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Gli spinaci di Steve Darcis

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Per qualcuno, a turno, la Davis è come una mutazione genetica a effetto rapido seppure temporaneo. Oppure, è come gli spinaci per Braccio di Ferro: improvvisamente tutto gira per il meglio, le forze fluiscono libere nei muscoli, il cervello anticipa l'impatto con la palla, che va a stamparsi sulle righe o comunque dove l'avversario non arriva. Succede regolarmente a Fabio Fognini, che quando s'infila la maglia azzurra sente triplicare il suo potenziale. Capita con frequenza anche a Steve Darcis, in gioventù (ha 33 anni) speranza del tennis belga, in seguito disperso tra indecisioni e guai nonostante qualche impresa memorabile come quando nel 2013 eliminò Rafa Nadal al primo turno di Wimbledon, un unicum nella carriera dello spagnolo. Due mesi fa il belga ha praticamente eliminato in solitudine, negli ottavi del World Group a Francoforte, la Germania di Sascha Zverev e Philipp Kohlschreiber, umiliati in quattro e cinque set rispettivamente. Oggi Darcis ha battuto Paolo Lorenzi, dal quale le aveva buscate nei due soli precedenti, uno antico in Australia, il secondo due anni fa a Metz. Il senese è stato in partita solo nel primo e nel quarto set, finiti al tie break (6-7 7-6) mentre nel secondo e nel terzo (6-1 6-1) non è riuscito a contenere "Braccio di Ferro" Steve, implacabile con il rovescio a una mano (da manuale) e incontenibile al servizio.
 
Per avere qualche chance nel secondo match di giornata, Andreas Seppi avrebbe dovuto rivolgersi lo stesso fornitore di spinaci di Darcis. Il numero 14 al mondo David Goffin ha invece fatto pesare tutta l'attuale naturale differenza di valore rispetto al sudtirolese (76 ATP), che non ha mantenuto lo stato di forma psicofisica mostrata durante l'ottimo esordio di stagione in Australia. Due soli brevi momenti d'incertezza nel primo e nel terzo per il belga, che per il resto ha costantemente gestito la partita in sicurezza (6-4 6-3 6-3).
 
Dai due match con Darcis il capitano Corrado Barazzutti si aspettava altrettanti punti, mentre non poteva che considerare fuori portata i confronti con Goffin. Le residue speranze di raggiungere la semifinale sono legate al risultato del doppio di domani, dove esordirà, al fianco del veterano Simone Bolelli, Alessandro Giannessi, spezzino classe 1990, numero 122 al mondo. Gli avversari saranno gli specialisti Joris De Loore e Ruben Bemelmans.
 
Poi, dopo i singolari di domenica, al ritorno a Roma Barazzutti e il settore tecnico della FIT dovranno riprendere in mano il dossier "Sostituti". Fognini sta per compiere trent'anni, Lorenzi va verso i trentasei, Seppi ne ha trentatré. Il futuro non è più nelle loro mani, anche se potranno dare una mano e ottimi consigli. Soprattutto il ligure, assente  a Charleroi per infortunio. Alle loro spalle, però, non si individua granché. Gli ex ventenni sui quali s'era puntato qualche tempo fa - Quinzi, Donati, Napolitano, Sonego - sono in quella sorta di limbo tra quota 200 e 300, in attesa di salire in paradiso o scendere all'inferno. Ora i riflettori sono puntati su Matteo Berrettini, classe 1995, che si spera possa reggere la pressione meglio dei quasi coetanei. C'è urgenza di idee, stimoli e risorse, se si vuol rimanere tra i paesi che contano nel tennis.
Twitter@claudiogiua