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L'esperienza alla fine prevale

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Nel mondo sempre più 'bigdatizzato', i numeri della prima giornata del confronto tra Italia e Argentina al Parque Sarmiento di Buenos Aires finiranno in un calderone digitale che, quando interrogato in un lontano futuro, certificheranno inequivocabilmente che i nostri eroi hanno sbaragliato i temibilissimi avversari che solo due mesi fa avevano conquistato la Coppa Davis.

Ovviamente, la verità è diversa. Ma nemmeno tanto. I sudamericani - che l'anno scorso avevano eliminato gli azzurri nel quarto di finale giocato a Pesaro e poi la Gran Bretagna in semifinale per andarsi a prendere il titolo a Zagabria contro i croati - si sono presentati con una formazione forzatamente rimaneggiata davanti al pubblico di casa, eccitato da un Diego Armando Maradona in versione ultrà. Anziché Juan Martin Del Potro, ATP 38, già vincitore a Flushing Meadows 2009 e capace nella seconda metà della stagione 2016 di un clamoroso rientro tra i migliori dopo anni di guai fisici, e Federico Delbonis, ATP 49, il capitano argentino Daniel Orsanic ha schierato come singolaristi Guido Pella, ATP 84, e Carlos Berlocq, 81. Due globe-trotter d'esperienza, che in passato - soprattutto il secondo - hanno dato più volte problemi ai nostri: pur con curricula non paragonabili, considerando i valori attuali Guido e Carlos sono, sulla carta, appena sotto il livello di Paolo Lorenzi, ATP 43, e Andreas Seppi, 68.

Invece il primo match sotto il sole battente tra il pronipote - credo - di emigrati piemontesi e il senese è dominato dall'attuale numero 1 d'Italia, classe 1981, con un triplice 6-3 in 2 ore e 25 minuti. Molto più sofferta la vittoria di Seppi con Berlocq. Dopo due set senza storia, nel terzo il sudtirolese ha un quarto d'ora di blackout costellato di errori ("...un calo di adrenalina", dirà alla fine del match). Nel quarto riprende il controllo del gioco e va a servire sul 5-2 a proprio vantaggio. Improvviso e inatteso arriva un altro blackout di Andreas, accompagnato da una sorta di estasi agonistica dell'argentino, che intasca quattro game consecutivi. Per fortuna, il tie-break salva l'azzurro, che dopo aver sprecato tre match point riesce a conquistarne un quarto con un dritto lungolinea che poi trasforma costringendo Berlocq a rispondere lungo: 6-1 6-2 1-6 7-6 in due ore e 58 minuti.

Il quarto confronto di Davis tra Italia-Argentina conferma la prevalenza, emersa con evidenza a Melbourne, di un tennis a misura di ultratrentenni. Vale per gli italiani come per gli argentini, visto che Berlocq è del 1983, un anno più anziano di Seppi e due più giovane di Lorenzi. Erano avanti con gli anni anche i protagonisti della prima partita tra le due nazionali, nel 1983, con Adriano Panatta trentatreenne e Guillermo Vilas trentunenne. Passò l'Argentina 5-0. Anche allora, nonostante l'avvento di Borg ed epigoni che negli anni precedenti avevano abbassato l'età media del circuito, in Coppa non era tempo di teenager.

Domani il doppio, probabilmente con Fabio in campo. Oggi il ligure ha dato forfait per dolori allo stomaco. Potrebbe già arrivare il punto decisivo per l'Italia. Accadesse, l'Italia passerebbe il turno in anticipo e si preparerebbe ad affrontare dal 7 al 9 aprile la Germania di Philipp Kohlschreiber e Alexander Zverev o il Belgio di David Goffin. Nel primo caso, si giocherebbe in casa. Ma per ora capitan Barazzutti ha altro a cui pensare. Non - comunque - alla nazionale di Fed in campo la prossima settimana a Forlì, affidata da quest'anno a Tathiana Garbin. 

Twitter @claudiogiua