Riassumo la situazione. Il numero 1 ATP Andy Murray ha vinto il Masters 500 di Dubai il 4 marzo (in due set contro Fernando Verdasco): prima e dopo, il vuoto di un 2017 dove si segnala una sola altra finale, quella persa contro Djokovic nel 250 di riscaldamento pre-Melbourne in Qatar in gennaio. Novak ha alzato l'ultimo trofeo di qualche importanza (lascerei perdere gli Open del Qatar) quasi dieci mesi fa al Masters 1000 di Toronto. In seguito, la finale agli UsOpen persa contro Stan Wawrinka in quattro set e quella alle ATP Finals a Londra lasciata in due set a Andy Murray.
Di contro, le statistiche stagionali di Rafael Nadal comprendono i trionfi sulla terra a Monte Carlo (in due set contro Albert Ramos-Vinolas) e a Barcellona (in due set contro Dominic Thiem); tre le finali sul cemento, che l'hanno visto cedere a Roger Federer allo Slam australiano in cinque set e al 1000 di Miami in due set e, tra una e l'altra, a Sam Querrey ad Acapulco (in due set). Domani, lo spagnolo tenterà di ottenere il suo quinto successo in carriera al Mutua Madrid Open.
Federer dove ha giocato ha vinto: AusOpen, Indian Wells (due set contro Wawrinka) e Miami. Meglio di così, a quasi 36 anni, non avrebbe potuto fare. Di chi non ha mai fatto parte dei Fab Four non vale occuparsi, con la sola eccezione dello svizzero di scorta Stan Wawrinka - per gli appassionati dei Beatles: un po' il Billy Preston, direi - peristalticamente competitivo negli ultimi dodici mesi, con due vittorie (Ginevra e Flushing Meadows) e altrettante sconfitte in finale (San Pietroburgo e Indian Wells). Non solo per fini statistici segnalo che gli altri tornei fin qui disputati in stagione oltre ai già citati hanno avuto sempre protagonisti diversi, con due vittorie a testa per Grigor Dimitrov, Alexander Zverev, Jack Sock e Jo-Wilfried Tsonga mentre tutti gli altri (Gilles Muller, Roberto Bautista Agut, Victor Estrella Burgos, Alexandr Dolgopolov, Ryan Harrison, Dominic Thiem, Sam Querrey, Pablo Cuevas, Steve Johnson, Borna Coric, Lucas Pouille, Pablo Carreno Busta e Marin Cilic) hanno conquistato un trofeo.
A cosa serve questa lunga elencazione di nomi e tornei alla vigilia del primo turno degli Internazionali BNL d'Italia? A dimostrare che la classifica mondiale (la Emirates ATP Rankings, che tiene conto dei risultati degli ultimi dodici mesi) non rappresenta affatto i valori in campo, almeno nella fase iniziale della stagione. Qui domina - dati di stasera - Murray con 10.360 punti, seguito da Djokovic con 6.845, Wawrinka con 5.605, Federer con 5.035, Nadal con 4.795 che domani potrebbero diventare 5.195. A seguire, da quota 4.180 in giù, gli altri cinque Top Ten Milos Raonic, Thiem, Cilic, Kei Nishikori e David Goffin.
Molto più significativo è il ranking Race Atp che considera soltanto i risultati da inizio anno: primo Nadal con 4.345 punti e secondo da Federer con 4.045. Sotto quota duemila sono Thiem, Goffin, Wawrinka, Dimitrov, Carreno-Busta, Tsonga, Sock e Ramos Vinolas. Murray è undicesimo con 1.210 punti, Djokovic sedicesimo con 1.025. L'unico Under 21 tra i primi venti in corsa per le Finals autunnali è Sasha Zverev con 1.140 punti e sotto i 23 anni c'è, solitario, Nick Kyrgios.
Con queste premesse, dal Foro Italico potrebbero venire indicazioni utili a interpretare (o indovinare, come gli aruspici quando esaminavano il fegato e gli intestini degli animali sacrificati) quanto potrebbe accadere nella fase più fitta di impegni della stagione, dal Roland Garros agli UsOpen. Assente Federer, che ricomparirà a Parigi, tocca ai numeri 1 e 2 al mondo provare a smentire chi, dopo quattro mesi e mezzo di tornei deludenti, li dà per irrecuperabili. Murray è apparso sereno e divertito ieri a Roma durante la lectio magistralis della madre Judy ai maestri sugli spalti della nuova Next Gen Arena nonostante a Madrid abbia patito oltremodo l'aggressività del giovane croato Borna Coric (3-6 3-6 negli ottavi di finale). Il suo sembra un momentaneo problema fisico più che psicologico, quindi non è da escludere un buon torneo a Roma. Tutt'altra storia quella di Djokovic. Una volta di più, oggi il serbo è stato dominato da Nadal in semifinale (6-2 6-4) più per colpe proprie che per meriti dell'avversario. Il suo diritto non funziona più, il servizio non è mai decisivo, fatica a rientrare quando viene spostato al limite destro o sinistro del campo, soprattutto appare incapace di riprendere il filo della partita nei momenti nei quali più ce ne sarebbe bisogno. Eppure aveva saltato il quarto di finale grazie al forfait di Nishikori: il riposo supplementare lo ha, se possibile, incupito. Saprà ripartire da Roma?
