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La maturità di Daniil il russo

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La prima volta che lessi qualcosa su Daniil Medvedev fu l'anno scorso, in aprile. Una notizia scarna su un episodio accaduto durante il Challenger di Savannah, in Georgia: "Squalifica per razzismo" era il titolo. Al giovanissimo russo 270, opposto a Donald Young, tennista di colore originario di Chicago, era stata chiamata fuori una palla dall'arbitro Sandy French, anche lei afroamericana. Il ragazzo, contrariato, era sbottato in inglese: "So che sei una sua amica (di Young ndr). Ne sono sicuro". Poco dopo il supervisor Keith Crossland aveva fermato definitivamente il gioco.
 
Brutta storia, seppure non confermata da tutti i testimoni. Sono passati 14 mesi e il ventunenne che si candida quale protagonista del tennis del prossimo decennio sembra aver raggiunto la maturità che allora gli faceva difetto. Nella giornata di apertura di Wimbledon Daniil sbatte fuori dal tabellone la testa di serie numero 5 Stan Wawrinka. Lo svizzero cede il primo set (6-4) dopo aver malamente perso il proprio servizio al quinto game ma riprende in mano il filo del gioco nel secondo set (3-6), approfittando della minore resa del servizio del filiforme moscovita (82 chili distribuiti con parsimonia su 198 centimetri). Il terzo set si sviluppa senza sconvolgimenti fino al 5-4 quando Stan the Man sbaglia tutto-ma-proprio-tutto nel proprio turno di servizio (6-4). Il quarto set è dominato dal numero 4 della Road to Milan, che porterà otto under 21 alle finali delle Next Gen di novembre. Stranito dalle bordate e dalla mobilità dell'avversario, Wawrinka si arrende sul 6-1.  
 
E così la poltrona per quattro diventa subito per tre. Depurato dai punti messi in cascina alla fine di Wimbledon 2016, il ranking ATP aveva infatti appena rivelato come Andy Murray (7390), Rafael Nadal (7285), Stan Wawrinka (6130) e Novak Djokovic (5965) avessero ciascuno la possibilità di ritrovarsi domenica 16, dopo la finale sulla Centre Court, al primo posto della classifica mondiale. In un solo colpo, il trofeo degli Championships e la leadership ATP: un doppio obiettivo che aggiungerà pathos a sfide già parecchio sentite, nonostante saranno disputate a distanza fino ai quarti o alle semifinali. Wawrinka se n'è però già tirato fuori. Patrick Mouratoglou, uno dei più titolati coach del circuito, nella sua autobiografia "Impara a vincere" (Piemme Editore, 2015, 17 euro) scrisse che "per superare le grandi sfide, bisogna essere pronti a perderle. Occorre essere audaci, rivestire il ruolo da protagonista, prendere il futuro in mano piuttosto che stagnare nell'attesa". E' quanto né Murray né Djokovic hanno mai davvero fatto vedere in stagione: timorosi, al massimo comprimari, indecisi su quale strada imboccare per tornare a comandare. Il serbo ha vinto sabato a Eastbourne il suo secondo torneo da gennaio, quando a Doha prevalse su Murray. Il quale ha alzato la coppa una sola volta, in marzo a Dubai. Per il resto, solo delusioni per entrambi. Oggi tocca a Wawrinka, finalista al Roland Garros, il ruolo del perdente sfiduciato.

L'impresa di tornare numero 1 al mondo a quasi 36 anni d'età non è invece per ora alla portata di Roger Federer (4545 punti). Non ce la farebbe neppure se Andy, Rafa e Nole finissero presto fuori tabellone. Lo svizzero, numero 5 ATP, scenderà in campo domani nel tardo pomeriggio per affrontare l'ucraino Alexandr Dolgopolov. Sarà preceduto da Djokovic, opposto allo slovacco Martin Klizan. Intanto, per non farsi prendere in contropiede, lo scozzese e lo spagnolo si sbarazzano facilmente dei loro avversari, il russo naturalizzato kazako Alexander Bublik, estroso ventenne che deve decidersi tra stare in campo a giocare o su un palcoscenico a rappare (6-1 6-4 6-2), e il buon palleggiatore australiano John Millman (6-1 6-3 6-2).

Degli otto italiani oggi in campo, passano il turno in cinque. I tre che tornano a casa sono due uomini e la meglio piazzata delle azzurre nel ranking WTA, Roberta Vinci. Marco Cecchinato e Thomas Fabbiano hanno provato con encomiabile buona volontà a impensierire il giapponese Kei Nishikori e l'americano Sam Querrey, abituati a fare parecchia strada nei primi turni dello Slam sull'erba, ma hanno dovuto cedere in tre set. La tarantina, invece, ha avuto l'occasione di sottrarre il primo set alla meno titolata dell sorelle Pliskova, Kristyna, senza tuttavia sfruttarla. Al tie break sono risultate decisive due palle della ceca che si sono arrampicate su su per rete per cadere, beffarde, dalla parte sbagliata. Roberta, demoralizzata, è di fatto scomparsa dal match (6-7 2-6).

Convincono e vanno avanti Simone Bolelli (6-3 1-6 6-3 6-4 al cinese di Taipei Yen-Hsun Lu in due ore e 3 minuti), Andreas Seppi (6-2 3-6 6-2 6-1 allo slovacco Norbert Gombos in un'ora e 39 minuti), Fabio Fognini (6-1 6-3 6-3 alla vecchia gloria russa Dmitry Tursunov in un'ora e 32 minuti) e Camila Giorgi (5-7 6-4 6-4 alla francese Alize Cornet in due ore e 27 minuti).  Ma la palma della migliore va alla commovente Francesca Schiavone, che rifila un 6-1 6-1 rapido (53 minuti) e senza sbavature alla lussemburghese Mandy Minella. A 37 anni è ancora lei una delle scarse certezze del nostro tennis femminile..