Al telefono, Giovanni quasi mi minaccia: "Con questo tabellone macellato da defezioni ed eliminazioni, Flushing Meadows vale come Umago. È un Masters 250, mica uno Slam. Scrivilo!". In effetti, al quarto turno del singolare maschile newyorkese sono approdati soltanto tre Top Ten, che sono Rafael Nadal, Roger Federer e Dominic Thiem. Sconcertante. Eppure io non sono d'accordo con il mio amico urbanista e presidente, che dà il meglio di sé quando impugna la racchetta, perché a New York stanno andando in scena un cambio generazionale, con i nemmeno ventenni Andrey Rublev e Denis Shapovalov negli ottavi, e ottime prestazioni di veterani che meritano attenzione, come Alexandr Dolgopolov, Juan Martin del Potro e, perchè no?, Paolo Lorenzi. Lo spettacolo non manca e gli spunti per chiacchiere audaci e ipotesi strampalate nemmeno. Inoltre, da qui alla finale di domenica prossima avremo, credo, parecchie sorprese.
Come gli altri approdati agli ottavi di finale, adesso Federer ha quattro, solo quattro match da vincere. Per lui sarebbe un tassello della leggenda, con altri due record che probabilmente né io né i miei 25 lettori vivremo abbastanza da veder superare: venti Slam, più di chiunque, e sei titoli degli Us Open, uno più di Pete Sampras e Jimmy Connors. Smentendo le mie fosche previsioni, per la prima volta in questa settimana lo svizzero, 36 anni compiuti l'8 agosto, ha dato l'impressione di poter puntare all'impresa. In un'ora e tre quarti ha travolto (6-3 6-3 7-5) Feliciano Lopez, 36 anni il 20 settembre, senza mai perdere il controllo della partita: efficace al servizio, preciso aI millimetro, determinato nei momenti chiavi. Nel terzo set - quello più equilibrato - s'è procurato il vantaggio finale con un vincente di rovescio e poi ha costretto l'avversario a sbagliare. Mission accomplished.
I problemi alla schiena che, dopo il forfait al Masters di Cincinnati tre settimane fa, hanno condizionato la preparazione del numero 3 al mondo sono sembrati archiviati. Soprattutto, Roger non ha dovuto lottare per cinque set come con Frances Tiafoe al primo turno e con Mikhail Youzhny al secondo: mai gli era successo qualcosa del genere agli Us Open, e alla sua età costa parecchio stare oltre tre ore in campo a giorni alterni. C'è stato insomma il miracolo sanitario che su Monday's Net gli avevo augurato.
In carriera Federer ha battuto tredici volte lo spagnolo, lasciandogli in tutto quattro set su trentaquattro giocati. Quest'anno, tuttavia, Feliciano aveva raggiunto in giugno una sorta di stato di grazia, culminato nella finale a Stoccarda, vinta da Luca Pouille, e nella vittoria al Queen's: due maratone sull'erba durante le quali ha sconfitto gli attuali Top Stan Wawrinka, Grigor Dimitrov e Marin Cilic. Numero 35 della classifica mondiale, ha creduto, nel terzo set, di avere qualche chance quando al sesto game ha recuperato il break di svantaggio. Ma dopo dieci minuti Roger ha spazzato via ogni illusione.
Anche Rafael Nadal, da poche settimane di nuovo numero 1 ATP, sente l'impresa vicina. Punta con tutta evidenza al suo sedicesimo Slam, il terzo agli Us Open. Vincere qui significherebbe per lui pareggiare i conti del 2017 con Federer (due major e due Masters 1000 a testa) e accarezzare il sogno, a 31 anni, di avere tutto il tempo di raggiungere Roger a quota diciannove Slam. Opposto a Leonardo Mayer, 30 anni, ATP 59, il maiorchino ha faticato a trovare il ritmo, tanto da lasciare all'argentino il primo set al tie break. Nel secondo ha sfruttato il break sul 3 pari, nel terzo ha preso il largo e non ha concesso più nulla, nell'ultimo ha avuto un'unica incertezza quand'era avanti 5-2, alla quale ha posto rimedio al successivo proprio turno di servizio. Un crescendo convincente ma molto faticoso (3 ore e un quarto di match) : 6-7 6-3 6-1 6-4.
È stato un sabato di soddisfazioni anche per Juan Martin del Potro, che nel 2009 si prese qui il suo unico Slam. Amato e ammirato non soltanto dai connazionali per il tennis potente e divertente, per la sportività e per il coraggio con cui ha affrontato le conseguenze di un grave infortunio al polso sinistro, il ragazzone di Tandil, 28 anni, ha appena raggiunto il miglior piazzamento da quattro stagioni in qua: è numero 28 al mondo anche se in stagione non è andato oltre il terzo turno a Parigi e il secondo a Wimbledon. Il rischio di lasciare il torneo di New York anzitempo era alto. L'avversario, Roberto Bautista Agut, 29 anni, testa di serie numero 11, è giustamente considerato tra i più solidi regolaristi del circuito. Invece il match (6-3 6-3 6-4) s'è sviluppato senza scossoni, con il servizio dell'argentino pronto a soccorrerlo nei momenti di difficoltà. Lo spagnolo s'è dimostrato incapace di trovare contromisure al gioco geometrico di Delpo, potrebbe andare lontano.
