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Meglio seguire i Next Gen

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Nella seconda giornata del terzo turno del tabellone maschile, Hyeon Chung e Karen Khachanov (la stampa italiana ha adottato la traslitterazione inglese dal cirillico, preferendola al più corretto Chacanov) sono i miei due campioni: nel senso che non intendo perdermi i match che li vedono, rispettivamente, affrontare Kei Nishikori e John Isner. Ci riesco, in parte, con il coreano, che ha compiuto 21 anni il 19 maggio, due giorni prima del russo adesso allenato in Spagna da Galo Blanco. La pioggia, infatti, interrompe le prove dei due superstiti della pattuglia Next Gen sul fronte dell'Open parigino. Il terzo e quarto set di Chung testimoniano della sua solidità: sotto per 7-5 6-4, riesce a prendersi il tie break del terzo set e ad andare in fuga nel quarto sullo 0-3, mentre Nishikori lo scruta allibito (e sollevato quando il giudice arbitro spedisce tutti negli spogliatoi). Il ragazzo, che ricordiamo finalista sconfitto a Wimbledon Junior da Gianluigi Quinzi, non dispone di colpi spettacolari, eppure è efficace sia in fase offensiva sia quando si difende. Dopo una meticolosa crescita a livello Challenger, da qualche mese Hyeon si sta concentrando sui tornei maggiori. In aprile ha raggiunto i quarti di finale a Barcellona, battendo avversari del calibro di Philip Kohlschreiber e Sascha Zverev, prima di venire fermato da Rafa Nadal. In maggio a Monaco di Baviera ha eliminato Gael Monfils e s'è spinto fino alla semifinale.

Khachanov è altrettanto maturo. Tennisticamente e - direi - sentimentalmente, visto che in novembre ha sposato Veronica, russa come lui, a Barcellona. Ha impugnato la sua prima racchetta quand'era all'asilo, a Mosca. Alto (198 centimetri) come il padre Abgar, campione di pallavolo, a 17 anni e 157 giorni è diventato il più giovane professionista russo di sempre. Nel settembre 2015 ha vinto il suo primo Challenger a Istanbul ai danni di Sergiy Stakhovsky. L'anno scorso ha eliminato Roberto Bautista Agut a Barcellona e, in ottobre, ha raggiunto la finale nell'ATP 250 di Chengdu in Cina, dove ha sconfitto Albert Ramos-Vinolas in tre set. Nell'unico set disputato oggi ha preso le misure - per quanto possibile, date le dimensioni - a John Isner, al quale ha concesso un solo punto nel tie break. Sicuramente l'americano ha commentato, mentalmente: "Impressive!". Vedremo che succederà domani alla ripresa dei due match, con i ragazzi numero 48 (Karen) e 57 (Hyeon) del live ranking ATP con più di una chance di realizzare l'impresa.

La pioggia non salva invece Fabio Fognini che, sul palcoscenico del Suzanne Lenglen, per 57 minuti interpreta il ruolo che di tanto in tanto si autoaffida, quello del duro che gioca quando i duri cominciano a giocare. Serve forte e preciso, tiene alto il proprio ritmo ma spezza quello dell'avversario, raggiunge ogni palla e la posiziona esattamente dove vuole. Riesce a strappare un break al numero 4 ATP Stan Wawrinka, 32 anni, lotta per difenderlo in un appassionante corpo a corpo, ha ottime occasioni - che non coglie - per chiudere il primo set a proprio favore, cede al tie-break anche in forza di un paio di punti fortunosi dello svizzero più forte di sempre, Roger Federer escluso.

Come talvolta nel teatro pirandelliano, dove dopo un atto uno dei protagonisti cambia parte in commedia, Fognini impersona ora quella che più spesso gli tocca: il fuoriclasse che rinuncia a combattere, in preda alle proprie incertezze e ubbie, forse anche per qualche problema fisico che gli impedisce di muoversi come vorrebbe. Subisce sei break consecutivi, mette in condizione il vincitore del Roland Garros 2015 di sfoggiare il proprio repertorio di colpi, a cominciare dallo sventaglio di rovescio a tutto braccio che è il migliore del circuito. Sono 23 minuti da mattatore, con Fabio che resta a guardare (6-0). Il numero 1 d'Italia ha un sussulto all'inizio del terzo set, quando Stan the Man ha un inatteso rilassamento. Potrebbe addirittura recuperare il break incassato, ma non ce la fa. Il match si chiude ingloriosamente così, dopo un set di 32 minuti, per 6-2. "Mi sono spento come una candelina", dirà sconsolato in conferenza stampa.

Nessun italiano raggiunge la seconda settimana dello Slam sulla terra rossa. Agli ottavi di finale approdano invece cinque spagnoli: Nadal, Bautista Agut, Ramos-Vinolas, Pablo Carreno Busta e Fernando Verdasco. Va così da più di vent'anni. Loro hanno i ricambi, noi li osserviamo invidiosi. Come molti ripetono inascoltati, urgono interventi a favore di una Next Gen nostrana. Non necessariamente della Federazione. I privati vanno altrettanto bene. Altrimenti finiremo per tifare per qualche ragazzo di Barcellona, se non per un coreano o un russo.
Twitter @claudiogiua