Il DNA dei giovani greci viene dai lombi di un dio del Monte Olimpo appassionato di tennis. È il caso di Stefanos Tsitsipas, quasi 19 anni, ATP 192, madre e padre maestri di lob e volée, che dopo aver superato le qualificazioni ha provato a raggiungere il secondo turno degli Championships affrontando il serbo Dusan Lajovic, 27 anni, ATP 79. La sconfitta di misura in tre set (6-4 6-4 6-4) aiuterà a forgiare le notevoli qualità del talento ateniese.
Se lo stesso DNA ellenico viene rinforzato dai geni degli antipodi, tennisticamente più evoluti, il risultato è l'australiano Nick Kyrgios, 22 anni, ATP 20, che quand'è fisicamente e psicologicamente a posto (non adesso, acciaccato com'è all'anca e sfiancato nel morale) può battere chiunque
Poi c'è Thanasi Kokkinakis. Sento da così tanto tempo parlare di lui come dell'australiano in prospettiva più forte ("Lascia stare Kyrgios, è l'altro il greco d'Australia che devi seguire", mi disse nel 2014 un amico cresciuto a rovesci e canguri) da farmi pensare che il ragazzo si stesse rivelando l'ultima delle molte speranze deluse dell'ex Eldorado australe dei gesti bianchi. L'avevo perso di vista dopo che nel 2015 a Parigi aveva stupito per la qualità del gioco, cedendo solo a Novak Djokovic al terzo turno. A Wimbledon era uscito di scena al primo turno per mano dell'argentino Leonardo Mayer, ma comunque aveva chiuso la stagione saldamente piazzato tra i Top 100. Classe 1996, ora ATP 486, originario di Adelaide, dove i genitori si erano trasferiti dalla Grecia, due anni fa Thanasi era molto alto e troppo magro (77 chili per 196 centimetri). Forse fu quella l'origine dei guai alla spalla e poi ai pettorali che l'hanno tenuto fuori per più di un anno dal giro che conta. Nel frattempo ha messo su qualche chilo di muscoli e scelto di avere al proprio fianco Mark Philippoussis, altro grande tennista grecoaustraliano. Oggi sul campo 2, opposto al totalmente recuperato Juan Martin Del Potro, Kokkinakis ha confermato d'essere un potenziale Top 30. Ha perso (6-3 3-6 7-6 6-4) ma sempre tenendo sulla corda l'argentino grazie al servizio e alla capacità di mettere la palla negli angoli o tra i piedi dell'avversario. Da non perdere più d'occhio.
Un consiglio: attenti anche ai russi. Anzi, ai moscoviti. Fosse definitiva la classifica della Road to Milan, quella degli otto Under 21 (o che compiono 21 anni nell'anno in corso) che dal 7 all'11 novembre si affronteranno nel supertorneo della Fiera di Rho, sarebbero qualificati tre ragazzi nati nella già capitale degli imperi zarista e sovietico: Karen Khachanov (numero 2), Daniil Medvedev (4) e Andrey Rublev (6). Chi potrebbe comprare il biglietto per Linate o Malpensa senza timore di buttare i soldi è il tedesco di genitori russi Alexander "Sascha" Zverev, di gran lunga il numero 1 mondiale della sua generazione, che da Capodanno ha incassato oltre il triplo dei punti di Khachanov (2540 contro 740), ha già all'attivo un Masters 1000 (Roma) e oggi ha affrontato un altro moscovita, Evgeny Donskoy, 26 anni, sudando più del previsto per prevalere: 6-4 7-6 6-3 in un'ora e 50 minuti.
Piccoli russi crescono, dunque. Lunedì Medvedev ha eliminato a sorpresa nel primo turno in quattro set la testa di serie numero 4 Stan Wawrinka, recente finalista al Roland Garros. Khachanov ha faticato un po' prima di aver ragione al quinto set di Andrey Kutnetsov, ventiseienne russo di Tula.
Rublev, 20 anni in ottobre, ATP 95, ha trovato sulla propria strada l'ascolano Stefano Travaglia, 25 anni, ATP 155. Entrambi approdati sul main draw proveniendo dalle qualificazioni, hanno dato vita a un match equilibrato e lunghissimo risolto dopo 3 ore e 27 minuti. L'italiano ha a lungo dominato e, nel quinto set, è stato capace di recuperare fino al 5 pare, per poi cedere (6-7 6-3 7-5 1-6 7-5).
Oltre agli altri quattro potenziali qualificati per le Next Gen Finals - il croato Borna Coric (numero 3), il coreano Hyeon Chung (5) e gli americani Frances Tiafoe (7) ed Ernesto Escobedo (8) - a mio giudizio sono da tenere d'occhio Tsisipas (26 del ranking Road to Milan) e Kokkinakis (43), il norvegese Casper Ruud (10) che ha solo 18 anni e cinque mesi, l'americano Taylor Fritz (12), 19 anni e 6 mesi, e due di famiglia russa ma che hanno scelto altre nazionalità, l'esuberante kazako Alexander Bublik (13) e il canadese nato a Tel Aviv Denis Shapovalov (14),18 anni e due mesi. I primi italiani della Road to Milan sono il 28 Matteo Berrettini e il 29 Gianluigi Quinzi, entrambi oltre i 21 anni da qualche mese. Lente maturazioni, le loro, ma nulla di preoccupante nel sempre più geriatrico ma efficace tennis di questi anni.
