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Il male oscuro del guerriero

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C'è un piccolo "male oscuro", come lo chiamò Giuseppe Berto, nel vissuto attuale di Novak Djokovic. Altrimenti non si spiegherebbe quel che il consapevole "malato" risponde a chi gli chiede se stia meditando una pausa dal tennis: "Penso a molte cose, cerco di capire cosa è meglio per me. Non escludo nulla. Ma non mettiamo Andre in mezzo. Ci siamo appena conosciuti, questa è una faccenda mia". Il male oscuro è una leggera forma di depressione, azzardo. Andre è Agassi, il quale - come tutti sanno - con queste angosce ha avuto a che fare per più di vent'anni e adesso dovrebbe aiutare il più titolato giocatore di questo decennio a superare le proprie.
 
È forse il giorno più nero della carriera di Nole. Mai l'avevo visto sbuffare così, dopo ogni singolo scambio, e poi fissare un punto che va oltre le tribune del Suzanne Lenglen. Mai avevo letto, stampata sul suo volto, un'espressione a caratteri cubitali che significa "...e adesso che cazzo faccio?". Imprecare al cielo e chiedere incattivito il sostegno del suo staff e del pubblico nei passaggi cruciali dei match sí, l'avevo visto spesso: ma né io né altri lo ricordiamo cedere sotto il peso di due set persi per lasciare il terzo senza lottare.
 
Oltre ai muscoli facciali tesi, sono i movimenti in campo a tradire l'assenza della spavalderia di un tempo e la costante presenza dell'incertezza. È che Nole parte e arriva tardi, dopo infiniti scambi spara passanti che non passano e decelerazioni che si fermano contro la rete, non sfodera nemmeno una volta il guizzo che cambia il momentum della partita. Non prevede le mosse dell'avversario e tatticamente fa le scelte sbagliate, delle quali si rende conto ancora prima che l'ultima sua palla lunga si sperda lontana dalla riga di fondo. È esasperato e intristito. Un ex guerriero.
 
Quella di oggi a Parigi è "la" sconfitta, non una sconfitta come le altre. Si può perdere per mano di un qualunque Daniel Istomin ("...una giornata storta", pensammo tutti in gennaio a Melbourne) ma non per quella di Dominic Thiem, che ha come proprio impegno programmatico battere tutti i Top Five per detronizzarli. È vero che l'austriaco non è lo stesso giocatore al quale Djokovic meno di tre settimane fa in semifinale a Roma aveva lasciato un misero game e nei precedenti quattro confronti da Shangai 2014 alle ATP Finals dell'anno scorso aveva concesso un solo set, al tie break, nell'O2 Arena londinese. L'austriaco, che nel 2017 ha ottenuto risultati inferiori soltanto a quelli di Roger Federer e Rafael Nadal, ha impiegato tre anni e cinque match a trovare i colpi - il rovescio soprattutto - e la strategia per mettere in difficoltà l'ex numero 1 al mondo. Mission accomplished: oggi li usa con sapienza e determinazione fino a stroncare Nole con un eloquente 7-6 6-2 6-0 in due ore e un quarto. Però, mentre sappiamo chi è, cos'è e com'è oggi questo ragazzo di quasi 24 anni con la saggezza del veterano, non sappiamo più niente di chi è, cos'è e com'è oggi il campione serbo fresco trentenne. L'abbiamo perso, come dicono nelle serie tv delle Emergency Room, un anno fa con il suo primo trionfo a Parigi e non l'abbiamo più ripreso.
 
Nulla oggi va come Nole vorrebbe. Ne prende via via consapevolezza nel corso del primo set, che tuttavia potrebbe conquistare al tie break: "Si è deciso tutto lì", commenterà a fine partita. "Nel secondo ho lasciato un break decisivo. Difficile commentare il terzo set. Dominic ha meritato di vincere, oggi è stato migliore di me, mi ha impedito di giocare con il rovescio sia in top sia piatto. Non mi ha dato ritmo, variava continuamente". Nessun cronista avrebbe saputo essere altrettanto sintetico ed efficace.
 
Senza sorprese gli altri tre quarti di finale. Andy Murray ha faticato appena un po' con Kei Nishikori ma alla fine l'ha domato (2-6 6-1 7-6 6-1). Stan Wawrinka, con il quale domani lo scozzese si giocherà l'accesso alla finale del Roland Garros, ha contenuto in scioltezza qualsiasi velleità di Marin Cilic (6-3 6-3 6-1). Rafael Nadal ha passeggiato con Pablo Carreno Busta, costretto al ritiro per uno strappo alla schiena mentre era sotto per 2-6 0-2. Il numero 1 ATP contro lo svizzero numero 4. Lo spagnolo numero 2 (dopo i risultati di oggi, Nadal supera Djokovic) contro il numero 8, Thiem. Semifinali col botto.
Twitter@claudiogiua