L'era che gli storici del tennis chiameranno "di Nadkovic" finì il 15 maggio 2016: quel giorno ad alzare la coppa del Foro Italico non fu Rafael Nadal e neppure Novak Djokovic: non accadeva dal 2004. A rompere una sequenza senza precedenti (in undici edizioni, sette vittorie dello spagnolo e quattro del serbo) fu Andy Murray, che sconfisse Nole per 6-3 6-3. L'anno scorso, il 21 maggio, anche ad Alexander a.k.a. "Sascha" Zverev riuscì l'impresa di fermare in finale Djokovic, lasciandogli solo un game più dello scozzese: 6-4 6-3.
Preso atto del doppio fallimento di Djokovic, stavolta ci prova Nadal. La sensazione è che il maiorchino sia in palla e motivato. Ma nel frattempo Sascha, il suo avversario di domani, è così cresciuto da occupare stabilmente il numero 3 della classifica ATP. Può battere chiunque e lo fa con regolarità. Ieri sera il "trattamento Zverev" è toccato a Marin Cilic, 29 anni, croato numero 5 ATP, che ha trionfato a Flushing Meadows 2014 e giocato le ultime due finali a Wimbledon e Melbourne, in entrambe sconfitto da Roger Federer. Partita lineare tra due spilungoni magrissimi (entrambi 198 centimetri) che dispongono di una prima di servizio sempre sui 210 orari, si muovono bene in campo e hanno il braccio, quando serve, parecchio sensibile. Il primo set lo risolve un tie-break interminabile e appassionante, con il tedesco di origine russa, 21 anni, che s'invola fino allo 0-4 ma poi si fa raggiungere. L'equilibrio si spezza sul 13 pari, ed è a favore di Zverev. Il secondo set sembra segnato dal break ottenuto da Cilic in apertura, ma il recupero arriva in fretta. Il break decisivo è quello che premia il ragazzo di Amburgo all'ultima occasione, dopo due ore di battaglia: 7-6 7-5. Zverev domani potrà contare sul tifo speciale dei romanisti, inteneriti dal regalo della racchetta, l'altra sera, al figlio di Totti. Ieri il Capitano ha restituito, consegnando a Sascha la sua maglia numero 10. Cortesie giallorosse.
Nel primo pomeriggio l'altra semifinale del torneo maschile era stata più combattuta di quanto esprima risultato di 7-6 6-3: lo lascia tuttavia intuire la durata, due ore. Nadal aveva confermato quanto di buono mostrato nel corso di tutti gli Internazionali BNL d'Italia: concentrazione senza mai interruzioni, precisione nel gioco da fondo campo, ottima performance alla risposta. Anche Djokovic non aveva deluso, in particolare nel primo set quand'era tornato a sfoggiare i vincenti da dominatore delle sue lunghe stagioni migliori, nel 2011 e nel 2015-2016. La differenza l'avevano fatta i diversi tassi di errore, tendente a zero nel caso di Nadal.
Qualcuno potrebbe stupirsi del fatto che l'ingordo guerriero delle pianure pannoniche perda eppure non s'avvilisca, ma così è: "Oggi Rafa ha meritato di vincere. Lui è il più forte sulla terra rossa", ha detto Novak in conferenza stampa. "Mi basta aver dimostrato che non c'è più tanta differenza tra noi. Da mesi non riuscivo a esprimermi a questi livelli. Lascio Roma soddisfatto per i buoni match disputati. Vedremo cosa accadrà al Roland Garros".
