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Un sofferto derby tra amici

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La certezza era che uno su sei passasse il turno, visto che Fabio Fognini e Andreas Seppi si dovevano sbrigare la faccenda tra loro. La speranza era che almeno un paio d'altri italiani raggiungessero il terzo atto dello Slam sulla terra rossa. Invece nessuno ce la fa oltre al ligure. Eliminati ieri Simone Bolelli da Dominic Thiem, Stefano Napolitano da Diego Schwartzman e Sara Errani da Kristina Mladenovic, oggi Paolo Lorenzi tenta inutilmente  di trovare qualche contromisura ai servizi dal quarto piano di John Isner (208 centimetri di altezza più l'estensione del lunghissimo braccio, l'elevazione da terra e il tratto dall'impugnatura della racchetta al punto d'impatto del piattocorda: diciamo tre metri e settanta complessivi?). Il confronto finale degli ace spiega quasi tutto: 21 l'americano, 7 il senese. Quando non ottiene il quindici senza che Paolo nemmeno tocchi la palla, Isner piazza di frequente un servizio talmente potente da piegargli le mani. 
 
Tosto come suo solito e con sapienza tennistica quando tocca a lui battere, Lorenzi riesce a imporre alla testa di serie numero 21 del Roland Garros un doppio tie break. È però come se alla fine dei tempi supplementari una squadra tirasse i rigori senza il portiere avversario in porta e l'altra si trovasse Gigi Buffon o Gigio Donnarumma tra i pali: finisce 6-3 7-6 7-6 in due ore e nove minuti. Paolo, che misura un metro e 83 centimetri, non troverebbe motivi di consolazione nello scoprire che gli uomini più alti hanno maggiore successo di chi è sotto il metro e 85 (per quel che mi riguarda, parecchio sotto): una università australiana ha calcolato che in media guadagnano mille dollari in più all'anno.
 
I suoi 178 centimetri hanno in passato fatto sbottare Fognini, che dal campo se l'è presa più volte con mamma e papà "che non m'hanno fatto più alto". Seppi sta bene com'è, con il suo metro e 91. Tra i due questo non è mai stato motivo di rivalità. Si conoscono bene, hanno un ottimo rapporto personale, talmente amichevole che qualche settimana Andreas si permise pubblicamente una battuta che Fabio non avrebbe consentito a nessun altro: in conferenza stampa a Charleroi per la Coppa Davis con il Belgio di David Goffin, capitan Barazzutti stava spiegando le ragioni del forfait del ligure ("Ha dolore a una mano e a un piede") quando una voce scandì distintamente: "...e al cervello". Era Seppi.  
 
Oggi il ligure e l'altoatesino, i migliori tennisti italiani dell'ultimo decennio, si rendono presto conto che il loro derby in terra di Francia trasfigura il campo 17 dello Stade del Roland Garros in un circolo italiano durante la finale della Serie A di tennis: spalti gremiti di soli connazionali, applausi frequenti ma tifo contenuto anche perché non si assiste, a tratti, a un match indimenticabile. Parecchi gli errori, troppo frequenti i break, tensione mai espressa con gesti o parole eppure palpabile: si direbbe che entrambi preferirebbero essere altrove.
 
Un match senza allegria, quindi. Fognini tiene per sè il ruolo della lepre, Seppi deve accontentarsi di quello dell'inseguitore che non raggiunge la preda. Il primo mostra più fantasia nei colpi, il secondo estrae dal cilindro alcuni pezzi di bravura soprattutto di dritto. La differenza è che a 33 anni, dopo un decennio tra i Top 100, Andreas non sembra avere la continuità e la testardaggine di qualche stagione fa. Ma forse è solo questione di preparazione non rifinita. Fabio, invece, appare fisicamente pronto e psicologicamente rilassato dopo la nascita del figlio. Il risultato, 6-4 7-5 6-3 in due ore e venti minuti, rispecchia quanto visto in campo. Ad attendere il numero 1 d'Italia c'è adesso Stan Wawrinka, nel 2015 trionfatore a Parigi.   
 
La sorpresa del primo pomeriggio è la sconfitta per 7-6 6-4 6-4 subita da Thomas Berdych, 14 ATP e semifinalista a Parigi nel 2010, per mano del ventunenne Karen Chachanov. Il moscovita che vive a Dubai, 53 ATP, con questo successo sale al quarto posto del ranking Race to Milan, alle spalle di Hyeon Chung ma ancora lontano dal croato Borna Coric e soprattutto dal tedesco Sascha Sverev. Questi ultimi, però, sono già usciti di scena al Roland Garros, mentre il russo e il coreano, che oggi ha quasi deriso l'uzbeko Denis Istomin (6-1 7-5 6-1), approdano al terzo turno di uno Slam, che per loro è un risultato senza precedenti.
Twitter@claudiogiua