Chi dice "non vedo l'ora che..." m'infastidisce. Sarebbe autolesionista, alla mia età, sperare che il tempo passi in fretta. Vorrei rallentarlo, il tempo. Eppure mi piacerebbe saltare subito al prossimo 7 novembre - con biglietto di ritorno prepagato per il 17 maggio - per un'anteprima in esclusiva sugli effetti delle nuove regole annunciate ieri dall'ATP, in sperimentazione durante le partite delle Next Gen Finals di Milano.
La rivoluzione illustrata dal grande capo dell'ATP Chris Kermode impatta poco sugli scambi in campo ma molto su tutto il resto. Ci abitueremo presto alla palla di servizio che, pur avendo toccata la rete, resta in gioco se rimbalza nel rettangolo al quale è destinata. Le altre novità riguardano i calcoli dei punteggi nei game (sul 40 pari c'è il punto secco sul servizio dal lato scelto da chi risponde), i set (il tie break viene disputato sul 3 pari) e il match (al meglio dei cinque set, una sorta di bonsai di Slam e Davis). Il resto sono innovazioni di contesto, con conseguenze sul ritmo dell'evento: cinque minuti esatti di riscaldamento prepartita; tempi contingentati tra un punto e l'altro, ai cambi di campo e per l'unico time-out medico consentito; possibilità di chiedere il coaching, cioè di farsi dare consigli dall'allenatore. Infine, una regola che riguarda indirettamente i giocatori: il pubblico avrà accesso alle tribune anche mentre sono in corso gli scambi.
Il pomeriggio a bassa intensità del Foro Italico - Nadal gioca tre game prima che Almagro lasci il campo per infortunio, Del Potro s'affatica appena con Edmund, Sascha Zverev si fa beffe di Troicki - lascia spazio per un esercizio di stile: seguire Milos Raonic vs. Tommy Haas simulando che giochino con le nuove regole. Il match reale sul Pietrangeli finisce 6-4 6-3 per il canadese, al quale basta un break per set per chiudere senza rischi. Applicando il pacchetto-Kermode la partita sarebbe invece finita 4-3 4-1 4-1 a favore di Raonic, avrebbe contato due game in meno (17 contro 19) e sarebbe durata un'ora e 3 minuti anziché un'ora e 14. Nel primo miniset ho fatto finta che sul 3 pari, raggiunto senza mai ricorrere ai vantaggi, si disputasse il tie break, mentre in effetti ha servito Raonic. Nel caso specifico, l'ipotesi ha favorito il ragazzo nato a Podgorica, tra i più potenti bombardieri del circuito. Il secondo miniset è filato via liscio. I due servizi ripetuti da Haas secondo la "vecchia regola" non hanno influito sul risultato, condizionato da un doppio break. Ho infine unilateralmente "accorciato" il terzo miniset in quanto, sul 40 pari mentre era virtualmente sotto per 2-1, Haas ha ceduto il punto secco all'avversario. Se nella mia simulazione il game se l'è dunque preso Raonic, in realtà s'è trattato di un "vantaggio esterno" poi recuperato da Haas.
Al di là delle forzature - le condizioni non consentono di valutare l'incidenza psicologica dei miniset e nemmeno dei futuri 25 secondi tassativi che intercorreranno tra la conclusione di uno scambio e il servizio successivo - l'impressione è che le Kermode Rules velocizzino e amplifichino il dinamismo dei match. Con aumento del tasso di spettacolarità. Vedremo a Rho.
Anche com'è adesso, comunque, il tennis può essere parecchio spettacolare. Ne sono testimoni quanti al tramonto scelgono la Next Gen Arena dove si affrontano Dominic Thiem (al quale non piacciono le regole proposte dall'ATP) e Pablo Cuevas, entrambi al massimo della forma e del ranking ATP: 7 l'austriaco, 22 l'uruguaiano. Solo quattro giorni fa, nella capitale spagnola, in semifinale il sudamericano aveva ceduto per 6-4 6-4 al ragazzo di Wiener Neustadt. Oggi l'equilibrio fatto di fiondate da fondo campo e frequenti rallentamenti si mantiene per un'ora e mezza, nonostante il sudamericano dia più volte idea di poter allungare. Invece è Dominic, reduce dalle finali perse per mano di Rafa Nadal d'un niente a Madrid (7-6 6-4) e nettamente a Barcellona (6-4 6-1) a prendersi il tie break del primo set e il break strategico sul 4-3 nel secondo. Finisce 7-6 6-4.
In assenza di Roger Federer, gli applausi e gli incitamenti indicano che il popolo del Foro sta prendendo in considerazione la possibilità di adottare definitamente Dominic come nuovo beniamino sul quale riversare le proprie attenzioni. Dominic ha tutte le caratteristiche utili per piacere: dispone di un tennis classico, ha un atteggiamento in campo improntato alla massima correttezza, è il più maturo tra quanti hanno meno di 24 anni. In più, adora la terra rossa: "Mi sento molto sicuro dei miei mezzi", ha detto in conferenza stampa. Cinque lustri dopo Thomas Master, un altro austriaco s'appresta a conquistare Roma. Stavolta, però, il suo cammino potrebbe incrociarsi con quello di Rafa già ai quarti, venerdì.
