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Quattro sconfitti, quattro speranze

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Dando ragione al filosofo tedesco Martin Heidegger secondo il quale "la rinuncia non toglie, la rinuncia dona", Dominic Thiem rinunciò, quasi adolescente, a un eccellente rovescio bimane per diventare più competitivo. Glielo consigliò il coach Gunther Bresnik, lui accettò di buon grado. Conquistato, torneo dopo torneo, un posto stabile tra i Top Ten, due settimane fa in finale al Masters 500 di Barcellona l'austriaco classe 1993 fu sconfitto per 6-4 6-1 da Rafael Nadal. Oggi a Madrid, che è un Masters 1000, ha costretto lo spagnolo a inseguirlo e a durare parecchia fatica nel tie break nel primo set della finale. Nella seconda frazione Rafa ha forzato, preso il largo, rischiato di venire raggiunto a un passo dalla vittoria, chiuso il match (6-4), grazie a un servizio tornato risolutivo e a una sapienza di gioco sopraffina. Resta la sensazione che, sulla terra rossa, il divario tra i due sia ormai minimo.
 
Se fosse il ragazzo di Wuener Neustadt da domani ufficialmente numero 7 ATP l'uomo forte del prossimo futuro del tennis? Ripetesse agli Internazionali BNL d'Italia le prestazioni degli ultimi tempi, si confermerebbe il "late millennial" più solido e continuo, in attesa della maturazione di Nick Kyrgios, Sascha Zverev e Borna Coric.
 
Una volta ribadito dal verdetto del campo che Nadal, scalzando Roger Federer dal quarto posto del ranking ATP, è tornato a rivestire i panni del più forte sulla terra rossa, è ora che ci si occupi (lo dico per me, come promemoria) con più assiduità dei giovani. Oggi, per esempio, al Foro Italico s'è capito in fretta che non sarebbe stata questa la domenica di Matteo, Ernesto o Jared. Nessun dramma, per carità, ne avranno centinaia da festeggiare, ovunque, per anni. A Matteo Berrettini, numero 250 al mondo, 21 anni appena compiuti, è toccato esordire nel tabellone principale degli Internazionali, finora visti in tv e dagli spalti, contro Fabio Fognini, ATP 29. L'emozione del Centrale taglia le gambe, come certifica il 6-1 6-3 a favore del più forte giocatore azzurro. Il pubblico - che quando c'è un italiano in campo lo tifa a prescindere ma se c'è un romano come "Berre" tratta l'avversario quasi fosse kazako anziché ligure di Arma di Taggia - dà la carica al pupillo del Circolo Aniene, riuscendoci in parte nel secondo set. Fabio, che ha nove anni più di Matteo, dietro ogni colpo fa intravedere le battaglie sui campi di ogni continente. L'allievo di Vincenzo Santopadre no, per adesso per ragioni anagrafiche. Possiede un eccellente servizio, seppure dalle percentuali da far crescere, e un buon diritto. Il rovescio è spesso in back, difensivo, insufficiente se appena forzato. C'è da lavorarci parecchio, così come vanno migliorate la mobilità e la velocità di esecuzione. Matteo, che ha testa e carattere, ne è consapevole: "Rispetto a Fabio, che esegue perfettamente ogni fondamentale, ho molti buchi da riempire. Lui mi piace per come sa uscire dai momenti di difficoltà". Gli chiedono se si senta in lizza per un posto nella squadra di Davis: "Non può essere l'azzurro il mio obiettivo per la semplice ragione che ci sono altri più forti di me. Se ne riparla fra due, tre o quattro anni". Uno così può soltanto crescere: non è l'umiltà a fargli difetto.
 
Gli americani Ernesto Escobedo e Jared Donaldson compiranno 21 anni in luglio e in ottobre. L'esegesi del regolamento ATP ("...aged 21 or under and ranked in the Top 200 of the Emirates ATP Rankings are billed as the Next Generation of stars on the ATP World Tour") lascia intendere che entrambi potrebbero entrare di diritto tra gli otto eletti delle Next Gen ATP Finals d'autunno sebbene all'epoca "sopra soglia". Il californiano di origine messicana, figlio di un ex pro del tennis che voleva impedirgli d'impugnare la racchetta, e il ragazzo del New Hampshire forgiato tennisticamente in Argentina sono rispettivamente i numeri 5 e 6 della classifica Road To Milan, mentre Berrettini è numero 19 ma potrebbe, salendo in classifica, puntare all'unica wild card disponibile per il supertorneo milanese in programma dal 7 all'11 novembre. 
 
Oggi i due virgulti Made in USA sono stati sconfitti nel turno decisivo delle qualificazioni da espertissimi veterani. Escobedo le ha buscate sonoramente dal sudafricano Kevin Anderson (6-2 6-3), Donaldson dal francese Adrian Mannarino (6-4 6-1). Tuttavia, Jared non lascia il torneo perché infilato all'ultimo minuto nel tabellone principale come lucky loser. Affronterà domani un altro americano, Ryan Harrison, e non è detto che le sue vacanze romane finiscano lì.