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Ecco Nole come lo conoscevamo

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Nel ranking in tempo reale Race to London, che tiene conto soltanto dei risultati del 2017, Alexander "Sascha" Zverev è quarto con 1730 punti al pari con David Goffin, mentre Novak Djokovic è settimo con 1615. La finale di domani non propone quindi un superfavorito nell'ex numero 1 ATP, che dovrà dare il meglio per contenere l'esuberanza giovanile del tedesco. Il "meglio", peraltro, è semplicemente quanto ha fatto vedere stasera nella sua impressionante semifinale contro Dominic Thiem.

Il sabato di Nole è stato complesso nell'organizzazione e trionfale nel bilancio. Il prologo è all'ora di pranzo, quando va a sistemare i conti personali con il Signore della Pioggia. L'ha fatto nella città e nel luogo giusti, il Centrale romano "che è - parole sue - il Colosseo del nostro sport". L'anno scorso a Wimbledon fu responsabilità dell'irascibile dio Meteo (e degli sconside…
Nel ranking in tempo reale Race to London, che tiene conto soltanto dei risultati del 2017, Alexander "Sascha" Zverev è quarto con 1730 punti al pari con David Goffin, mentre Novak Djokovic è settimo con 1615. La finale di domani non propone quindi un superfavorito nell'ex numero 1 ATP, che dovrà dare il meglio per contenere l'esuberanza giovanile del tedesco. Il "meglio", peraltro, è semplicemente quanto ha fatto vedere stasera nella sua impressionante semifinale contro Dominic Thiem.

Il sabato di Nole è stato complesso nell'organizzazione e trionfale nel bilancio. Il prologo è all'ora di pranzo, quando va a sistemare i conti personali con il Signore della Pioggia. L'ha fatto nella città e nel luogo giusti, il Centrale romano "che è - parole sue - il Colosseo del nostro sport". L'anno scorso a Wimbledon fu responsabilità dell'irascibile dio Meteo (e degli sconsiderati organizzatori degli Championships, che gli negarono la Centre Court coperta) l'uscita di scena anzitempo del serbo, reduce quattro successi consecutivi negli Slam. Scrissi allora che si trattò di un match in quattro set e cinque atti: tante furono le interruzioni per pioggia. Sfinito dalle soste, s'arrese. Passò il turno Sam Querrey, e da quel giorno l'ex numero uno sembrò essersi perso. Un blackout di dieci mesi. Che forse si conclude al Foro Italico.

Oggi, alla ripresa del quarto di finale dopo la sospensione di ieri sera sul 6-1 1-2 determinata da un temporale devastante, l'ex numero 1 sceglie di non tornare sul terreno, gradito a Juan Martin Del Potro, degli scambi da fondo. Imposta una strategia ricca di variazioni. Allunga, rallenta, incrocia e poi sventaglia dall'altra parte, smorza. L'argentino è in evidente in difficoltà negli spostamenti, con conseguente perdita della leggerezza che, di norma, stupisce in un atleta della sua stazza. Il 6-4 arriva rapidamente e Djokovic va a riposarsi in attesa della semifinale da giocare dopo poco, all'ora di cena. È la sua ottava a Roma. E per l'ottava volta accede alla finale.

Il match, che comincia al tramonto, è un assolo di Nole, guardato a vista dal fratello Marko e dalla moglie Jelena. Un assolo di quelli di un tempo, da dominatore assoluto. Appare ringiovanito, ha la grinta e la fame che aveva perso dopo la finale del Roland Garros e il diluvio londinese. Il primo set (6-1) si consuma in 26 minuti che annichiliscono Thiem, forse svuotato dal successo di ieri con Nadal. Il serbo sbaglia pochissimo, l'austriaco troppo. 
 
Il secondo set è più combattuto. Il secondo game, con Djokovic già avanti di un break, va ai vantaggi. Dominic guadagna mezzo metro di campo, Nole arretra della stessa misura. Come con lo spagnolo 24 ore prima, il ragazzo ritrova la libertà di braccio e di testa, ma non la precisione di ieri. Tutto inutile. Quasi fosse la più importante semifinale della carriera, Djokovic non gli concede nulla fino al quarto game - ancora ai vantaggi - che si risolve comunque a suo favore. Perfetto al servizio ma soprattutto devastante alla risposta, il dominatore del 2011 e del 2015-2016 vuole massacrare psicologicamente il giovanotto venuto da Wiener Neustadt. Finisce 6-0 in 33 minuti.

Nell'altra semifinale, giocata nel pomeriggio e durata meno di due ore, Sascha Zverev prende subito le misure a John Isner. L'americano lancia le sue saette da un colle di tre metri e mezzo (208 centimetri d'altezza ai quali aggiungere l'estensione del braccio e il salto per colpire la palla), ma l'avversario è altrettanto inesorabile quando serve. In più, il neo-ventenne di Amburgo mostra, smentendomi, di disporre già dei numeri che servono per cercare con caparbia qualche contromisura al servizio dell'avversario. Ci riesce una volta nel primo set quand'è avanti 3-2. Non si ripete nel secondo set, che si decide nel tie-break. Zverev ha pochi secondi di confusione che gli costano due minibreak. Ne recupera uno, ma Isner non si fa impressionare, chiude e porta il match al terzo set. Che ha poca storia da raccontare. La superiorità complessiva di Sascha è esplicita: ottiene due break e va 3-0, rischia di restituirne uno quando si ritrova 3-1 0-40, conquista il terzo break e chiude con un 6-1 che gli vale la prima finale in un Masters 1000. L'ultimo a giocarne e vincerne una alla sua età (aveva due mesi in meno) fa di nome Novak Djokovic, a Miami 2007 contro Guillermo Canas. Ci farà presto l'abitudine, sappiatelo. Intanto, si gode la prima vera popolarità globale: è già amato dalle ragazzine come un tempo le rockstar. Come Eric Clapton, al quale somiglia un po', dicono quelle che avevano sedici anni nel '68.
Twitter@claudiogiua