Dopo il primo set (6-2 per il beniamino della Centre Court) mi viene da pensare: un conto è Andy Murray a Roma sulla terra battuta, un conto a Londra sull'erba. Anche se non è nella forma splendente di un anno fa, lo scozzese appare abbastanza determinato e cinico da approfittare di ogni indecisione di Fabio Fognini. Dopo il secondo set (4-6) cambio opinione: il ligure ha l'intensità, i colpi e la velocità d'esecuzione che il numero 1 al mondo giustamente teme. Ma dovrebbe temere ancora di più la serenità dell'avversario, che addirittura lo rende simpatico a un pubblico che in passato non gli ha perdonato niente.
Dopo il terzo set (6-3), durante il quale Fognini alterna ottimi servizi e tocchi delicatissimi a frequenti momenti di assenza, torno sui miei passi: la classe italiana non basta quando il più titolato giocatore britannico del dopoguerra mantiene al minimo il proprio tasso d'errore. A metà del quarto set (Fognini avanti 2-5) non so più quale posizione tenere. Fabio tempesta di allunghi in accelerazione le postazioni difensive di Andy, soprattutto in sventaglio di dritto. Perfino Ivan Lendl, di solito meno espressivo di Buster Keaton, si concede un'alzata di sopracciglio d'ammirazione. Un paio di circostanze sfavorevoli, tra cui una chiamata per palla disturbata da parte dell'arbitro ai danni di Fognini, e cinque set point annullati rimettono in gioco lo scozzese. Alla fine del quarto e ultimo set (7-5) torno a pensare che un conto è Andy Murray a Roma sulla terra battuta, un conto a Londra sull'erba. Ma Fabio resta la sua bestia nera.
Siamo alle solite, invece con Camila Giorgi, che ha urgente bisogno di un mental coach e di un tattico che le insegnino cosa fare quando, avanti per 5-3, si va a servire per chiudere il parziale. Le accade due volte oggi e per due volte si fa raggiungere per poi cedere di schianto (7-5 7-5). Una terza chance non esiste quando dall'altra parte del campo c'è una ventenne come Jelena Ostapenko, che a vent'anni s'è già presa il titolo al Roland Garros. Per il resto, i numeri del match confermano quanto visto in campo: un sostanziale equilibrio ma una notevole attitudine della lettone a rispondere con efficacia ai servizi, sempre al limite, dell'italiana. Spesso i suoi vincenti (24 contro 15) vengono costruiti così. Con un nonnulla, tuttavia, Camila avrebbe potuto perlomeno arrivare al terzo set.
Tra i due sfortunati italomatch, divago tra letture e valutazioni su quanto visto in questi giorni. Soltanto dieci o quindici anni fa una giornata-tipo agli Championships era un'altra cosa, con meno stress e più relax. Scopro che nel suo libriccino Wimbledon Vittorio De Salvo la descrive così: "Certo non tutti i giorni, ma almeno una volta all'anno Herbert andava a Wimbledon. Non era di quelli che dormivano là per un biglietto. Lui preferiva la prima settimana del torneo, quando c'era meno gente e più partite, meno fila e più biglietti, meno turisti e più erba sui campi". Adesso il sold out all'All England Lawn Tennis and Croquet Club viene decretato ogni santa mattina prima delle otto e trovare un posto decente è arduo persino nei campi più defilati del ground. Come quelli sui quali Sebastian Ofner, 21 anni, nato e cresciuto in Stiria, ha eliminato in sequenza, nelle qualificazioni e nei primi due turni degli Championships 2017, il belga Kimmer Coppejans (ATP 178), il serbo Milan Zekic (246), il britannico Jay Clarke (368), il brasiliano Thomaz Bellucci (55) e giovedì, al secondo turno del main draw, l'americano Jack Sock (18), sconfitto per 6-3 6-4 3-6 2-6 6-2. Gli ultimi due risultati hanno spinto Sebastian su su fino al numero 150 nel ranking ATP, con un balzo di 67 posizioni rispetto a lunedì scorso. Nella classifica Under 21 "Road to Milan" è ora a quota 15 (era il numero 32).
Alto e potente, dirittaccio arrotato, rovescio regolare a due mani, allenato dal Wolfgang Thiem, padre di Dominic, solo due mesi fa il ragazzone di Bruck an der Mur aveva un curriculum scarno e un conto in banca in rosso profondo. Fino al 2015 era stato indeciso se imboccare con determinazione la strada del professionismo oppure terminare gli studi. Poi, una miriade di Futures. In primavera, prima di scendere a Roma per il tradizionale torneo Challenger pre-Internazionali (eliminato nelle qualificazioni), aveva incrociato al secondo turno del main draw di Ostrava, in Repubblica Ceca, Simone Bolelli che l'aveva liquidato in due set (7-5 6-1). Improvvisi, invece, sono piovuti i buoni risultati: la finale al Challenger di Mestre, il primo turno a Caltanissetta, i quarti a Proprad. Abbastanza per racimolare i punti necessari ad azzardare le qualificazioni di Wimbledon. Ha fatto centro: ad oggi, ha incassato 90mila sterline, pari a 116mila euro.