La rivoluzione illustrata dal grande capo dell'ATP Chris Kermode impatta poco sugli scambi in campo ma molto su tutto il resto. Ci abitueremo presto alla palla di servizio che, pur avendo toccata la rete, resta in gioco se rimbalza nel rettangolo al quale è destinata. Le altre novità riguardano i calcoli dei punteggi nei game (sul 40 pari c'è il punto secco sul servizio dal lato scelto da chi risponde), i set (il tie break viene disputato sul 3 pari) e il match (al meglio dei cinque set, una sorta di bonsai di Slam e Davis). Il resto sono innovazioni di contesto, con conseguenze sul ritmo dell'evento: cinque minuti esatti di riscaldamento prepartita; tempi contingentati tra un punto e l'altro, ai cambi di campo e per l'unico time-out medico consentito; possibilità di chiedere il coaching, cioè di farsi dare consigli dall'allenatore. Infine, una regola che riguarda indirettamente i giocatori: il pubblico avrà accesso alle tribune anche mentre sono in corso gli scambi.
Il pomeriggio a bassa intensità del Foro Italico - Nadal gioca tre game prima che Almagro lasci il campo per infortunio, Del Potro s'affatica appena con Edmund, Sascha Zverev si fa beffe di Troicki - lascia spazio per un esercizio di stile: seguire Milos Raonic vs. Tommy Haas simulando che giochino con le nuove regole. Il match reale sul Pietrangeli finisce 6-4 6-3 per il canadese, al quale basta un break per set per chiudere senza rischi. Applicando il pacchetto-Kermode la partita sarebbe invece finita 4-3 4-1 4-1 a favore di Raonic, avrebbe contato due game in meno (17 contro 19) e sarebbe durata un'ora e 3 minuti anziché un'ora e 14. Nel primo miniset ho fatto finta che sul 3 pari, raggiunto senza mai ricorrere ai vantaggi, si disputasse il tie break, mentre in effetti ha servito Raonic. Nel caso specifico, l'ipotesi ha favorito il ragazzo nato a Podgorica, tra i più potenti bombardieri del circuito. Il secondo miniset è filato via liscio. I due servizi ripetuti da Haas secondo la "vecchia regola" non hanno influito sul risultato, condizionato da un doppio break. Ho infine unilateralmente "accorciato" il terzo miniset in quanto, sul 40 pari mentre era virtualmente sotto per 2-1, Haas ha ceduto il punto secco all'avversario. Se nella mia simulazione il game se l'è dunque preso Raonic, in realtà s'è trattato di un "vantaggio esterno" poi recuperato da Haas.
Al di là delle forzature - le condizioni non consentono di valutare l'incidenza psicologica dei miniset e nemmeno dei futuri 25 secondi tassativi che intercorreranno tra la conclusione di uno scambio e il servizio successivo - l'impressione è che le Kermode Rules velocizzino e amplifichino il dinamismo dei match. Con aumento del tasso di spettacolarità. Vedremo a Rho.
Anche com'è adesso, comunque, il tennis può essere parecchio spettacolare. Ne sono testimoni quanti al tramonto scelgono la Next Gen Arena dove si affrontano Dominic Thiem (al quale non piacciono le regole proposte dall'ATP) e Pablo Cuevas, entrambi al massimo della forma e del ranking ATP: 7 l'austriaco, 22 l'uruguaiano. Solo quattro giorni fa, nella capitale spagnola, in semifinale il sudamericano aveva ceduto per 6-4 6-4 al ragazzo di Wiener Neustadt. Oggi l'equilibrio fatto di fiondate da fondo campo e frequenti rallentamenti si mantiene per un'ora e mezza, nonostante il sudamericano dia più volte idea di poter allungare. Invece è Dominic, reduce dalle finali perse per mano di Rafa Nadal d'un niente a Madrid (7-6 6-4) e nettamente a Barcellona (6-4 6-1) a prendersi il tie break del primo set e il break strategico sul 4-3 nel secondo. Finisce 7-6 6-4.
In assenza di Roger Federer, gli applausi e gli incitamenti indicano che il popolo del Foro sta prendendo in considerazione la possibilità di adottare definitamente Dominic come nuovo beniamino sul quale riversare le proprie attenzioni. Dominic ha tutte le caratteristiche utili per piacere: dispone di un tennis classico, ha un atteggiamento in campo improntato alla massima correttezza, è il più maturo tra quanti hanno meno di 24 anni. In più, adora la terra rossa: "Mi sento molto sicuro dei miei mezzi", ha detto in conferenza stampa. Cinque lustri dopo Thomas Master, un altro austriaco s'appresta a conquistare Roma. Stavolta, però, il suo cammino potrebbe incrociarsi con quello di Rafa già ai quarti, venerdì.