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Federer abbassa la guardia

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Non prendete impegni per domani, venerdì: Rafael Nadal e Juan Martin del Potro si affronteranno per disputarsi da par loro il quarto e ultimo Slam del 2017, gli Us Open. L'evento di chiusura di domenica avrà soltanto valore statistico. Senza che questo significhi sottovalutare Kevin Anderson o Pablo Carreno Busta, ottimi ma grigi comprimari.

In semifinale contro lo spagnolo non ci sarà dunque Roger Federer. È, per fortuna, il verdetto del campo e non la scorrettezza di Andy Murray, ritiratosi appena dopo il sorteggio, a sottrarre al pubblico newyorkese e a quello globale il piacere di un'altra "Millennium Final", come fu definita la sfida di Melbourne, l'inverno scorso, tra gli attuali numero 1 e 2 al mondo. Che quest'anno si sono spartiti i tre primi Slam - allo svizzero Australian Open e Championships londinesi, allo spagnolo il Roland Garros - e quasi tutti i Masters 1000: proprio loro che poco meno di un anno fa gli addetti ai…
Non prendete impegni per domani, venerdì: Rafael Nadal e Juan Martin del Potro si affronteranno per disputarsi da par loro il quarto e ultimo Slam del 2017, gli Us Open. L'evento di chiusura di domenica avrà soltanto valore statistico. Senza che questo significhi sottovalutare Kevin Anderson o Pablo Carreno Busta, ottimi ma grigi comprimari.

In semifinale contro lo spagnolo non ci sarà dunque Roger Federer. È, per fortuna, il verdetto del campo e non la scorrettezza di Andy Murray, ritiratosi appena dopo il sorteggio, a sottrarre al pubblico newyorkese e a quello globale il piacere di un'altra "Millennium Final", come fu definita la sfida di Melbourne, l'inverno scorso, tra gli attuali numero 1 e 2 al mondo. Che quest'anno si sono spartiti i tre primi Slam - allo svizzero Australian Open e Championships londinesi, allo spagnolo il Roland Garros - e quasi tutti i Masters 1000: proprio loro che poco meno di un anno fa gli addetti ai lavori consideravano spompati, disintegrati, ridotti a inaugurare insieme - impinguinati in giacca e pantaloni come i travet della City - la nuova Tennis Academy della famiglia Nadal mentre Murray, Djokovic, Wawrinka e Nishikori erano in tournée in Estremo Oriente a guadagnarsi gli ultimi premi milionari della stagione. Ma sono certo che Nadal-del Potro divertirà i ventiquattromila dell'Arthur Ashe Stadium.

Nervoso e poco convinto, Federer ha ceduto a uno degli avversari che teme e stima di più al termine di una battaglia comunque molto dura. Battendo proprio lo svizzero in finale a Flushing Meadows (3-6 7-6 4-6 7-6 6-2), otto anni fa l'argentino classe 1988 sembrò poter ambire a contendere a Novak Djokovic il ruolo di terzo incomodo nella consolidata supremazia Federer-Nadal sul grande tennis. Poi la sfortuna, sotto forma di tre interventi chirurgici al polso sinistro, lo aveva fermato per anni.

Non è stata una partita memorabile, pur avendo offerto sporadici scambi di notevole fattura. Ha prevalso la propensione di entrambi a puntare sul servizio, sia come fondamentale subito risolutivo sia come preparatorio al successivo vincente. Il primo set (7-5 per l'argentino) e il secondo (3-6) sono stati decisi da un unico break, non recuperato. Il terzo set ha visto del Potro portarsi avanti per 0-3 e Federer tornare sotto sul 4 pari. Il tie break è risultato teso e spettacolare, forse fase più bella del match, con il numero 2 ATP che ha sprecato due occasioni di mettere al sicuro il parziale e del Potro che ha saputo approfittare del proprio unico set point. Di fatto, il match s'è concluso lì.

Il quarto set ha visto del Potro controllare la partita dopo il break ottenuto al sesto game e Federer cocciutamente attaccato alla speranza di poter recuperare: ma l'argentino non ha concesso niente e ha chiuso sul 6-4. Per Juan Martin è la vittoria che sancisce il suo ritorno tra i protagonisti del circuito, riportandolo a ridosso dei Top 20.

Tutt'altra storia l'altro quarto di finale. Se l'obiettivo di Nadal era dire al mondo "..andiamoci piano con i paragoni" non avrebbe potuto esprimersi meglio, indicando con il 6-1 6-2 6-2 di ieri quanta strada Andrey Rublev debba ancora percorrere. Il russo compirà vent'anni in ottobre; alla sua stessa età, nel maggio 2006, il mancino di Manacor aveva già vinto uno Slam (il Roland Garros), sei Masters 1000 (due Internazionali d'Italia, altrettanti Monte Carlo, più Montreal e Madrid), cinque Masters 500 e quattro 250. Se invece l'intento era semplicemente didattico, la lezione di tennis e connessi impartita a uno dei migliori ragazzi della Next Gen vale almeno 450mila dollari, che è la differenza tra il prize money di 470mila dollari che va a chi gioca il quarto di finale e quello di 920mila che tocca a ogni semifinalista degli Us Open.

Il biondissimo moscovita, che s'è proclamato nei giorni scorsi il primo dei tifosi di Rafa ("...facevo collezione delle sue magliette"), è stato travolto dalle parabole incontrollabili e dall'intelligenza tattica dello spagnolo, che dopo cinque turni è apparso decisamente in crescita fisica, tecnica e nervosa. Per niente falloso (20 errori non forzati nell'ora e 36 minuti del match), efficace con la prima e la seconda di servizio ("...cerco di variare più di un tempo direzione ed effetto della palla"), attento e preciso nelle risposte al servizio dell'avversario, Nadal non ha lasciato il minimo spazio all'annichilito Rublev. Sarà difficile per del Potro trovare una strategia che lo metta in difficoltà. Ma ci proverà.

@claudiogiua