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È il capolavoro di Roger

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Con l'iperbole in agguato a ogni capoverso (oltre a quella del titolo qui sopra, cito da giornali e siti: "Una giornata che non dimenticheremo più", "Solo questo è il Tennis con la t maiuscola", "R. & R. fanno la storia" etc.), il cronista deve essere più accorto che mai. Il match di tennis che alla vigilia qualcuno ha paragonato a quello di boxe tra Muhammad Ali (a.k.a. Cassius Clay) e George Foreman finisce con il trionfo del più anziano e amato, come accadde a Kinshasa il 30 ottobre 1974. Entrambi avevano già dato il meglio nelle semifinali, dalle quali erano usciti sfiniti. Eppure Roger Federer, 35 anni e 5 mesi, ha saputo prevalere dopo aver costruito pezzo per pezzo a Melbourne la partita quasi perfetta. Rafael Nadal, 30 anni e 7 mesi, non ha niente da rimproverarsi. Nelle 3 ore e 38 minuti in cui si sono dati battaglia, i più rappresentativi tennisti d'inizio millennio hanno onorato lo sport che…
Con l'iperbole in agguato a ogni capoverso (oltre a quella del titolo qui sopra, cito da giornali e siti: "Una giornata che non dimenticheremo più", "Solo questo è il Tennis con la t maiuscola", "R. & R. fanno la storia" etc.), il cronista deve essere più accorto che mai. Il match di tennis che alla vigilia qualcuno ha paragonato a quello di boxe tra Muhammad Ali (a.k.a. Cassius Clay) e George Foreman finisce con il trionfo del più anziano e amato, come accadde a Kinshasa il 30 ottobre 1974. Entrambi avevano già dato il meglio nelle semifinali, dalle quali erano usciti sfiniti. Eppure Roger Federer, 35 anni e 5 mesi, ha saputo prevalere dopo aver costruito pezzo per pezzo a Melbourne la partita quasi perfetta. Rafael Nadal, 30 anni e 7 mesi, non ha niente da rimproverarsi. Nelle 3 ore e 38 minuti in cui si sono dati battaglia, i più rappresentativi tennisti d'inizio millennio hanno onorato lo sport che a loro ha portato fama e ricchezza e a legioni di tifosi ha regalato spettacolo ed emozioni. Con il diciottesimo Slam in carriera, da domani Roger torna ufficialmente tra i Top Ten, mentre Rafa sale a quota 6 del ranking ATP.
 
Nei cinque set le fasi di equilibrio sono rare e brevi. Si va avanti a predominii alterni. Nel primo set (6-4 per lo svizzero in 34 minuti) la discontinuità si sostanzia al settimo game quando Federer, che picchia forte e preciso alla risposta, ottiene il break e lo difende nei propri due successivi turni di servizio, cedendo un solo quindici. Nel secondo set il mancino di Manacor dilaga con due break al secondo e quarto game che non lasciano scampo all'avversario, che pure ne recupera uno al quinto game (3-6 in 42 minuti). Il terzo set rischia di venir segnato dalle quattro volée sotto rete sbagliate nel primo game da Roger, che si salva grazie a tre devastanti servizi da sinistra a uscire. Il rischio corso gli mette le ali: ottiene un primo break, si porta sul 3-0, poi fa il bis per andare a chiudere il conto (6-1 in 41 minuti). Nuovo ribaltamento di ruoli nel quarto set. Federer si scompone mentre serve nel quarto game e subito Nadal ne approfitta per andare sul 3-1. Nemmeno stavolta per chi insegue c'è la chance di riportarsi in pari (3-6 in 40 minuti).
 
Per la sesta volta, una partita tra i due ex numero 1 va al quinto set. Che inizia dopo un time-out medico chiesto dallo svizzero. Contro Wawrinka in semifinale la sosta concordata in anticipo con Ivan Ljubicic aveva fatto bene a Federer. Stavolta invece subisce un break a freddo. Ha immediatamente tre chance per recuperare, ma Nadal le annulla tutte. Avanti 2-0, lo spagnolo sbaglia pochissimo finché nel sesto game deve cedere il servizio. Si riparte dal 3 pari. Adesso Roger è inesorabile quando serve e determinato alla risposta. Fa dieci punti consecutivi. Nell'ottavo game la sicurezza di Rafa, che serve, scricchiola per cinque minuti, poi la ritrova e recupera quattro occasioni di break dell'avversario. Alla quinta, però, Federer lo costringe all'errore. Avanti 5-3, lo svizzero serve per il titolo. Lotta come avesse 18 anni e dovesse conquistare il suo primo torneo. Recupera lo svantaggio e, quasi incredulo, ce la fa: 6-3. Il titolo più desiderato, quello degli Australian Open 2017, è suo.
 
