Chi non spara vincenti a raffica a vent'anni, difficilmente lo farà a trenta. È tutta qui la strategia tennistica (che è filosofia di vita tout-court quando si tiene in pugno una racchetta per gran parte del proprio tempo) di Jelena Ostapenko, della quale i segnapunti hanno contato 245 vincenti nei sei turni del Roland Garros prima della finale di oggi: più di Andy Murray, di Stan Wawrinka, di Rafael Nadal o di Dominic Thiem. Oggi sono stati 54 contro gli 8 di Simona Halep. Non importa se i suoi errori non forzati sono risultati esattamente gli stessi, 54, contro i 10 della romena: è lo sproposito di spettacolari vincenti a farle agguantare lo Slam e a rimpinguare il suo conto in banca di 2 milioni e 100mila euro: quasi il doppio di quanto finora guadagnato in carriera.
Strategia rischiosa, che non va presa alla lettera, quella dei blitzkrieg a ogni quindici senza soluzione di continuità: da sempre adottata da Camila & Sergio Giorgi, abbiamo oggi la dimostrazione che quel che funziona a Riga non è detto funzioni a Macerata. Jelena è lettone anche se Ostapenko è un patronimico di origini ucraine (il nome proprio Ostap è diffuso nel paese incastonato tra Russia, Bielorussia, Polonia e Romania). È probabile che i nonni paterni siano stati deportati nella repubblica baltica durante il regime sovietico, che tentò di sovrastare etnicamente la popolazione autoctona. Comunque sia, mai prima di lei una connazionale aveva raggiunto la finale in uno Slam. A 20 anni e 2 giorni, Jelena è anche la più giovane vincitrice del Roland Garros dal 1997, quando il titolo andò alla croata Iva Majoli, 19 anni e 300 giorni. E dall'UsOpen conquistato nel 2006 da Maria Sharapova a 19 anni e 77 giorni, è Jelena la più giovane ad alzare il trofeo di uno Slam. Arrivata a Parigi da numero 47 del ranking ATP, ne esce da numero 12: non ho controllato, ma anche questo potrebbe essere un record.
Di Simona Halep sappiamo invece tutto. Che è rumena di Costanza, classe 1991. Che è diventata oggetto di curiosità nel 2009 per il seno ridotto per finalità agonistiche. Che ha successivamente avuto modo di dimostrare di essere una delle più complete e costanti protagoniste del circuito WTA, con quindici tornei vinti in singolare, tra i quali Indian Wells 2015 e Madrid 2016 e 2017. Che, già finalista sconfitta a Parigi nel 2014 (il trofeo andò a Maria Sharapova, 4-6 7-6 4-6) e semifinalista a Wimbledon 2014 e a Flushing Meadows 2015, questa primavera ha snocciolato eccellenti risultati sulla terra rossa, con il secondo successo consecutivo nella capitale spagnola e la finale persa al Foro Italico. Da oggi sappiamo anche che lei, come Carolina Wozniacki e qualcun'altra, potrebbe restare per anni nel Gotha del tennis (adesso è la numero 2 e ha ottime probabilità di diventare la numero 1, con 185 punti che la dividono da Angelique Kerber) senza mai raggiungere la meta più ambita, che resta lo Slam.
Contrariamente a quello di Jelena, il tennis di Simona è ricco di variazioni e povero, di solito, di bolidi. Più geometria che forza. Il match di oggi sul Philippe Chatrier ha messo in luce le due concezioni di gioco, diversamente efficaci nel corso dell'intero torneo. Com'è giusto, prevalgono gli scambi leggeri della rumena nel primo set, più meditato (4-6), e le forzature della lettone nel secondo, più garibaldino (6-4, con Ostapenko che recupera da 0-3).
Il terzo set è un compendio di due settimane di confronto a distanza: Halep prende il largo fino all'1-3 ma si fa raggiungere e superare di slancio a furia di colpi angolatissimi che aprono il campo o di passanti irraggiungibili. Finisce 6-3, con il lungolinea di rovescio di Jelena che suggella il suo netto predominio negli ultimi venti minuti delle quasi due ore di partita.
