prevalse anche nell'ultimo match testa-a-testa, la finale di Monte Carlo dell'aprile scorso, per 7-5 5-7 6-0. Peraltro, in questo momento Monfils sopravanza l'avversario nel ranking ATP: lui è il 6, Rafa 9. Le classifiche però tengono conto delle lunghe soste alle quali ha dovuto sottoporsi l'ex numero 1 per infortuni, mentre Monfils è da qualche tempo in grande spolvero e qui ha eliminato avversari del calibro di Jiri Vesely, Alexandr Dolgopolov e Philipp Kohlschreiber.
Va invece come avevo previsto subito dopo aver aver seguito Rafa nella certosina opera di annichilimento di Sascha Zverev. Nadal ha un gioco che rattrappisce l'esplosività atletica di Monfils, impedendogli di avanzare e chiudere con le bordate a mezz'aria. Inoltre, la qualità e l'efficacia del servizio dello spagnolo ha trasformato in una garanzia un fondamentale che spesso, in passato, era stato un rischio. Solo il terzo set vede uno sbilanciamento a favore del parigino, che accelera e approfitta di una pausa dell'avversario, costretto ad accorciare i colpi. Il break a suo favore arriva al nono gioco, e non gli serve altro se non difendersi strenuamente per avere la meglio nel decimo gioco. Anche il quarto set inizia con Monfils che riesce a tenere le redini. Ma dura poco: Nadal recupera, si difende bene e chiude sul 6-3 6-3 4-6 6-4 in 2 ore e 55 minuti, qualcosa più di quanto m'aspettassi.
Ho la sensazione che la presenza di Carlos Moya nello staff guidato - da sempre - da zio Toni stia già dando i frutti che Rafa si augurava nel comunicato di poco più di un mese nel quale annunciava la collaborazione con l'ex numero 1 al mondo, come lui originario delle Baleari: "Averlo accanto è qualcosa di speciale". Nell'ambiente si diceva da anni che, senza un cambiamento che portasse nuova linfa vitale nel suo staff storico, difficilmente Nadal sarebbe tornato ai livelli di un tempo. È accaduto, adesso tutto è possibile, perfino che dopo quasi tre anni vinca uno Slam.
Twitter@claudiogiua