PS È giusto che a Fabio Fognini non arrivi una parola di solidarietà per le durissime sanzioni che l'hanno raggiunto. Le merita tutte. Come ho già scritto, credo opportuno che la FIT aggiunga le sue penalità.
Come gli altri approdati agli ottavi di finale, adesso Federer ha quattro, solo quattro match da vincere. Per lui sarebbe un tassello della leggenda, con altri due record che probabilmente né io né i miei 25 lettori vivremo abbastanza da veder superare: venti Slam, più di chiunque, e sei titoli degli Us Open, uno più di Pete Sampras e Jimmy Connors. Smentendo le mie fosche previsioni, per la prima volta in questa settimana lo svizzero, 36 anni compiuti l'8 agosto, ha dato l'impressione di poter puntare all'impresa. In un'ora e tre quarti ha travolto (6-3 6-3 7-5) Feliciano Lopez, 36 anni il 20 settembre, senza mai perdere il controllo della partita: efficace al servizio, preciso aI millimetro, determinato nei momenti chiavi. Nel terzo set - quello più equilibrato - s'è procurato il vantaggio finale con un vincente di rovescio e poi ha costretto l'avversario a sbagliare. Mission accomplished.
I problemi alla schiena che, dopo il forfait al Masters di Cincinnati tre settimane fa, hanno condizionato la preparazione del numero 3 al mondo sono sembrati archiviati. Soprattutto, Roger non ha dovuto lottare per cinque set come con Frances Tiafoe al primo turno e con Mikhail Youzhny al secondo: mai gli era successo qualcosa del genere agli Us Open, e alla sua età costa parecchio stare oltre tre ore in campo a giorni alterni. C'è stato insomma il miracolo sanitario che su Monday's Net gli avevo augurato.
In carriera Federer ha battuto tredici volte lo spagnolo, lasciandogli in tutto quattro set su trentaquattro giocati. Quest'anno, tuttavia, Feliciano aveva raggiunto in giugno una sorta di stato di grazia, culminato nella finale a Stoccarda, vinta da Luca Pouille, e nella vittoria al Queen's: due maratone sull'erba durante le quali ha sconfitto gli attuali Top Stan Wawrinka, Grigor Dimitrov e Marin Cilic. Numero 35 della classifica mondiale, ha creduto, nel terzo set, di avere qualche chance quando al sesto game ha recuperato il break di svantaggio. Ma dopo dieci minuti Roger ha spazzato via ogni illusione.
Anche Rafael Nadal, da poche settimane di nuovo numero 1 ATP, sente l'impresa vicina. Punta con tutta evidenza al suo sedicesimo Slam, il terzo agli Us Open. Vincere qui significherebbe per lui pareggiare i conti del 2017 con Federer (due major e due Masters 1000 a testa) e accarezzare il sogno, a 31 anni, di avere tutto il tempo di raggiungere Roger a quota diciannove Slam. Opposto a Leonardo Mayer, 30 anni, ATP 59, il maiorchino ha faticato a trovare il ritmo, tanto da lasciare all'argentino il primo set al tie break. Nel secondo ha sfruttato il break sul 3 pari, nel terzo ha preso il largo e non ha concesso più nulla, nell'ultimo ha avuto un'unica incertezza quand'era avanti 5-2, alla quale ha posto rimedio al successivo proprio turno di servizio. Un crescendo convincente ma molto faticoso (3 ore e un quarto di match) : 6-7 6-3 6-1 6-4.
È stato un sabato di soddisfazioni anche per Juan Martin del Potro, che nel 2009 si prese qui il suo unico Slam. Amato e ammirato non soltanto dai connazionali per il tennis potente e divertente, per la sportività e per il coraggio con cui ha affrontato le conseguenze di un grave infortunio al polso sinistro, il ragazzone di Tandil, 28 anni, ha appena raggiunto il miglior piazzamento da quattro stagioni in qua: è numero 28 al mondo anche se in stagione non è andato oltre il terzo turno a Parigi e il secondo a Wimbledon. Il rischio di lasciare il torneo di New York anzitempo era alto. L'avversario, Roberto Bautista Agut, 29 anni, testa di serie numero 11, è giustamente considerato tra i più solidi regolaristi del circuito. Invece il match (6-3 6-3 6-4) s'è sviluppato senza scossoni, con il servizio dell'argentino pronto a soccorrerlo nei momenti di difficoltà. Lo spagnolo s'è dimostrato incapace di trovare contromisure al gioco geometrico di Delpo, potrebbe andare lontano.
PS È giusto che a Fabio Fognini non arrivi una parola di solidarietà per le durissime sanzioni che l'hanno raggiunto. Le merita tutte. Come ho già scritto, credo opportuno che la FIT aggiunga le sue penalità.