Da oggi il tennis femminile ha con Ostapenko una nuova protagonista che ha i numeri per divertire e dividere il pubblico. La WTA, privata a lungo di Sharapova e ora orfana di Serena Williams, aveva bisogno di cambiamenti. Anche se non basta la propensione a tirare solo vincenti per fare di una tennista una campionessa. Già da Wimbledon attenderemo conferme o smentite.
Twitter@claudiogiua
Strategia rischiosa, che non va presa alla lettera, quella dei blitzkrieg a ogni quindici senza soluzione di continuità: da sempre adottata da Camila & Sergio Giorgi, abbiamo oggi la dimostrazione che quel che funziona a Riga non è detto funzioni a Macerata. Jelena è lettone anche se Ostapenko è un patronimico di origini ucraine (il nome proprio Ostap è diffuso nel paese incastonato tra Russia, Bielorussia, Polonia e Romania). È probabile che i nonni paterni siano stati deportati nella repubblica baltica durante il regime sovietico, che tentò di sovrastare etnicamente la popolazione autoctona. Comunque sia, mai prima di lei una connazionale aveva raggiunto la finale in uno Slam. A 20 anni e 2 giorni, Jelena è anche la più giovane vincitrice del Roland Garros dal 1997, quando il titolo andò alla croata Iva Majoli, 19 anni e 300 giorni. E dall'UsOpen conquistato nel 2006 da Maria Sharapova a 19 anni e 77 giorni, è Jelena la più giovane ad alzare il trofeo di uno Slam. Arrivata a Parigi da numero 47 del ranking ATP, ne esce da numero 12: non ho controllato, ma anche questo potrebbe essere un record.
Di Simona Halep sappiamo invece tutto. Che è rumena di Costanza, classe 1991. Che è diventata oggetto di curiosità nel 2009 per il seno ridotto per finalità agonistiche. Che ha successivamente avuto modo di dimostrare di essere una delle più complete e costanti protagoniste del circuito WTA, con quindici tornei vinti in singolare, tra i quali Indian Wells 2015 e Madrid 2016 e 2017. Che, già finalista sconfitta a Parigi nel 2014 (il trofeo andò a Maria Sharapova, 4-6 7-6 4-6) e semifinalista a Wimbledon 2014 e a Flushing Meadows 2015, questa primavera ha snocciolato eccellenti risultati sulla terra rossa, con il secondo successo consecutivo nella capitale spagnola e la finale persa al Foro Italico. Da oggi sappiamo anche che lei, come Carolina Wozniacki e qualcun'altra, potrebbe restare per anni nel Gotha del tennis (adesso è la numero 2 e ha ottime probabilità di diventare la numero 1, con 185 punti che la dividono da Angelique Kerber) senza mai raggiungere la meta più ambita, che resta lo Slam.
Contrariamente a quello di Jelena, il tennis di Simona è ricco di variazioni e povero, di solito, di bolidi. Più geometria che forza. Il match di oggi sul Philippe Chatrier ha messo in luce le due concezioni di gioco, diversamente efficaci nel corso dell'intero torneo. Com'è giusto, prevalgono gli scambi leggeri della rumena nel primo set, più meditato (4-6), e le forzature della lettone nel secondo, più garibaldino (6-4, con Ostapenko che recupera da 0-3).
Il terzo set è un compendio di due settimane di confronto a distanza: Halep prende il largo fino all'1-3 ma si fa raggiungere e superare di slancio a furia di colpi angolatissimi che aprono il campo o di passanti irraggiungibili. Finisce 6-3, con il lungolinea di rovescio di Jelena che suggella il suo netto predominio negli ultimi venti minuti delle quasi due ore di partita.
Da oggi il tennis femminile ha con Ostapenko una nuova protagonista che ha i numeri per divertire e dividere il pubblico. La WTA, privata a lungo di Sharapova e ora orfana di Serena Williams, aveva bisogno di cambiamenti. Anche se non basta la propensione a tirare solo vincenti per fare di una tennista una campionessa. Già da Wimbledon attenderemo conferme o smentite.
Twitter@claudiogiua