Il coraggio di Barazzutti
La differenza la fa il coraggio di Corrado Barazzutti. Scommettere su Fabio Fognini nonostante le ottime condizioni di Andreas Seppi è stata la scelta giusta che porta gli azzurri dritti ai quarti di finale di David contro il Belgio di David Goffin. Decisioni così si possono prendere quando il gruppo è coeso e dunque le gelosie non nascono e le recriminazioni si spengono subito. Gli argentini, che anche oggi hanno avuto come capoclaque Diego Armando Maradona, hanno creduto fino in fondo nella possibilità dell'impresa di eliminare l'Italia senza il contributo di Juan-Martin Del Potro, Diego Schwartzman o Federico Delbonis. Gli è andata male e non se ne fanno una ragione.
L'aspirante killer poi killerato si chiama Guido Pella, ha 26 anni e occupa la casella 80 del ranking ATP. Quasi tutti i Pella hanno radici piemontesi, province di Biella e Novara, oltre un secolo fa terre di emigrazione massiccia verso l'Argentina, co…
L'aspirante killer poi killerato si chiama Guido Pella, ha 26 anni e occupa la casella 80 del ranking ATP. Quasi tutti i Pella hanno radici piemontesi, province di Biella e Novara, oltre un secolo fa terre di emigrazione massiccia verso l'Argentina, co…
La differenza la fa il coraggio di Corrado Barazzutti. Scommettere su Fabio Fognini nonostante le ottime condizioni di Andreas Seppi è stata la scelta giusta che porta gli azzurri dritti ai quarti di finale di David contro il Belgio di David Goffin. Decisioni così si possono prendere quando il gruppo è coeso e dunque le gelosie non nascono e le recriminazioni si spengono subito. Gli argentini, che anche oggi hanno avuto come capoclaque Diego Armando Maradona, hanno creduto fino in fondo nella possibilità dell'impresa di eliminare l'Italia senza il contributo di Juan-Martin Del Potro, Diego Schwartzman o Federico Delbonis. Gli è andata male e non se ne fanno una ragione.
L'aspirante killer poi killerato si chiama Guido Pella, ha 26 anni e occupa la casella 80 del ranking ATP. Quasi tutti i Pella hanno radici piemontesi, province di Biella e Novara, oltre un secolo fa terre di emigrazione massiccia verso l'Argentina, come molti hanno scoperto quando Jorge Bergoglio è salito al soglio pontificio. Il più noto dei Pella, Giuseppe, divenne presidente del Consiglio dopo la caduta dell'ottavo e ultimo governo di Alcide De Gasperi. Secondo premier (ma nessuno allora lo chiamava così) della giovane Repubblica Italiana, durò poco, dall'agosto del 1953 al gennaio dell'anno successivo, e il suo fu il primo dell'interminabile serie di esecutivi tecnici, che successivamente furono definiti "balneari", della quasi cinquantennale stagione democristiana. Non è noto se il ragazzo, che è nato a Bahia Blanca, seicento chilometri a sud di Buenos Aires, abbia qualche parentela diretta con la famiglia di Giuseppe. Si sa, dalle scarne biografie, che il padre, Carlos, fu un buon tennista e che la sorella Catalina ha giocato a livello ITF: come lei, anche Guido "respiró tenis caso desde la cuna".
In carriera Pella aveva già incrociato due volte la sua presunta vittima che si fa giustiziere, il ligure Fabio Fognini, 30 anni ad aprile, 45 ATP, e l'aveva battuto tre anni fa a San Paolo. La differenza di qualità tennistica tra i due è abissale, ma l'aggressivo e fastidioso tifo argentino determina all'inizio una scala di valori invertita. Esaltato dalla rimonta iniziata sabato con il burrascoso doppio perso da Fognini-Bolelli e compiuta ieri con la maratona vinta da Berlocq su Paolo Lorenzi, Pella non sbaglia nulla nei primi due set (2-6 4-6) mentre il nuovo numero 1 italiano fatica a prendere le misure ("...gioco male", ha ammesso alla fine del match) e a mettere una barriera tra gli insulti del pubblico al suo indirizzo e la voglia di menare le mani. Quando trova un minimo di tranquillità, il match prende un'altra piega e i ruoli si scambiano: il killer diventa vittima e viceversa. La fine del terzo set e l'inizio del quarto sono monologhi di Fabio e, quando ritrova il filo del gioco, l'argentino non ha più l'energia di recuperare i break accumulati (6-3 6-4). Nel quinto set Fabio diventa mattatore sullo stesso copione dei due precedenti set: è un 6-2 quasi senza più rischiare nulla.
Come ho scritto sopra, da oggi Fabio torna numero 1 d'italia. Precede di un posto (45 e 46 del ranking ATP) Paolo Lorenzi. La visione integrale delle partite del senese andrebbe resa obbligatoria per i pochi promettenti tennisti under 21 italiani la cui carenza di personalità sembra il solo dato unificante. A tale proposito servirebbe un apposito editto della FIT. A 35 anni compiuti da poco, opposto a un capopopolo come Carlos Berlocq che dal campo dà i tempi alla torcida, anche quando, come ieri, è in grave difficoltà riesce, grazie all'umiltà e all'orgoglio, a proporre lezioni di carattere. In un confronto allungato a dismisura dalle interruzioni per pioggia, Paolo non patisce le conseguenze degli stop nel primo e nel quarto set, che si aggiudica per 4-6 e 3-6. Per tre ore (si è giocato complessivamente quattro ore e un quarto) riesce a non farsi distrarre dal pubblico tonitruante e per nulla fair che festeggia ogni suo errore sulla prima di servizio. Ma dopo aver lasciato per un nonnulla il secondo set (6-4), patisce l'aggressività dell'avversario e la bolgia degli spalti nel terzo set (6-1) e nel decisivo quinto, che fino all'ultimo lo vede lottare (6-3).