Il ritrovato ottimismo di Nole ha un nome e un volto: quelli di Marian Vajda, tornato il mese scorso ad essere il suo coach. Una storia emblematica, la loro: il palmares della coppia è di dodici Slam e cinque ATP Finals, più una trentina di Masters 1000 e una Davis Cup in undici anni, dal 2006 al 2017. Un anno fa la separazione mai trasformata in divorzio sebbene con Vajda se ne fossero andati il preparatore atletico Gebhard Gritsch e il fisioterapista Miljan Amanovic. Separazione decisa consensualmente dopo otto anni senza terzi incomodi e tre di convivenza con Boris Becker. Infine l'addio all'arrivo di Andre Agassi al posto del tedesco. Ai suoi tempi, negli anni Novanta, l'americano era più volte risorto dopo episodi di stanchezza e persino di depressione: perfetto, in teoria, per far ritrovare se stesso allo sperduto Nole della seconda parte del 2017, sfinito da ubbie e infelicitato dai guai all'avambraccio destro. In autunno Radek Stepanek, appena uscito dal circuito ATP dopo aver giocato fino a 39 anni a livelli elevati grazie all'intelligente gestione delle proprie risorse, s'era aggregato alla corte serba. Anziché portare vantaggi, tutti questi cambiamenti avevano però spento definitivamente l'ex numero 1, incapace di raccogliere un decente risultato e precipitato a ridosso di quota 20 ATP. A dare retta ai curriculum, Vajda, ex tennista senza grandi vittorie, originario di Považská Bystrica in Slovacchia, avrebbe al massimo potuto portare il caffè a due pesi massimi come Andre e Radek. Invece è con lui che Nole, in un mese di lavoro sodo, ha riconquistato l'equilibrio e la sicurezza che gli hanno consentito i risultati romani. Bentornato.
Twitter@claudiogiua
Post Scriptum. Questa ve la devo raccontare. Premessa: la tribuna stampa del Centrale è piccola ma sufficiente per i match in settimana: non basta durante il week end perché giornali, siti e tv mandano i propri inviati a seguire semifinali e finali. Oggi un collega di un quotidiano sportivo, uno che lavora dodici ore al giorno durante il torneo, trova il suo posto, debitamente segnalato, occupato da un napoletano dotato di biglietto per un altro settore. "Scusi, dovrei sedermi, sono un giornalista". "E perché dovrei andarmene? Sto così bene qui". "Perché io lavoro e mi serve sedermi lì". "Io non mi muovo". Intervengono gli addetti e alcuni colleghi. Il signore si alza urlando: "Politici e giornalisti, siete tutta una razza. Ma è finita, perché in questo paese da lunedì comandiamo noi". Così, per la cronaca.
Preso atto del doppio fallimento di Djokovic, stavolta ci prova Nadal. La sensazione è che il maiorchino sia in palla e motivato. Ma nel frattempo Sascha, il suo avversario di domani, è così cresciuto da occupare stabilmente il numero 3 della classifica ATP. Può battere chiunque e lo fa con regolarità. Ieri sera il "trattamento Zverev" è toccato a Marin Cilic, 29 anni, croato numero 5 ATP, che ha trionfato a Flushing Meadows 2014 e giocato le ultime due finali a Wimbledon e Melbourne, in entrambe sconfitto da Roger Federer. Partita lineare tra due spilungoni magrissimi (entrambi 198 centimetri) che dispongono di una prima di servizio sempre sui 210 orari, si muovono bene in campo e hanno il braccio, quando serve, parecchio sensibile. Il primo set lo risolve un tie-break interminabile e appassionante, con il tedesco di origine russa, 21 anni, che s'invola fino allo 0-4 ma poi si fa raggiungere. L'equilibrio si spezza sul 13 pari, ed è a favore di Zverev. Il secondo set sembra segnato dal break ottenuto da Cilic in apertura, ma il recupero arriva in fretta. Il break decisivo è quello che premia il ragazzo di Amburgo all'ultima occasione, dopo due ore di battaglia: 7-6 7-5. Zverev domani potrà contare sul tifo speciale dei romanisti, inteneriti dal regalo della racchetta, l'altra sera, al figlio di Totti. Ieri il Capitano ha restituito, consegnando a Sascha la sua maglia numero 10. Cortesie giallorosse.
