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Il grande cuore di Delpo

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Di lì a cinque giorni, il mondo sarebbe cambiato per sempre a causa dell'evento più traumatico della storia americana, perfino più doloroso dell'attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941. Il 6 settembre 2001 i newyorkesi avevano ancora altro a cui pensare e da fare: per esempio, seguire da vicino il quarto di finale di Andy Roddick, il ragazzo nato a Omaha e cresciuto in Florida che aveva compiuto 19 anni meno di una settimana prima. Raccontò Dan Rookewood sul Guardian, inviato a Flushing Meadows: "Dopo aver definito 'un deficiente assoluto' il giudice di sedia che aveva annullato la chiamata di un giudice di linea, Andy s'è deconcentrato fino a perdere il match con l'australiano Lleyton Hewitt per 6-7 6-3 6-4 3-6 6-4 . Sarà quest'ultimo ad affrontare in semifinale Yevgeny Kafelnikov". Da allora nessuno altrettanto giovane è più arrivato tanto lontano nello Slam americano: fino a ieri, quand…
Di lì a cinque giorni, il mondo sarebbe cambiato per sempre a causa dell'evento più traumatico della storia americana, perfino più doloroso dell'attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941. Il 6 settembre 2001 i newyorkesi avevano ancora altro a cui pensare e da fare: per esempio, seguire da vicino il quarto di finale di Andy Roddick, il ragazzo nato a Omaha e cresciuto in Florida che aveva compiuto 19 anni meno di una settimana prima. Raccontò Dan Rookewood sul Guardian, inviato a Flushing Meadows: "Dopo aver definito 'un deficiente assoluto' il giudice di sedia che aveva annullato la chiamata di un giudice di linea, Andy s'è deconcentrato fino a perdere il match con l'australiano Lleyton Hewitt per 6-7 6-3 6-4 3-6 6-4 . Sarà quest'ultimo ad affrontare in semifinale Yevgeny Kafelnikov". Da allora nessuno altrettanto giovane è più arrivato tanto lontano nello Slam americano: fino a ieri, quando il russo Andrey Rublev conquista a 19 anni e 10 mesi di età il diritto a giocarsi mercoledì l'ingresso in semifinale. Dall'altra parte dal campo troverà Rafael Nadal, apparso fisicamente recuperato nel suo ottavo di finale.

Andrey Rublev non aveva nemmeno impugnato la sua prima racchettina quando le Twin Towers crollarono. Spero che lunedì, nel giorno dell'anniversario, trovi il tempo per andare a porgere omaggio alle vittime del terrorismo affacciandosi alle due grandi vasche nere del 9/11 Memorial a Manhattan. Sarebbe un bel gesto, un ringraziamento alla città che gli sta dando la fama globale.

A dire il vero, la sua non è una partita memorabile, perché l'avversario, David Goffin, testa di serie numero 9, scende in campo con evidenti difficoltà dovute ai postumi dell'infortunio alla caviglia destra subito al terzo turno del Roland Garros. Il ragazzo moscovita, forse intimorito dalla situazione e dal contesto del Louis Armstrong Stadium, sa approfittarne in parte, mettendoci due ore e cinque minuti per prendere (7-5 7-6 6-3) i tre set. Di tutt'altro segno la vittoria di Rafa con uno dei giocatori sulla carta più pericolosi del lotto, Alexandr Dolgopolov, 28 anni, ATP 64. Gli spettatori che affollano l'Arthur Ashe Stadium (è il Labour Day) s'innervosiscono quando si rendono conto che l'ucraino non sembra avere strumenti né tattiche per contenere lo spagnolo, a parte alcune improvvise bordate irraggiungibili per chiunque. Peraltro, tutti a New York vogliono la semifinale Nadal-Federer, dunque il tifo è univoco. Qualche scambio di qualità giusto per allenare il braccio, poi il maiorchino chiude sul 6-2 6-4 6-1.

Il match che merita la palma del più emozionante dell'intero torneo si gioca sull'hard del Grandstand, dove Juan Martin del Potro, annichilito da un attacco d'influenza, per onore di firma scende comunque in campo contro Dominic Thiem, il giocatore più in forma visto finora a New York. Per due set (1-6 2-6) l'argentino non riesce quasi a toccare palla. Quando la tocca, la mette sempre fuori. Le migliaia di connazionali venuti a seguirlo non smettono di urlare "Delpo, Delpo" ma sembra una supplica affinché non si ritiri ("...come ho pensato più volte di fare", dirà dopo la partita).

Thiem, professionale e implacabile, sembra in grado di chiudere la pratica in un'ora e mezza. Invece, improvvisamente l'adrenalina e l'antinfiammatorio fornito dal medico del torneo fanno il miracolo. L'amatissimo gigante di Tandil comincia a piazzare ottimi servizi, potenti diritti lungolinea e attacchi a rete vincenti. L'austriaco va in confusione e lascia che il terzo set scivoli via fino al 6-1. Poi ritrova ritmo e sicurezza. La battaglia diventa durissima. Gli ultimi set sono una sorta di compendio del tennis migliore. Delpo va a spendere energie che non sapeva d'avere, Dominic risponde colpo su colpo. Dopo il 7-6 del quarto set, l'argentino - già trionfatore a Flushing Meadows nel 2009 - ottiene il decisivo break quand'è avanti per 5-4. Purtroppo, dopo una serie di scambi d'eccezionale intensità, l'ultimo punto gli arriva da un doppio fallo di Thiem. Tre ore e mezza che faranno innamorare del tennis chi, ancora bambino, deve decidere a quale sport dedicarsi. Non si resiste al cuore di Juan Martin e alla passione di Dominic.

Delpo affronterà nei quarti Roger Federer, che si libera con qualche difficoltà (6-4 6-2 7-5) di Philipp Kohlschreiber a causa di un leggero infortunio all'anca verosimilmente subito nel secondo set. Il tedesco, ATP 33, prova ad allungare il match ma il numero 2 al mondo (non ancora ufficiale) accorcia i tempi degli scambi per evitare di affaticarsi. Sul 5 pari nel terzo set Roger accentua la pressione e ottiene il break. L'ultimo game è, per lui, poco più di una formalità. Penso sia contento di affrontare del Potro, dal quale fu sconfitto in finale otto anni fa: sarà un match tra veri sportsmen, gentiluomini che fanno onore al tennis.