Rivali e, in qualche misura, amici. Come Ettore e Achille a Troia, come Raffaello e Michelangelo in Vaticano, come Enrico IV e Gregorio VII fino a Canossa, come Roger e Rafa sui campi di quattro continenti. Si dirà cosí in futuro. Niente cognomi, semmai ce ne fossero, perché bastano i nomi per identificare inequivocabilmente gli arcirivali che stimano l'avversario più di qualsiasi amico. Prima di oggi Federer e Nadal si sono sfidati 36 volte, 22 delle quali in finale. Anche dopo la sconfitta di oggi a Miami, il maiorchino conta più vittorie nei testa-a-testa, 23 contro 14. Il loro primo match e la loro prima finale ebbero come teatro proprio qui, a Key Biscayne, l'impianto affacciato sull'oceano. Nel quarto di finale del 2004 prevalse a sorpresa Rafa (6-3 6-3) che non aveva ancora compiuto 18 anni. Un anno dopo, il 21 marzo, anche allora nello Stadium di Crandon Park, si contesero il titolo al meglio dei cinque set come si usava all'ultimo atto dei Masters 1000. Fu battaglia sfinente, con Roger, numero 1 ATP, costretto a un recupero epico dopo aver rischiato la resa nel tie break del terzo set: 2-6 6-7 7-6 6-3 6-1. Le ultime due volte l'uno contro l'altro sono di quest'anno, in finale allo Slam d'Australia e agli ottavi a Indian Wells, e Nadal ha dovuto sempre cedere il passo: 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3 a Melbourne, 6-2 6-3 nel deserto californiano.
Tanti trascorsi in comune non contano più nulla quando, alle 13.12 di oggi, Roger e Rafa scendono in campo per scrivere un'altra puntata del più appassionante serial tennistico del terzo millennio. Il primo set è per 35 minuti un esercizio di equilibrio da fondo campo, con fiondate reciproche che impediscono all'avversario attacchi sotto rete. Giocano a specchio, chi accorcia per primo viene regolarmente punito dall'altro, che piazza e spiazza. Il cambio di passo arriva all'ottavo game, quando lo svizzero sfrutta un errore di troppo di Rafa e poi riesce a trasformare la quarta chance di break del match, portandosi sul 5-3. Il game successivo, con Roger al servizio, è una formalità.
Sebbene i 32 gradi e 72 per cento di umidità lo infastidiscano, il maiorchino (30 anni, 9 mesi, 30 giorni) trova nel secondo set per otto game la chiave per incrinare le certezze dello svizzero (35 anni, 7 mesi, 35 giorni). Ma al nono game Roger, lucidissimo, riesce a ottenere il break che risulterà decisivo. Per cinque minuti gioca il miglior tennis di sempre, che annichilisce Nadal fino al 6-4 finale.
Oltre a molti altri primati personali (Masters 1000 numero 26, tre meno di Nadal, e titolo in carriera numero 91 contro 70), Federer conquista per la seconda volta un altro unofficial record, la tripletta Australian Open-Indian Wells-Miami riuscita solo a Pete Sampras, Andre Agassi e Novak Djokovic. Questa straordinaria sequenza, che lo conferma con ampio margine alla testa del ranking Race to London, è per larga parte merito del lavoro di Ivan Ljubicic. È Infatti il croato, che ha appena compiuto 38 anni, il protagonista silente del terzo trionfo stagionale di Roger. Da quando, a fine 2015, ha accettato l'offerta del suo grande amico di seguirlo come coach insieme a Severin Luthi per le ultime stagioni di una carriera sfolgorante, ha fatto un miracolo: ha sfruttato quanto di buono aveva impostato il predecessore Stefan Edberg e innestato novità tecniche e tattiche che rendono Federer quasi imbattibile. A me e a molti osservatori sembra, appunto, miracoloso aver messo a punto l'anticipo sia di diritto sia di rovescio che rende imprevedibili le traiettorie delle palle.
Rafa Nadal esce a testa alta dall'ultimo torneo primaverile sul sintetico. Fallisce per la quinta volta il successo in Florida, dove è stato sconfitto in finale da Federer (2005 e 2017), Davydenko (2008) e Djokovic (2011 e 2014), eppure convince. Ci riproverà anche quando Il suo arcirivale avrà smesso di giocare. Contateci.
Twitter@claudiogiua
Tanti trascorsi in comune non contano più nulla quando, alle 13.12 di oggi, Roger e Rafa scendono in campo per scrivere un'altra puntata del più appassionante serial tennistico del terzo millennio. Il primo set è per 35 minuti un esercizio di equilibrio da fondo campo, con fiondate reciproche che impediscono all'avversario attacchi sotto rete. Giocano a specchio, chi accorcia per primo viene regolarmente punito dall'altro, che piazza e spiazza. Il cambio di passo arriva all'ottavo game, quando lo svizzero sfrutta un errore di troppo di Rafa e poi riesce a trasformare la quarta chance di break del match, portandosi sul 5-3. Il game successivo, con Roger al servizio, è una formalità.
Sebbene i 32 gradi e 72 per cento di umidità lo infastidiscano, il maiorchino (30 anni, 9 mesi, 30 giorni) trova nel secondo set per otto game la chiave per incrinare le certezze dello svizzero (35 anni, 7 mesi, 35 giorni). Ma al nono game Roger, lucidissimo, riesce a ottenere il break che risulterà decisivo. Per cinque minuti gioca il miglior tennis di sempre, che annichilisce Nadal fino al 6-4 finale.
Oltre a molti altri primati personali (Masters 1000 numero 26, tre meno di Nadal, e titolo in carriera numero 91 contro 70), Federer conquista per la seconda volta un altro unofficial record, la tripletta Australian Open-Indian Wells-Miami riuscita solo a Pete Sampras, Andre Agassi e Novak Djokovic. Questa straordinaria sequenza, che lo conferma con ampio margine alla testa del ranking Race to London, è per larga parte merito del lavoro di Ivan Ljubicic. È Infatti il croato, che ha appena compiuto 38 anni, il protagonista silente del terzo trionfo stagionale di Roger. Da quando, a fine 2015, ha accettato l'offerta del suo grande amico di seguirlo come coach insieme a Severin Luthi per le ultime stagioni di una carriera sfolgorante, ha fatto un miracolo: ha sfruttato quanto di buono aveva impostato il predecessore Stefan Edberg e innestato novità tecniche e tattiche che rendono Federer quasi imbattibile. A me e a molti osservatori sembra, appunto, miracoloso aver messo a punto l'anticipo sia di diritto sia di rovescio che rende imprevedibili le traiettorie delle palle.
Rafa Nadal esce a testa alta dall'ultimo torneo primaverile sul sintetico. Fallisce per la quinta volta il successo in Florida, dove è stato sconfitto in finale da Federer (2005 e 2017), Davydenko (2008) e Djokovic (2011 e 2014), eppure convince. Ci riproverà anche quando Il suo arcirivale avrà smesso di giocare. Contateci.
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