Nel primo pomeriggio l'altra semifinale del torneo maschile era stata più combattuta di quanto esprima risultato di 7-6 6-3: lo lascia tuttavia intuire la durata, due ore. Nadal aveva confermato quanto di buono mostrato nel corso di tutti gli Internazionali BNL d'Italia: concentrazione senza mai interruzioni, precisione nel gioco da fondo campo, ottima performance alla risposta. Anche Djokovic non aveva deluso, in particolare nel primo set quand'era tornato a sfoggiare i vincenti da dominatore delle sue lunghe stagioni migliori, nel 2011 e nel 2015-2016. La differenza l'avevano fatta i diversi tassi di errore, tendente a zero nel caso di Nadal.
Qualcuno potrebbe stupirsi del fatto che l'ingordo guerriero delle pianure pannoniche perda eppure non s'avvilisca, ma così è: "Oggi Rafa ha meritato di vincere. Lui è il più forte sulla terra rossa", ha detto Novak in conferenza stampa. "Mi basta aver dimostrato che non c'è più tanta differenza tra noi. Da mesi non riuscivo a esprimermi a questi livelli. Lascio Roma soddisfatto per i buoni match disputati. Vedremo cosa accadrà al Roland Garros".
Il ritrovato ottimismo di Nole ha un nome e un volto: quelli di Marian Vajda, tornato il mese scorso ad essere il suo coach. Una storia emblematica, la loro: il palmares della coppia è di dodici Slam e cinque ATP Finals, più una trentina di Masters 1000 e una Davis Cup in undici anni, dal 2006 al 2017. Un anno fa la separazione mai trasformata in divorzio sebbene con Vajda se ne fossero andati il preparatore atletico Gebhard Gritsch e il fisioterapista Miljan Amanovic. Separazione decisa consensualmente dopo otto anni senza terzi incomodi e tre di convivenza con Boris Becker. Infine l'addio all'arrivo di Andre Agassi al posto del tedesco. Ai suoi tempi, negli anni Novanta, l'americano era più volte risorto dopo episodi di stanchezza e persino di depressione: perfetto, in teoria, per far ritrovare se stesso allo sperduto Nole della seconda parte del 2017, sfinito da ubbie e infelicitato dai guai all'avambraccio destro. In autunno Radek Stepanek, appena uscito dal circuito ATP dopo aver giocato fino a 39 anni a livelli elevati grazie all'intelligente gestione delle proprie risorse, s'era aggregato alla corte serba. Anziché portare vantaggi, tutti questi cambiamenti avevano però spento definitivamente l'ex numero 1, incapace di raccogliere un decente risultato e precipitato a ridosso di quota 20 ATP. A dare retta ai curriculum, Vajda, ex tennista senza grandi vittorie, originario di Považská Bystrica in Slovacchia, avrebbe al massimo potuto portare il caffè a due pesi massimi come Andre e Radek. Invece è con lui che Nole, in un mese di lavoro sodo, ha riconquistato l'equilibrio e la sicurezza che gli hanno consentito i risultati romani. Bentornato.
Twitter@claudiogiua
Post Scriptum. Questa ve la devo raccontare. Premessa: la tribuna stampa del Centrale è piccola ma sufficiente per i match in settimana: non basta durante il week end perché giornali, siti e tv mandano i propri inviati a seguire semifinali e finali. Oggi un collega di un quotidiano sportivo, uno che lavora dodici ore al giorno durante il torneo, trova il suo posto, debitamente segnalato, occupato da un napoletano dotato di biglietto per un altro settore. "Scusi, dovrei sedermi, sono un giornalista". "E perché dovrei andarmene? Sto così bene qui". "Perché io lavoro e mi serve sedermi lì". "Io non mi muovo". Intervengono gli addetti e alcuni colleghi. Il signore si alza urlando: "Politici e giornalisti, siete tutta una razza. Ma è finita, perché in questo paese da lunedì comandiamo noi". Così, per la cronaca.