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L'iniziazione di un campione

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Cosa fa la differenza, un'ora di sonno in meno, un litigio familiare, un piatto di verdura di traverso? Dopo le brutali prove di forza di ieri con Juan Martin Del Potro e Dominic Thiem, era lecito aspettarsi che Novak Djokovic recapitasse  - come @vdisalvo61 suggerisce via Twitter - anche a Sascha Zverev lo stesso messaggio che Paolo Conte mandò all'indefinito ragazzino della milonga verde: "...descansate niño ché continuo io". Non viceversa, come è accaduto. Il serbo lo ammette, senza cercare scuse: con Dominic sabato sera ho giocato la mia migliore partita dell'anno, qui con Sascha qualcosa è andato storto. Dal Roland Garros sapremo se il "qualcosa di storto" è stato colpa di Nole o soprattutto merito del quasi imberbe avversario. Allo Slam di Parigi, al via tra otto giorni, potrebbe infatti cambiare molto, perché il suo nuovo coach sarà, seppure part-time, Andre Agassi, uno che ha dovuto e saputo lavorare sulle proprie azioni e reazioni oltre che sui muscoli. Forse per Djoker è il momento di cominciare a scrivere il suo "Open".

La finale del Centrale ha confermato il significato di quanto accaduto nella settimana del Foro Italico: anche se i trentenni che per oltre due lustri hanno dominato il circuito potranno continuare a dire la loro, a contrastarli si sono fatti avanti i nati quando gli anni novanta erano già maturi. Come Thiem, classe 1993, e soprattutto come Zverev, 1997. Come Nick Kyrgios, 1995, forse come Borna Coric, 1996, e Casper Ruud, dicembre 1998, il norvegese di cui si dicono meraviglie. Più determinati e motivati di quanti li hanno immediatamente preceduti - la generazione di mezzo che ha i propri campioni in Kei Nishikori, Milos Raonic, David Goffin e Grigor Dimitrov - questi ragazzini non hanno alcun timore quando devono affrontare i mostri sacri, anzi le sfide li eccitano e li spronano. Oggi Zverev ha controllato il match con Djokovic più di quanto il risultato, 6-4 6-3, riveli. Per esempio, l'attuale numero 2 al mondo, considerato il più efficace "risponditore" in circolazione, non è mai riuscito a mettere in difficoltà il giovane tedesco al servizio: il serbo non ha creato neanche un'occasione di break. Le statistiche sono esplicite, Sascha ha prevalso in ogni passaggio del match. Un ottimo metro sono le percentuali di punti ottenuti dal neo-Top Ten rispetto a Nole con la prima di servizio (84 contro 70) e con la seconda (69 contro 38): leggendole, Djokovic forse capirà come i suoi avversari si sentono quando lui li umilia.

Un'altra lezione che Roma ci lascia è di contesto. Il tennis è uno dei cardini dello showbiz sportivo globale, la macchina dell'intrattenimento con miliardi di spettatori e decine di miliardi di fatturato. È la disciplina che offre più eventi internazionali, perché i tornei organizzati contemporaneamente da ATP, WTA e ITF, più i Challenger e i Futures maschili  e nelle versioni femminili, sono dozzine. Ai livelli più elevati, i diritti televisivi e le sponsorizzazioni producono profitti da capogiro. Anche i giocatori e i loro staff incassano tanto, se sono tra i Top 50: gli organizzatori degli Internazionali BNL d'Italia verseranno domani oltre quattrocentomila e ottocentomila euro sui conti correnti di Elina Svitolina, vincitrice del torneo femminile, e di Zverev

Ma non è tutta una festa. Nelle manifestazioni più povere e periferiche si sfiora spesso lo sfruttamento dei tennisti, sono frequenti le aree grigie dove prospera il malaffare, i costi da sostenere per garantire qualche possibilità di crescita ai ragazzi più dotati sono molto alti. Per questi motivi servono protagonisti che diventino punti di riferimento per l'intero movimento agonistico, eccellenze organizzative che ne figlino altre, istituzioni che si preoccupino di tenere efficiente ed efficace il mondo delle scuole. Chiedo: i successi organizzativi possono innescare migliorie di sistema? Ancora: gli IBI sono la grande vetrina italiana del tennis, le Next Gen Finals autunnali a Milano faranno altrettanto. Adesso ci serve solo un nome nostro da inserire accanto a quelli dei ragazzini senza paura capeggiati da Alexander Zverev. Ne conoscete uno? 
Twitter@claudiogiua