Senza che sulle gremitissime tribune di Valletta Cambiaso se ne abbia consapevolezza, in queste ore sta morendo la Coppa Davis alla quale siamo da sempre abituati. Non tanto perché i match dei Group I e II - non quelli del World Group, la Serie A, dove sono presenti gli azzurri - si giocano già adesso al meglio dei tre set anziché dei cinque, ma perché dall'anno prossimo il campionato del mondo per nazionali avrà la formula del torneo conclusivo di una settimana, in novembre, con diciotto squadre a disputarsi il titolo. Niente più quarti di finale, semifinali e finale nel paese di una delle nazionali impegnate, basta lunghi weekend di passione in aprile e settembre. L'approvazione definitiva arriverà all'assemblea estiva dell'ITF, ma non si prevedono cambiamenti del progetto, che ha ricchissimi finanziamenti dall'estremo Oriente e lascia dunque prevedere che la sede del supertorneo sarà una capitale asiatica.
Gli spettatori genovesi si sono invece resi perfettamente conto, oggi, di quanto l'Italtennis maschile abbia bisogno di una coppia affiatata, perché il match di doppio, spesso decisivo in Davis, non può essere affidato a due giocatori che durante la stagione hanno rare occasioni di stare in campo insieme. Simone Bolelli e Fabio Fognini, che anni fa erano i più forti al mondo della specialità, non dispongono più dei meccanismi che solo la consuetudine a lavorare fianco a fianco garantisce. Si vogliono bene e si rispettano, ma ci vuole dell'altro per prevalere.
Vale esattamente l'opposto per i francesi Nicolas Mahut e Pierre-Hugues Herbert, singolaristi di media fascia ma doppisti tra i più titolati (tre finali di Slam con vittorie a Flushing Meadows 2015 e Wimbledon 2016), che continuano a giocare insieme i maggiori tornei. In questa stagione hanno già vinto a Rotterdam, nel 2017 hanno sollevato la coppa a Roma, Montreal e Cincinnati.
Il match di Valletta Cambiaso è risultato equilibrato per poco più di mezz'ora, fino al 4 pari del primo set. Poi, sul 5-4 per i francesi, due inattesi doppi falli di Simone hanno regalato il primo parziale agli avversari. È stato uno shock. Persa la sicurezza nei propri mezzi e con Fognini in versione rinunciataria, gli italiani non hanno più nemmeno tentato di rientrare in partita, mostrando una tenuta nervosa perlomeno insufficiente. Lo score di 6-4 6-3 6-1 in un'ora e 54 minuti non descrive compiutamente la superiorità dimostrata in campo da Mahut ed Herbert.
Appare improbo, a questo punto, il compito di Corrado Barazzutti: cosa potrebbe rimotivare Fognini dopo la Caporetto di oggi? Tocca al ligure, infatti, affrontare domani in apertura della terza giornata il numero 1 francese Lucas Pouille, che occupa l'undicesima posizione nel ranking ATP, per riportare in parità il confronto transalpino. È probabile che verrà in parte affidato a Flavia Pennetta, che ha accompagnato il marito a Genova, il "ricondizionamento" psicologico di Fabio, che di solito in Davis è il grado di trovare in sé gli stimoli necessari a fornire prestazioni di alta qualità.
A meno che il capitano azzurro, confortato dal giudizio dello staff medico della FIT (già ieri c'era qualche dubbio sulle condizioni fisiche del nostro numero 1), decida di cambiare cavallo, puntando su Paolo Lorenzi o addirittura su Matteo Berrettini, il più promettente dei nostri ventenni. Visto che domani vivremo l'ultimo giorno dell'ultimo quarto di finale di Coppa che la nostra nazionale giocherà in Italia, un guizzo di follia potrebbe persino starci.
Gli spettatori genovesi si sono invece resi perfettamente conto, oggi, di quanto l'Italtennis maschile abbia bisogno di una coppia affiatata, perché il match di doppio, spesso decisivo in Davis, non può essere affidato a due giocatori che durante la stagione hanno rare occasioni di stare in campo insieme. Simone Bolelli e Fabio Fognini, che anni fa erano i più forti al mondo della specialità, non dispongono più dei meccanismi che solo la consuetudine a lavorare fianco a fianco garantisce. Si vogliono bene e si rispettano, ma ci vuole dell'altro per prevalere.
Vale esattamente l'opposto per i francesi Nicolas Mahut e Pierre-Hugues Herbert, singolaristi di media fascia ma doppisti tra i più titolati (tre finali di Slam con vittorie a Flushing Meadows 2015 e Wimbledon 2016), che continuano a giocare insieme i maggiori tornei. In questa stagione hanno già vinto a Rotterdam, nel 2017 hanno sollevato la coppa a Roma, Montreal e Cincinnati.
Il match di Valletta Cambiaso è risultato equilibrato per poco più di mezz'ora, fino al 4 pari del primo set. Poi, sul 5-4 per i francesi, due inattesi doppi falli di Simone hanno regalato il primo parziale agli avversari. È stato uno shock. Persa la sicurezza nei propri mezzi e con Fognini in versione rinunciataria, gli italiani non hanno più nemmeno tentato di rientrare in partita, mostrando una tenuta nervosa perlomeno insufficiente. Lo score di 6-4 6-3 6-1 in un'ora e 54 minuti non descrive compiutamente la superiorità dimostrata in campo da Mahut ed Herbert.
Appare improbo, a questo punto, il compito di Corrado Barazzutti: cosa potrebbe rimotivare Fognini dopo la Caporetto di oggi? Tocca al ligure, infatti, affrontare domani in apertura della terza giornata il numero 1 francese Lucas Pouille, che occupa l'undicesima posizione nel ranking ATP, per riportare in parità il confronto transalpino. È probabile che verrà in parte affidato a Flavia Pennetta, che ha accompagnato il marito a Genova, il "ricondizionamento" psicologico di Fabio, che di solito in Davis è il grado di trovare in sé gli stimoli necessari a fornire prestazioni di alta qualità.
A meno che il capitano azzurro, confortato dal giudizio dello staff medico della FIT (già ieri c'era qualche dubbio sulle condizioni fisiche del nostro numero 1), decida di cambiare cavallo, puntando su Paolo Lorenzi o addirittura su Matteo Berrettini, il più promettente dei nostri ventenni. Visto che domani vivremo l'ultimo giorno dell'ultimo quarto di finale di Coppa che la nostra nazionale giocherà in Italia, un guizzo di follia potrebbe persino starci.