Twitter @claudiogiua
Se lo stesso DNA ellenico viene rinforzato dai geni degli antipodi, tennisticamente più evoluti, il risultato è l'australiano Nick Kyrgios, 22 anni, ATP 20, che quand'è fisicamente e psicologicamente a posto (non adesso, acciaccato com'è all'anca e sfiancato nel morale) può battere chiunque
Poi c'è Thanasi Kokkinakis. Sento da così tanto tempo parlare di lui come dell'australiano in prospettiva più forte ("Lascia stare Kyrgios, è l'altro il greco d'Australia che devi seguire", mi disse nel 2014 un amico cresciuto a rovesci e canguri) da farmi pensare che il ragazzo si stesse rivelando l'ultima delle molte speranze deluse dell'ex Eldorado australe dei gesti bianchi. L'avevo perso di vista dopo che nel 2015 a Parigi aveva stupito per la qualità del gioco, cedendo solo a Novak Djokovic al terzo turno. A Wimbledon era uscito di scena al primo turno per mano dell'argentino Leonardo Mayer, ma comunque aveva chiuso la stagione saldamente piazzato tra i Top 100. Classe 1996, ora ATP 486, originario di Adelaide, dove i genitori si erano trasferiti dalla Grecia, due anni fa Thanasi era molto alto e troppo magro (77 chili per 196 centimetri). Forse fu quella l'origine dei guai alla spalla e poi ai pettorali che l'hanno tenuto fuori per più di un anno dal giro che conta. Nel frattempo ha messo su qualche chilo di muscoli e scelto di avere al proprio fianco Mark Philippoussis, altro grande tennista grecoaustraliano. Oggi sul campo 2, opposto al totalmente recuperato Juan Martin Del Potro, Kokkinakis ha confermato d'essere un potenziale Top 30. Ha perso (6-3 3-6 7-6 6-4) ma sempre tenendo sulla corda l'argentino grazie al servizio e alla capacità di mettere la palla negli angoli o tra i piedi dell'avversario. Da non perdere più d'occhio.
Un consiglio: attenti anche ai russi. Anzi, ai moscoviti. Fosse definitiva la classifica della Road to Milan, quella degli otto Under 21 (o che compiono 21 anni nell'anno in corso) che dal 7 all'11 novembre si affronteranno nel supertorneo della Fiera di Rho, sarebbero qualificati tre ragazzi nati nella già capitale degli imperi zarista e sovietico: Karen Khachanov (numero 2), Daniil Medvedev (4) e Andrey Rublev (6). Chi potrebbe comprare il biglietto per Linate o Malpensa senza timore di buttare i soldi è il tedesco di genitori russi Alexander "Sascha" Zverev, di gran lunga il numero 1 mondiale della sua generazione, che da Capodanno ha incassato oltre il triplo dei punti di Khachanov (2540 contro 740), ha già all'attivo un Masters 1000 (Roma) e oggi ha affrontato un altro moscovita, Evgeny Donskoy, 26 anni, sudando più del previsto per prevalere: 6-4 7-6 6-3 in un'ora e 50 minuti.
Piccoli russi crescono, dunque. Lunedì Medvedev ha eliminato a sorpresa nel primo turno in quattro set la testa di serie numero 4 Stan Wawrinka, recente finalista al Roland Garros. Khachanov ha faticato un po' prima di aver ragione al quinto set di Andrey Kutnetsov, ventiseienne russo di Tula.
Rublev, 20 anni in ottobre, ATP 95, ha trovato sulla propria strada l'ascolano Stefano Travaglia, 25 anni, ATP 155. Entrambi approdati sul main draw proveniendo dalle qualificazioni, hanno dato vita a un match equilibrato e lunghissimo risolto dopo 3 ore e 27 minuti. L'italiano ha a lungo dominato e, nel quinto set, è stato capace di recuperare fino al 5 pare, per poi cedere (6-7 6-3 7-5 1-6 7-5).
Oltre agli altri quattro potenziali qualificati per le Next Gen Finals - il croato Borna Coric (numero 3), il coreano Hyeon Chung (5) e gli americani Frances Tiafoe (7) ed Ernesto Escobedo (8) - a mio giudizio sono da tenere d'occhio Tsisipas (26 del ranking Road to Milan) e Kokkinakis (43), il norvegese Casper Ruud (10) che ha solo 18 anni e cinque mesi, l'americano Taylor Fritz (12), 19 anni e 6 mesi, e due di famiglia russa ma che hanno scelto altre nazionalità, l'esuberante kazako Alexander Bublik (13) e il canadese nato a Tel Aviv Denis Shapovalov (14),18 anni e due mesi. I primi italiani della Road to Milan sono il 28 Matteo Berrettini e il 29 Gianluigi Quinzi, entrambi oltre i 21 anni da qualche mese. Lente maturazioni, le loro, ma nulla di preoccupante nel sempre più geriatrico ma efficace tennis di questi anni.
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