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I sogni di Roger e Mischa

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Il sogno di Roger Federer è prendersi qui a Melbourne un altro Slam, cinque anni dopo il diciassettesimo conquistato a Wimbledon. Anche il sogno di Mischa Zverev era arrivare allo Slam, lui che in carriera ha vinto tornei minori solo quando aveva vent'anni, prima di venire risucchiato nel vortice degli infortuni e della rinuncia a lottare.
 
Apparentemente è lo stesso sogno. Per l'ex numero 1 ATP sarebbe la conferma della sua convinzione che, a quasi 36 anni, chi ha il rigore e la costanza necessari può essere il più forte al mondo. Per Mischa - il "fratellone di Alexander", come tutti l'hanno chiamato fino a tre giorni fa - raggiungere il più clamoroso degli Slam avrebbe dimostrato che è possibile risalire dall'inferno tennistico dei professionisti, quello degli spalti vuoti e degli alberghi scalcinati, su su fino a sedersi al fianco del Padre.
 
Poi c'è la sostanza, che è il bilancio di f…
Il sogno di Roger Federer è prendersi qui a Melbourne un altro Slam, cinque anni dopo il diciassettesimo conquistato a Wimbledon. Anche il sogno di Mischa Zverev era arrivare allo Slam, lui che in carriera ha vinto tornei minori solo quando aveva vent'anni, prima di venire risucchiato nel vortice degli infortuni e della rinuncia a lottare.
 
Apparentemente è lo stesso sogno. Per l'ex numero 1 ATP sarebbe la conferma della sua convinzione che, a quasi 36 anni, chi ha il rigore e la costanza necessari può essere il più forte al mondo. Per Mischa - il "fratellone di Alexander", come tutti l'hanno chiamato fino a tre giorni fa - raggiungere il più clamoroso degli Slam avrebbe dimostrato che è possibile risalire dall'inferno tennistico dei professionisti, quello degli spalti vuoti e degli alberghi scalcinati, su su fino a sedersi al fianco del Padre.
 
Poi c'è la sostanza, che è il bilancio di fine anno o, come dice un mio amico, la "sindrome del frigorifero pieno o vuoto". Anche qui, le prospettive sono diverse tra Roger e Mischa. Tra ingaggi, premi, pubblicità eccetera, lo svizzero fattura circa sessanta milioni di dollari l'anno. Se domenica prossima alzasse la coppa, supererebbe la soglia dei cento milioni di dollari solo in premi, traguardo finora raggiunto solo da Novak Djokovic. Il tedesco nato a Mosca ha invece messo assieme, a 29 anni, due milioni e mezzo di dollari in premi e qualche centinaia di migliaia di dollari in sponsorizzazioni: più o meno quello che va al vincitore degli Australian Open 2017 (2,8 milioni).
 
Come già sapete o avete intuito dai tempi dei verbi usati, il sogno che va avanti è quello di Federer, che ha battuto Zverev in tre set (6-1 7-5 6-4). È stato un match breve ma piuttosto divertente. I coach Ivan Ljubicic e Severin Luthi hanno dato a Roger le indicazioni giuste dopo aver studiato la lezione impartita dal tedesco ad Andy Murray domenica. Gli hanno suggerito di tenere la linea di fondo e di muoversi in orizzontale in modo da piazzare con precisione i lungolinea e gli incrociati. Così è stato e Mischa ha fatto molta fatica nel primo set ad adeguare il proprio gioco d'attacco ai passanti e ai lob dell'avversario. Gli sono serviti sette game per registrare modi e tempi dei propri avanzamenti verso la rete senza venire regolarmente perforato. Quando in seguito c'è riuscito, ha messo più volte in difficoltà Federer.
 
Nel secondo set il tedesco ha tenuto il passo e ha pagato salatamente un errore di troppo nel dodicesimo game. Il terzo set è stato equilibrato solo all'inizio, poi Roger ha deciso che bastava: dopo due break a favore, ha servito per il match e ha chiuso con un passante di dritto incrociato.
 
Sempre più convincente sul campo e raggiante fuori, Federer troverà in semifinale (la sua tredicesima nella Rod Laver Arena) Stan Wawrinka, che oggi ha eliminato in tre set Jo-Wilfried Tsonga (7-6 6-4 6-4). "Sarà bello affrontarlo", ha detto subito Roger, ma forse non è tanto vero. Non credo sia un piacere sfidare il connazionale con il quale si condividono il preparatore atletico e, in parte, anche il coach (Luthi è il capitano della nazionale rossocrociata).
 
Di sicuro in questi giorni si continuerà a parlare e a scrivere del rinnovato fondo sintetico dei campi del Melbourne Park, più lento rispetto agli anni scorsi e dunque più consono agli attacchi alla Zverev, oppure alle qualità di chi, come Federer, ha capacità di adattamento alla varie superfici. In teoria, è una mescola meno favorevole alle caratteristiche dei bombardieri come Raonic, tuttora in tabellone, e dei "fondocampisti" come Djokovic e Murray, troppo presto fuori. A mio giudizio, quest'anno gli Australian Open stanno favorendo il ritorno al gioco pensato e lavorato a scapito di quello più fisico. Diventa meno marcata la differenza tra quel che si vede sull'hard nella prima e nell'ultima parte della stagione e quanto accade sulla terra rossa tra Monte Carlo e il Roland Garros. È una scelta che aumenta la spettacolarità e dunque va accolta favorevolmente. Ma non pretendo che tutti siano d'accordo con me.

Twitter @claudiogiua