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Nadal vuole diventare un mito

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Lo svedese Mats Wilander vinse il Roland Garros nel 1982 ad appena 17 anni, la stessa età del cino-americano Michael Chang al tempo del suo clamoroso trionfo parigino nel 1989. Il maiorchino Rafael Nadal aveva da poco compiuto 19 anni nel 2005 quando conquistò il primo dei suoi nove Slam sulla terra rossa. Era di qualche mese più anziano, nel 1997, il brasiliano Gustavo "Guga" Kuerten che, contro ogni previsione, sconfisse in finale l'espertissimo terraiolo spagnolo Sergi Bruguera, classe 1971, allora solo numero 19 del mondo ma già trionfatore nello stadio Philippe Chatrier nel 1993 e nel 1994. Le tecniche di preparazione e, forse, la chimica di supporto hanno spostato in avanti il calendario biologico dei campioni, tanto che oggi siamo qui a celebrare come finalisti di Parigi 2017 Nadal, che ha compiuto 31 anni la scorsa settimana, e Stan Wawrinka, che ha doppiato a fine marzo la boa dei 32 anni e per qualche ora ha temporaneamente occupato, oggi, il secondo gradino della classifica mondiale sopravanzando lo spagnolo.

A prescindere dal diverso grado di stagionatura di ciascuno dei protagonisti, la prima semifinale di oggi va archiviata tra le più combattute e avvincenti degli ultimi Open parigini. C'era da aspettarselo: il match con Wawrinka e Andy Murray è un consolidato classico alla diciottesima replica. Quello con Thiem e Nadal resta invece un aspirante classico del tennis, nonostante l'inusuale frequenza: il quarto confronto in tre mesi e il settimo in assoluto in tre anni, con un parziale adesso di 5 vittorie a 2 per lo spagnolo.  

Il mio primo "Wawrinka vs. Murray" dal vivo fu nel 2008 agli Internazionali del Foro Italico. La seconda volta coincise con una serata storica del 2009: l'esordio del tetto mobile sul campo centrale dell'All England Lawn Tennis & Croquet Club. Come oggi, in entrambe le occasioni lo scozzese e lo svizzero si presero a pallate: tennis preferibilmente muscolare, il loro. A Roma passò Stan the Man abbastanza agevolmente per 6-2 7-6, a Wimbledon prevalse Andy per 2-6 6-3 6-3 5-7 6-3 (un unicum, i cinque set, fino a ieri). Come oggi, anche in quelle due occasioni Wawrinka - ricordo - forzava costantemente da fondo campo e Murray si difendeva così efficacemente da diventare, alla lunga, a propria volta aggressivo. Uno schema che, al netto delle sporadiche inversioni di ruolo, tutti conosciamo bene e apprezziamo perché assicura lo spettacolo di scambi caratterizzati dalla prevalenza del rovescio.

Primo set di dispendiosissimo equilibrio (6-7 per il numero 1 ATP) e secondo con netta prevalenza di Wawrinka (6-3), il quale sembra prendere il volo anche nel terzo: Murray, costretto a inseguire, è cocciuto e abile a sfruttare un paio di pause dell'avversario, che raggiunge e poi impallina grazie a una minore propensione all'errore (5-7). Nel quarto set salta l'impostazione dei tre precedenti parziali, gli scambi si fanno più serrati, i servizi più incisivi. Ai colpi meno potenti fanno da contrappeso le più marcate sensibilità e sapienza di braccio e polso. Al momento clou, dopo dodici game tesi e sempre al limite, passa Stan (7-6).

Il quinto set comincia dopo oltre quattro ore di battaglia ma dura pochissimo: 28 minuti. È uno show rossocrociato improntato all'accentuata efficacia delle sventagliate di rovescio, alla precisione dei lungolinea e dei cross di diritto, al fine tuning dell'intelligenza tattica. Con tre break presi di forza e altrettanti game di servizio impeccabili, Wawrinka si porta sul 5-0. Murray non ha più risorse fisiche all'altezza dell'impegno, sebbene con orgoglio recuperi uno dei break. Poi Stan chiude la pratica sul 6-1 grazie a un rovescio lungolinea formidabile. Nei testa-a-testa con Andy si riporta sotto: otto vittorie e dieci sconfitte.

È tardo pomeriggio quando prende avvio la semifinale di Nadal e Thiem. Lo spagnolo appare subito concentrato e determinato. L'austriaco invece non si è del tutto ripeso dalla sbornia di felicità per aver sconfitto, per la prima volta in carriera, Novak Djokovic. Nei primi tre quarti d'ora non sfoggia mai il tocco magico di mercoledì, quando non aveva sbagliato nulla, e prima di trovare le contromisure, schiacciato com'è nell'angolo sinistro della sua metà campo, Nadal è già sul 6-3.

Dominic cambia strategia nel secondo set, con accelerazioni e affondi rischiosissimi. Doversi spostarsi come la navetta di un telaio non spaventa  Rafa, che riesce a contenere la prolungata sfuriata rispondendo con palle arrotate e con rimbalzo altissimi, difficili da controllare. Gli basta un break per ottenere il secondo parziale (6-4).

Alzare il ritmo e il peso dei colpi non paga se dall'altra parte del campo c'è la migliore versione di Nadal da parecchi anni in qua. Thiem si conferma in alcuni passaggi del match il miglior Over 21-Under 29 al mondo ma non ha ancora la continuità necessaria per eliminare in sequenza due Top Four. Nel terzo set si trova nelle stesse condizioni alle quali ha ridotto 48 ore prima il povero Djokovic: incapace di impensierire l'avversario, e via via depresso da tanta inutile fatica. E come Nole, deve incassare il decisivo 6-0.

Nadal vuole entrare nel mito con la decima vittoria al Roland Garros. Wawrinka è però diventato a tarda età uno specialista degli Slam. Finora ha prevalso in tutte le finali disputate: Melbourne 2014, Parigi 2015, New York 2016. Uno all'anno, in tre tornei e continenti diversi. In attesa di provarci in luglio sull'erba di Wimbledon, proverà a fermare Rafa sulla terra rossa.