Monday's Net

La grinta di Francesca e Rebecca

3 minuti di lettura
Non era affatto scontato che il passaggio del testimone da Corrado Barazzutti a Tathiana Garbin alla guida della nazionale femminile si compisse senza traumi. Reduce dalla faticata vittoria dei suoi espertissimi moschettieri Fognini, Seppi, Lorenzi e Bolelli sugli argentini, l'ex Davisman degli anni '70 e '80 assiste invece serenamente dagli spalti del PalaGalassi alla vittoria di Francesca Schiavone e alla sconfitta di Sara Errani, che - constata - non lo cercano più con lo sguardo per trovare risposte ai loro dubbi esistenzial-agonistici.

Senza forzature, il ruolo di mental coach è riconosciuto adesso alla veneziana che, a quarant'anni ancora da compiere (è del giugno 1977), da coach vorrebbe un bottino di successi più ricco di quello ottenuto da giocatrice: in carriera raggiunse sì nel 2007 il gradino 22 della classifica mondiale ma con un solo titolo WTA, Budapest 2000, nel curriculum. Come talvolta accade, la sua dimensione ottimale è quella di squadra in quanto lì si condividono fatiche, delusioni e trionfi. Almeno, questa è la sensazione confermata oggi a Forlì nel confronto con le slovacche che, pur private del contributo della numero 5 al mondo Dominika Cibulkova, sono più che competitive.

L'obiettivo di quest'anno dell'Italia è rientrare nel World Group della FedCup, dal quale è uscita l'anno scorso con la sconfitta subita per mano della Spagna di Garbine Muguruza. Non sarà facile. Due match molto diversi, quelli di oggi. Nel primo sono in campo Anna Schmiedlova, che compirà 23 anni in settembre, e Francesca Schiavone, che ne festeggerà 37 il 23 giugno. Quattordici anni in più sono tanti ma 152 posizioni di vantaggio nel ranking WTA non sono poche: la milanese è tuttora la numero 100 mentre la ragazza di Kosice è 252. Eppure due anni fa, quando approdò tra le Top 30, ad Anna fu pronosticato un luminoso futuro da protagonista del tennis del quarto lustro del millennio. Giustamente, visto che a fine stagione 2015 era la numero 26 WTA mentre Francesca veleggiava già oltre quota 100. Poi, una crisi profonda non motivata da guai fisici e concretizzata da un record negativo stagionale di sei vittorie contro trentatré sconfitte ha ricacciata la slovacca nell'inferno delle over 200, del quale non trova per ora la via d'uscita.

In campo, gli anni in più non si vedono né si sentono mentre la classe e la grinta contano. Schmliedova dispone di un buon servizio, il suo punto di forza è la difesa a fondo campo grazie a un dritto e un rovescio bimane potenti e precisi. Di fare due o tre passi in avanti però non se ne parla. La vincitrice del Roland Garros 2010 attacca appena può, sia quando, con i piedi sulla riga più lontana dalla rete, smista a destra e a sinistra, sia quando ha modo di chiudere lo scambio con una volée. L'equilibrio finisce dopo mezz'ora, il tempo che serve a Francesca per prendere le misure di un'avversaria incontrata solo una volta in carriera. Assicuratosi il controllo del gioco, non sbaglia più nulla: 6-3 6-1 in 81 minuti. Sulla faccia di Francesca si legge la soddisfazione di trovarsi di nuovo leader naturale della nazionale.

A Sara Errani dovrebbe psicologicamente giovare scendere in campo con l'Italia in vantaggio per 1-0. In effetti, all'inizio appare sicura dei propri mezzi, nonostante venga da un periodo di gioco e risultati tutt'altro che felice. Contro Rebecca Sramkova, vent'anni, WTA 119, deve ricorrere a tutto quanto ha imparato in oltre un decennio ad alta quota (a settembre avrà trent'anni) perché l'avversaria ha colpi e, soprattutto, coraggio. Il tallone d'Achille di Sara resta il servizio, che nel caso di seconda palla è una sorta di invito costante a osare vincenti di risposta: che, via via che trascorrono i minuti, Rebecca accetta e trasforma in punti.

Dotata di grande dinamismo, la slovacca tiene altissimo il ritmo degli scambi. Perde il primo set perché sbaglia troppo, si prende il secondo di forza, lotta in recupero nel terzo fino a conquistare quattro chance di break sul 3 pari, che spreca tutte malamente sparando largo, lungo e a rete. Con costanza e metodo, la romagnola - di fatto gioca in casa - lascia che Rebecca si sfoghi e alla fine ottiene il game. Eppure la sua partita finisce lì, perché la nuova, brutale accelerazione della slovacca la spiazza. Perde tre game consecutivi. Finisce 2-6 6-3 6-4 in due ore per la ragazza di Bratislava. Contro di lei, domani, non sarà ordinaria amministrazione nemmeno per Francesca: le due condividono una grinta fuori dall'ordinario e, per motivi parecchio diversi, l'incontenibile voglia di far parlare di sé.
Twitter@claudiogiua