Viene il sospetto che Sebastian sia l'incarnazione di Herbert, che nel raccolto di De Salvo compra da un rigattiere un'antica racchetta più portentosa delle bacchette di Hogwarts e si ritrova finalista in Church Road nel 1883, a tentare di battere il più forte dei gemelli Renshaw. Decisivo, per Ofner, che i poteri magici - che sospetto merito del gel che si spalma a manate - si mantengano anche domani, quando il suo avversario sarà il più forte della Next Gen, Alexander "Sascha" Zverev.
Dopo il terzo set (6-3), durante il quale Fognini alterna ottimi servizi e tocchi delicatissimi a frequenti momenti di assenza, torno sui miei passi: la classe italiana non basta quando il più titolato giocatore britannico del dopoguerra mantiene al minimo il proprio tasso d'errore. A metà del quarto set (Fognini avanti 2-5) non so più quale posizione tenere. Fabio tempesta di allunghi in accelerazione le postazioni difensive di Andy, soprattutto in sventaglio di dritto. Perfino Ivan Lendl, di solito meno espressivo di Buster Keaton, si concede un'alzata di sopracciglio d'ammirazione. Un paio di circostanze sfavorevoli, tra cui una chiamata per palla disturbata da parte dell'arbitro ai danni di Fognini, e cinque set point annullati rimettono in gioco lo scozzese. Alla fine del quarto e ultimo set (7-5) torno a pensare che un conto è Andy Murray a Roma sulla terra battuta, un conto a Londra sull'erba. Ma Fabio resta la sua bestia nera.
Siamo alle solite, invece con Camila Giorgi, che ha urgente bisogno di un mental coach e di un tattico che le insegnino cosa fare quando, avanti per 5-3, si va a servire per chiudere il parziale. Le accade due volte oggi e per due volte si fa raggiungere per poi cedere di schianto (7-5 7-5). Una terza chance non esiste quando dall'altra parte del campo c'è una ventenne come Jelena Ostapenko, che a vent'anni s'è già presa il titolo al Roland Garros. Per il resto, i numeri del match confermano quanto visto in campo: un sostanziale equilibrio ma una notevole attitudine della lettone a rispondere con efficacia ai servizi, sempre al limite, dell'italiana. Spesso i suoi vincenti (24 contro 15) vengono costruiti così. Con un nonnulla, tuttavia, Camila avrebbe potuto perlomeno arrivare al terzo set.
Tra i due sfortunati italomatch, divago tra letture e valutazioni su quanto visto in questi giorni. Soltanto dieci o quindici anni fa una giornata-tipo agli Championships era un'altra cosa, con meno stress e più relax. Scopro che nel suo libriccino Wimbledon Vittorio De Salvo la descrive così: "Certo non tutti i giorni, ma almeno una volta all'anno Herbert andava a Wimbledon. Non era di quelli che dormivano là per un biglietto. Lui preferiva la prima settimana del torneo, quando c'era meno gente e più partite, meno fila e più biglietti, meno turisti e più erba sui campi". Adesso il sold out all'All England Lawn Tennis and Croquet Club viene decretato ogni santa mattina prima delle otto e trovare un posto decente è arduo persino nei campi più defilati del ground. Come quelli sui quali Sebastian Ofner, 21 anni, nato e cresciuto in Stiria, ha eliminato in sequenza, nelle qualificazioni e nei primi due turni degli Championships 2017, il belga Kimmer Coppejans (ATP 178), il serbo Milan Zekic (246), il britannico Jay Clarke (368), il brasiliano Thomaz Bellucci (55) e giovedì, al secondo turno del main draw, l'americano Jack Sock (18), sconfitto per 6-3 6-4 3-6 2-6 6-2. Gli ultimi due risultati hanno spinto Sebastian su su fino al numero 150 nel ranking ATP, con un balzo di 67 posizioni rispetto a lunedì scorso. Nella classifica Under 21 "Road to Milan" è ora a quota 15 (era il numero 32).
Alto e potente, dirittaccio arrotato, rovescio regolare a due mani, allenato dal Wolfgang Thiem, padre di Dominic, solo due mesi fa il ragazzone di Bruck an der Mur aveva un curriculum scarno e un conto in banca in rosso profondo. Fino al 2015 era stato indeciso se imboccare con determinazione la strada del professionismo oppure terminare gli studi. Poi, una miriade di Futures. In primavera, prima di scendere a Roma per il tradizionale torneo Challenger pre-Internazionali (eliminato nelle qualificazioni), aveva incrociato al secondo turno del main draw di Ostrava, in Repubblica Ceca, Simone Bolelli che l'aveva liquidato in due set (7-5 6-1). Improvvisi, invece, sono piovuti i buoni risultati: la finale al Challenger di Mestre, il primo turno a Caltanissetta, i quarti a Proprad. Abbastanza per racimolare i punti necessari ad azzardare le qualificazioni di Wimbledon. Ha fatto centro: ad oggi, ha incassato 90mila sterline, pari a 116mila euro.
Viene il sospetto che Sebastian sia l'incarnazione di Herbert, che nel raccolto di De Salvo compra da un rigattiere un'antica racchetta più portentosa delle bacchette di Hogwarts e si ritrova finalista in Church Road nel 1883, a tentare di battere il più forte dei gemelli Renshaw. Decisivo, per Ofner, che i poteri magici - che sospetto merito del gel che si spalma a manate - si mantengano anche domani, quando il suo avversario sarà il più forte della Next Gen, Alexander "Sascha" Zverev.