La finale ha altri protagonisti con meriti tutt'altro che marginali nel contemporaneo ritorno sul proscenio di Federer e Nadal: i coach-bis Ljubicic, che da oltre un anno affianca Severin Luthi, e Carlos Moya, da poco più di un mese al fianco di zio Toni. Avendo giocato ai massimi livelli nella stessa era di Roger e Rafa, cioè nel tennis che i due oggi in campo hanno contribuito più di chiunque a forgiare, il croato e lo spagnolo sanno esattamente cosa serve per diventare o tornare vincenti. Dalla preparazione fisica a quella psicologica. Dalla pretattica della vigilia alla strategia all'interno dell'incontro. Ottimi entrambi.
 
Esauriti superlativi e metafore, spese tutte le figure retoriche, dissezionato ogni ricordo e aneddoto, ottemperato anche il dovere dei credits ai coach, viene il momento di occuparsi di fatti. Cioè i dati. Oggi l'IBM Slam Tracker calcola che gli ace di Federer sono stati 20 contro i 4 di Nadal, che è sceso a rete 40 volte contro 12, e che da lì ha ottenuto punti 29 volte contro 12, soprattutto che ha avuto una percentuale di trasformazione dei break point del 30 per cento contro il 24. Servizio efficace, attenzione nei momenti decisivi (i "Federer Moments" di David Foster Wallace, che oggi avrebbe gioito con milioni di fan dello svizzero): questi gli ingredienti del trionfo.
 
Se vi interessa un ragionamento sui break, continuate a leggere. Ai tempi dei Big Data una finale Federer vs. Nadal ha tali e tanti precedenti da garantire orgasmi numerici agli analisti. Di seguito, qualche esempio che avrebbe dovuto dare inequivocabili anticipazioni sul risultato del match di oggi (così non è stato). Il rapporto di 11 (12 da oggi, ma qui non se ne tiene conto) a 23 tra vittorie e sconfitte dello svizzero - ci informa S Rajesh di ESPN - va splittato (è il gergo dei nerd: significa "suddiviso") nei parziali di 2 vittorie a 13 sconfitte sulla terra rossa e 9 a 10 su veloce ed erba. Roger, però, era stato costretto alla resa nelle tre precedenti occasioni contro Nadal davanti al pubblico della Rod Laver Arena, dove la superficie solo quest'anno è tornata a piacergli in quanto più adatta alla sua recente conversione al serve-and-volley, propugnata dall'ex coach Stefan Edberg e affinata da Ljubicic. Considerando le partite disputate nei major (e non nei tornei Masters come Roma, Indian Wells o Miami) prima di AO 2017, il rapporto a favore di Nadal è di 9 vittorie contro 2 sconfitte. Il solo ambiente dove Roger vanta una netta prevalenza è al chiuso, dove ha sconfitto Rafa cinque volte su sei. Ma il campo principale di Melbourne non si può certo considerare indoor.
 
Ancora: i loro 26 confronti tra il 2004 e il 2011 danno un parziale che vede Federer quasi doppiato (17 sconfitte e 9 vittorie); diventa utile sapere che in quello stesso periodo Nadal, avendo avuto a disposizione solo due break point in più (230 a 228), li ha convertiti positivamente 101 volte contro le 83 dell'avversario. Il che significa che Rafa è sempre stato abilissimo ad approfittare del vantaggio ma soprattutto ad annullare i break point di Roger: nella finale del 2007 al Roland Garros ci riuscì 16 volte su 17, nel 2008 a Wimbledon 12 volte su 13, nel 2009 a Melbourne 13 su 19, nel 2011 di nuovo a Parigi 10 su 15. Dal 2012 a ieri lo svizzero ha avuto ancora meno possibilità di brekkare il maiorchino: 35 volte, per la precisione. Più le 20 di oggi. Nadal invece s'è trovato nelle stesse condizioni quasi il doppio delle volte: 67 più le 17 di oggi. Ovvio che, nella somma, il maiorchino abbia trasformato più break point. Se si mantiene la stessa arbitraria separazione temporale (2004-2011 e 2012-ieri) si scopre che nei primi 26 testa-a-testa Nadal s'è preso 56 più punti di Federer, con una media di due punti di vantaggio per partita. Nei successivi otto match ne ha accumulati 76, pari a quasi dieci punti di "bonus" per ogni match. Insomma, dal 2012 a ieri lo spagnolo ha ulteriormente accentuato il proprio predominio negli scontri diretti. 
 
Era dunque un match quasi impossibile per Federer? Nient'affatto, come s'è visto. Nel tennis le statistiche usate per fini predittivi c'azzeccano tanto quanto i sondaggi quando si vota per Camera e Senato: quasi mai. E poi: se Roger avesse ritardato l'impatto dell'ultimo ace e se le gambe di Rafa fossero state di un nonnulla più veloci sull'ultima palla finita larga, oggi le iperboli sommergerebbero il secondo, il perdente. Ma la Grande Storia - permettete a Monday's Net l'ennesima iperbole - non si fa con i "se".
Twitter @claudiogiua