Lorenzi, che venerdì aveva superato Pella in tre set (6-3 6-3 6-3), avrebbe meritato più di tutti di lasciare il suo marchio su questo passaggio di turno in terra argentina. È reduce da un anno eccezionale con picchi quali la sua prima vittoria in un torneo ATP a Kitzbuhel, il best ranking ATP (35), la conquista del primato italiano, il terzo turno agli UsOpen, il matrimonio in dicembre a Siena. Con la doppia vittoria in singolare in Davis al Parque Sarmiento si sarebbe fatto un gran bel regalo. Non c'è riuscito ma oggi è lì che festeggia con Fognini e tutti gli altri. Va bene così.
Twitter @claudiogiua
L'aspirante killer poi killerato si chiama Guido Pella, ha 26 anni e occupa la casella 80 del ranking ATP. Quasi tutti i Pella hanno radici piemontesi, province di Biella e Novara, oltre un secolo fa terre di emigrazione massiccia verso l'Argentina, come molti hanno scoperto quando Jorge Bergoglio è salito al soglio pontificio. Il più noto dei Pella, Giuseppe, divenne presidente del Consiglio dopo la caduta dell'ottavo e ultimo governo di Alcide De Gasperi. Secondo premier (ma nessuno allora lo chiamava così) della giovane Repubblica Italiana, durò poco, dall'agosto del 1953 al gennaio dell'anno successivo, e il suo fu il primo dell'interminabile serie di esecutivi tecnici, che successivamente furono definiti "balneari", della quasi cinquantennale stagione democristiana. Non è noto se il ragazzo, che è nato a Bahia Blanca, seicento chilometri a sud di Buenos Aires, abbia qualche parentela diretta con la famiglia di Giuseppe. Si sa, dalle scarne biografie, che il padre, Carlos, fu un buon tennista e che la sorella Catalina ha giocato a livello ITF: come lei, anche Guido "respiró tenis caso desde la cuna".
In carriera Pella aveva già incrociato due volte la sua presunta vittima che si fa giustiziere, il ligure Fabio Fognini, 30 anni ad aprile, 45 ATP, e l'aveva battuto tre anni fa a San Paolo. La differenza di qualità tennistica tra i due è abissale, ma l'aggressivo e fastidioso tifo argentino determina all'inizio una scala di valori invertita. Esaltato dalla rimonta iniziata sabato con il burrascoso doppio perso da Fognini-Bolelli e compiuta ieri con la maratona vinta da Berlocq su Paolo Lorenzi, Pella non sbaglia nulla nei primi due set (2-6 4-6) mentre il nuovo numero 1 italiano fatica a prendere le misure ("...gioco male", ha ammesso alla fine del match) e a mettere una barriera tra gli insulti del pubblico al suo indirizzo e la voglia di menare le mani. Quando trova un minimo di tranquillità, il match prende un'altra piega e i ruoli si scambiano: il killer diventa vittima e viceversa. La fine del terzo set e l'inizio del quarto sono monologhi di Fabio e, quando ritrova il filo del gioco, l'argentino non ha più l'energia di recuperare i break accumulati (6-3 6-4). Nel quinto set Fabio diventa mattatore sullo stesso copione dei due precedenti set: è un 6-2 quasi senza più rischiare nulla.
Come ho scritto sopra, da oggi Fabio torna numero 1 d'italia. Precede di un posto (45 e 46 del ranking ATP) Paolo Lorenzi. La visione integrale delle partite del senese andrebbe resa obbligatoria per i pochi promettenti tennisti under 21 italiani la cui carenza di personalità sembra il solo dato unificante. A tale proposito servirebbe un apposito editto della FIT. A 35 anni compiuti da poco, opposto a un capopopolo come Carlos Berlocq che dal campo dà i tempi alla torcida, anche quando, come ieri, è in grave difficoltà riesce, grazie all'umiltà e all'orgoglio, a proporre lezioni di carattere. In un confronto allungato a dismisura dalle interruzioni per pioggia, Paolo non patisce le conseguenze degli stop nel primo e nel quarto set, che si aggiudica per 4-6 e 3-6. Per tre ore (si è giocato complessivamente quattro ore e un quarto) riesce a non farsi distrarre dal pubblico tonitruante e per nulla fair che festeggia ogni suo errore sulla prima di servizio. Ma dopo aver lasciato per un nonnulla il secondo set (6-4), patisce l'aggressività dell'avversario e la bolgia degli spalti nel terzo set (6-1) e nel decisivo quinto, che fino all'ultimo lo vede lottare (6-3).
Lorenzi, che venerdì aveva superato Pella in tre set (6-3 6-3 6-3), avrebbe meritato più di tutti di lasciare il suo marchio su questo passaggio di turno in terra argentina. È reduce da un anno eccezionale con picchi quali la sua prima vittoria in un torneo ATP a Kitzbuhel, il best ranking ATP (35), la conquista del primato italiano, il terzo turno agli UsOpen, il matrimonio in dicembre a Siena. Con la doppia vittoria in singolare in Davis al Parque Sarmiento si sarebbe fatto un gran bel regalo. Non c'è riuscito ma oggi è lì che festeggia con Fognini e tutti gli altri. Va bene così.
Twitter @claudiogiua