L'uomo da battere sarà Nadal. Del suo torneo madrileno di Nadal mi ha impressionato soprattutto la facilità (6-3 6-1) con la quale negli ottavi si è sbarazzato di Kyrgios. Lo spagnolo è caricato a mille e vuole arrivare a Parigi con alle spalle una lunga sequenza di successi. Poi, forse, farà come Federer e si prenderà una pausa.
Di contro, le statistiche stagionali di Rafael Nadal comprendono i trionfi sulla terra a Monte Carlo (in due set contro Albert Ramos-Vinolas) e a Barcellona (in due set contro Dominic Thiem); tre le finali sul cemento, che l'hanno visto cedere a Roger Federer allo Slam australiano in cinque set e al 1000 di Miami in due set e, tra una e l'altra, a Sam Querrey ad Acapulco (in due set). Domani, lo spagnolo tenterà di ottenere il suo quinto successo in carriera al Mutua Madrid Open.
Federer dove ha giocato ha vinto: AusOpen, Indian Wells (due set contro Wawrinka) e Miami. Meglio di così, a quasi 36 anni, non avrebbe potuto fare. Di chi non ha mai fatto parte dei Fab Four non vale occuparsi, con la sola eccezione dello svizzero di scorta Stan Wawrinka - per gli appassionati dei Beatles: un po' il Billy Preston, direi - peristalticamente competitivo negli ultimi dodici mesi, con due vittorie (Ginevra e Flushing Meadows) e altrettante sconfitte in finale (San Pietroburgo e Indian Wells). Non solo per fini statistici segnalo che gli altri tornei fin qui disputati in stagione oltre ai già citati hanno avuto sempre protagonisti diversi, con due vittorie a testa per Grigor Dimitrov, Alexander Zverev, Jack Sock e Jo-Wilfried Tsonga mentre tutti gli altri (Gilles Muller, Roberto Bautista Agut, Victor Estrella Burgos, Alexandr Dolgopolov, Ryan Harrison, Dominic Thiem, Sam Querrey, Pablo Cuevas, Steve Johnson, Borna Coric, Lucas Pouille, Pablo Carreno Busta e Marin Cilic) hanno conquistato un trofeo.
A cosa serve questa lunga elencazione di nomi e tornei alla vigilia del primo turno degli Internazionali BNL d'Italia? A dimostrare che la classifica mondiale (la Emirates ATP Rankings, che tiene conto dei risultati degli ultimi dodici mesi) non rappresenta affatto i valori in campo, almeno nella fase iniziale della stagione. Qui domina - dati di stasera - Murray con 10.360 punti, seguito da Djokovic con 6.845, Wawrinka con 5.605, Federer con 5.035, Nadal con 4.795 che domani potrebbero diventare 5.195. A seguire, da quota 4.180 in giù, gli altri cinque Top Ten Milos Raonic, Thiem, Cilic, Kei Nishikori e David Goffin.
Molto più significativo è il ranking Race Atp che considera soltanto i risultati da inizio anno: primo Nadal con 4.345 punti e secondo da Federer con 4.045. Sotto quota duemila sono Thiem, Goffin, Wawrinka, Dimitrov, Carreno-Busta, Tsonga, Sock e Ramos Vinolas. Murray è undicesimo con 1.210 punti, Djokovic sedicesimo con 1.025. L'unico Under 21 tra i primi venti in corsa per le Finals autunnali è Sasha Zverev con 1.140 punti e sotto i 23 anni c'è, solitario, Nick Kyrgios.
Con queste premesse, dal Foro Italico potrebbero venire indicazioni utili a interpretare (o indovinare, come gli aruspici quando esaminavano il fegato e gli intestini degli animali sacrificati) quanto potrebbe accadere nella fase più fitta di impegni della stagione, dal Roland Garros agli UsOpen. Assente Federer, che ricomparirà a Parigi, tocca ai numeri 1 e 2 al mondo provare a smentire chi, dopo quattro mesi e mezzo di tornei deludenti, li dà per irrecuperabili. Murray è apparso sereno e divertito ieri a Roma durante la lectio magistralis della madre Judy ai maestri sugli spalti della nuova Next Gen Arena nonostante a Madrid abbia patito oltremodo l'aggressività del giovane croato Borna Coric (3-6 3-6 negli ottavi di finale). Il suo sembra un momentaneo problema fisico più che psicologico, quindi non è da escludere un buon torneo a Roma. Tutt'altra storia quella di Djokovic. Una volta di più, oggi il serbo è stato dominato da Nadal in semifinale (6-2 6-4) più per colpe proprie che per meriti dell'avversario. Il suo diritto non funziona più, il servizio non è mai decisivo, fatica a rientrare quando viene spostato al limite destro o sinistro del campo, soprattutto appare incapace di riprendere il filo della partita nei momenti nei quali più ce ne sarebbe bisogno. Eppure aveva saltato il quarto di finale grazie al forfait di Nishikori: il riposo supplementare lo ha, se possibile, incupito. Saprà ripartire da Roma?
L'uomo da battere sarà Nadal. Del suo torneo madrileno di Nadal mi ha impressionato soprattutto la facilità (6-3 6-1) con la quale negli ottavi si è sbarazzato di Kyrgios. Lo spagnolo è caricato a mille e vuole arrivare a Parigi con alle spalle una lunga sequenza di successi. Poi, forse, farà come Federer e si prenderà una pausa.