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Rafa incontenibile

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Eccolo lì che mi chiede, mentre bevevo il caffè in beata solitudine, quasi avessi già pronta la risposta plausibile o addirittura definitiva, com'è accaduto che Juan Martin del Potro avesse battuto Roger Federer. Oltre a replicare elencando i motivi delle rare recenti sconfitte dello svizzero - i dolori alla schiena, la difficoltà a 36 anni a reggere la fatica di uno Slam quando troppi match si spingono oltre quota tre set, la nausea da stress dopo gli incredibili inverno ed estate di trionfi - ho dato a lui e ad altri un consiglio: guardate "Delpo" venerdì notte per rendervi conto di che razza di giocatore è. Sono arrivato ad azzardare che Del Potro-Nadal sarebbe stato il match più godibile degli Us Open di quest'anno.

C'ho azzeccato solo in parte. Alla loro quattordicesima sfida, con un record alla vigilia di 8 vittorie a 5 per il maiorchino, che però aveva ceduto nelle ultime due occasioni, entrambe sul sintetico (semifinale Masters 100 di Shangai 2013 e semifinale Olimpiadi di Rio 2016), nella prima ora di gioco Rafa e Delpo hanno dato vita a duelli che hanno infiammato i 23mila del centrale di Flushing Meadows. Strappato il servizio all'avversario al quinto game, del Potro non ha più arretrato, usando soprattutto il diritto per difendere il vantaggio.

Fino a questo punto la forma del numero 1 al mondo, vincitore degli Us Open del 2010 e del 2013, è apparsa pari a quella del numero 28 al mondo, trionfatore nel 2009. Ma, come si sa, prima dell'ottavo di finale con Dominic Thiem, Juan Martin aveva subito un episodio influenzale che lo ha debilitato. Due dunque le ragioni per le quali, alla lunga, lo spagnolo ha prevalso: nella somma del peso specifico di ciascun fondamentale, Nadal, classe 1996, resta avanti di un dieci per cento almeno; stavolta Del Potro, classe 1998, non è riuscito con gli antinfiammatori a eliminare tutti gli effetti del malanno di cinque giorni fa. Il piccolo miracolo chimico a cui avevamo assistito nelle partite contro l'austriaco e lo svizzero non s'è ripetuto.

Nel secondo set Delpo ha perso in smalto, risultando meno reattivo e mobile. In pochi minuti s'è trovato sotto 5-0 e ha inutilmente dato qualche problema a Nadal soltanto nell'ultimo game. Ha timidamente reagito nel terzo e nel quarto set, ma le straordinarie efficenza e continuità dello spagnolo versione 2017 gli hanno impedito qualsiasi possibilità di recupero. Il passante di rovescio lungolinea - colpo spesso risolutorio nel corso del match - con il quale Rafa s'è preso l'ultimo punto è stato una sorta di firma. Il punteggio dopo due ore e mezza di gioco è stato 4-6 6-0 6-2 6-2. Domenica, quarta finale a New York e ventitreesima negli Slam per il campione di Manacor, che punta al sedicesimo titolo major.

L'altra semifinale ha dato quel che poteva: nel primo set la conferma che Pablo Carreno Busta la palla non la butta mai fuori, facendo della regolarità la propria arma (talvolta) letale; nel secondo la sorpresa del ricco repertorio di Kevin Anderson, del quale non si può più dire che "se gli togli il servizio rimane in campo Davide Della Tommasina" ossia l'attuale numero 940 del ranking mondiale (il copyright è di un mio amico massese). Negli altri tre set il sudafricano, 31 anni, testa di serie numero 28, ha mantenuto alta l'efficacia delle sue prime e seconde palle, alla quale ha affiancato la buona resa della risposta, la rapidità d'esecuzione e la mobilità rare in un atleta di 203 centimetri, la propensione a mantenere lo scambio (impressionanti quelli di 38 e 24 colpi nell'ultimo game della partita) che ha tolto spazio alla ragnatela tattica dello spagnolo.

In complesso, un match che ha divertito il pubblico dell'Arthur Ashe Stadium per gran parte delle quasi tre ore necessarie a fissare il punteggio sul 4-6 7-5 6-3 6-4. Detto questo, non riesco a immaginare come Anderson potrà impensierire Nadal, che in carriera l'ha battuto quattro volte su quattro, lasciandogli un set dei dieci disputati. Ma come può rinunciare a credere in un finale gioioso chi ha il cognome che differisce di una sola vocale da quello del più prolifico creatore di fiabe dell'era moderna?

@claudiogiua