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Gli artigiani della qualità

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Paolo e Pablo mi sembrano gli artigiani della qualità di Poltrone e Sofà. Che i geniali copy pubblicitari ci fanno vedere mentre costruiscono cose semplici, con chiodi, martello e forbici. Non promettono miracoli. Rassicurano. Intuisci che possono sfornare piccoli capolavori, ma che talvolta sbagliano modello. Capita.

Nel suo primo ottavo di finale di Slam in carriera, Paolo Lorenzi, 35 anni, ATP 40, non ci regala un capolavoro ma nemmeno un modesto divanetto. Fa a gara con Kevin Anderson nel trasformare in punti i propri turni di servizio. Il sudafricano spara ace (saranno 18 a fine match), il senese riesce a condizionare a proprio vantaggio le risposte dell'allampanato avversario usando i chiodi e le forbici che ha a disposizione: la cura nell'angolare sia i diritti sia i rovesci per muovere Kevin e costringerlo all'errore, l'attenzione a non cedere il controllo del gioco quand'è al servizio. Per colpa di due doppi falli, l'equilibrio si interrompe al decimo gioco del primo set, che il sudafricano - 31 anni, ATP 32, bombardiere honoris causa - fa proprio per 6-4.

Paolo ha definito con lo staff una strategia precisa, che punta a approfittare di un eventuale errore di Kevin al servizio, e non la cambia. Tuttavia vede anche il secondo set sfilare via veloce: 6-3 per Anderson. La prima occasione di break si concretizza soltanto al sesto game del terzo set. Lorenzi non se la fa sfuggire ma poi non riesce a contenere il ritorno del sudafricano, che si riporta sotto. Si va al tie-break, che l'azzurro conquista con sicurezza, sorprendendo il pubblico del Louis Armstrong Stadium che s'aspettava un one-man-show di Anderson.

Il secondo break a favore di Paolo arriva al sesto game del quarto set. Vale un biglietto fortunato della lotteria. Una volta intascato, vorrebbe tenerselo ma deve subito restituirlo. Non rinuncia comunque a combattere: sotto 4-3 0-40 sul proprio servizio, con cinque punti consecutivi riagguanta l'avversario. La stanchezza poi prevale: alla risposta, Anderson chiude il match sul 6-4 dopo 3 ore di gioco. Il senese, protagonista di un torneo esemplare, lascia il campo tra applausi e autografi.

Prima dell'inizio del match d'apertura sotto il tetto dell'Arthur Ashe Stadium gira una sola domanda: chi può fermare Denis Shapovalov agli Us Open? "Non oggi Pablo Carreno Busta", è la risposta più frequente. E poi, dopo, cosa accadrà? Pochi pensano che il diciottenne nato a Tel Aviv  possa avere problemi nei quarti e in semifinale. "Arriverà in finale", è la previsione. D'altra parte, nota un amico noto per azzeccarci, "la fortuna aiuta gli audaci come il canadese: fuori Carreno Busta, nella sua parte di tabellone non sopravviverà alcun Top 10, mentre di quanti sono sotto quota 20 rimarrà solo Querrey". Pochi dubbi che per Denis il Fenomeno sarà poco più di una formalità liberarsi, nei successivi due turni, dell'argentino Diego Schwartzman oppure del francese Lucas Pouille, di Lorenzi o Anderson, dell'americano Sam Querrey o, infine, del tedesco Mischa Zverev. Insomma: un predestinato a contendere il trofeo a Nadal o Federer domenica prossima.

S'usa dire: le chiacchiere stanno a zero. E anche: mai fare i conti senza l'oste. Lo spagnolo Carreno Busta, testa di serie numero 12, è giocatore senza punti deboli e con enorme esperienza. È un metodico, consapevole che il lavoro duro paga. Anche lui, un artigiano della qualità. Originario di Gijon, 26 anni, bimane, promettente a livello junior, nel 2012 sta mettendosi in evidenza nei primi contatti con il circuito ATP quando un'ernia al disco lo mette fuori gioco per sette mesi. Tornato in campo, si dedica a Futures e Challenger, che vince a ripetizione. Nel 2013 infila una serie di 39 vittorie consecutive e scala seicento posizioni nel ranking mondiale, chiudendo la stagione tra i primi settanta: l'ATP lo premia come Most Improved Player of the Year. Continua la scalata nel 2014 e consolida il proprio tennis nel 2015; l'anno scorso trionfa a Winston Salem e poi a Mosca. Quest'anno raggiunge il terzo turno a Melbourne e i quarti a Parigi. Perde la finale del Masters 500 di Rio de Janeiro contro Dominic Thiem e vince al 250 di Estoril ai danni di Gilles Muller.

Oggi Pablo gioca una delle migliori partite di sempre. Nel primo e nel terzo set lascia sfuriare Shapovalov, che va a condurre per 2-5 e 0-3, lo insegue fino al 6 pari e poi lo maltratta nei tie break. Nel secondo set fa il contrario: prende il largo fino a 5-2, non riesce a contenere il recupero del canadese ma al tre break conferma la propria superiorità: tre set di uguali durata, 58 minuti, e risultato, 7-6 7-6 7-6. C'è davvero del metodo nel gioco di Carreno Busta, ormai a pochi punti dall'Olimpo dei Top Ten. Sono comunque sicuro che la sconfitta farà bene a Denis, che deve ridurre il tasso di errore e non avere incertezze quando i punti pesano di più. Lo ritroveremo a Milano in novembre alle Next Gen Finals.