La determinazione di Deborah
A vent'anni o poco più il futuro sembra infinito. Almeno, a me appariva così. Mi comportavo come se qualsiasi errore e fenomeno negativo - perfino la mafia o il terrorismo, le disparità sociali o la corruzione, gli attacchi alla democrazia o la mancata crescita collettiva della nazione - avrebbero comunque trovato soluzioni nei successivi tre o quattro decenni. M'illudevo, ça va sans dire, come i fatti di questi mesi stanno dimostrando. Allora ero fortunato: la vita si presentava ogni mattina così piena di sogni, progetti, speranze da fare apparire irrilevante quanto accadeva fuori dal mio mondo di riferimento.
Sapendoli altrettanto fortunati, immagino che le ragazze e i ragazzi italiani iscritti ai main draw dello Slam di Parigi non si facciano minimamente influenzare dalle notizie politiche che infelicitano le nostre giornate. Forse sanno di Di Maio, Mattarella, Cottarelli e Salvini ma certo non sono in cima ai loro pensieri. E penso che, …
Sapendoli altrettanto fortunati, immagino che le ragazze e i ragazzi italiani iscritti ai main draw dello Slam di Parigi non si facciano minimamente influenzare dalle notizie politiche che infelicitano le nostre giornate. Forse sanno di Di Maio, Mattarella, Cottarelli e Salvini ma certo non sono in cima ai loro pensieri. E penso che, …
A vent'anni o poco più il futuro sembra infinito. Almeno, a me appariva così. Mi comportavo come se qualsiasi errore e fenomeno negativo - perfino la mafia o il terrorismo, le disparità sociali o la corruzione, gli attacchi alla democrazia o la mancata crescita collettiva della nazione - avrebbero comunque trovato soluzioni nei successivi tre o quattro decenni. M'illudevo, ça va sans dire, come i fatti di questi mesi stanno dimostrando. Allora ero fortunato: la vita si presentava ogni mattina così piena di sogni, progetti, speranze da fare apparire irrilevante quanto accadeva fuori dal mio mondo di riferimento.
Sapendoli altrettanto fortunati, immagino che le ragazze e i ragazzi italiani iscritti ai main draw dello Slam di Parigi non si facciano minimamente influenzare dalle notizie politiche che infelicitano le nostre giornate. Forse sanno di Di Maio, Mattarella, Cottarelli e Salvini ma certo non sono in cima ai loro pensieri. E penso che, se interpellati sull'euro (tenerlo o tornare alla lira?), né Marco Berrettini né Deborah Chiesa avrebbero dubbi, come chiunque per lavoro sia abituato a girare il mondo: nessun dietrofront, per carità.
Il consiglio, stasera, è tuttavia di non porre questioni così alla ventiduenne (tra due settimane) di Trento, che ha visto concludersi nel tardo pomeriggio la più entusiasmante avventura da quando impugna una racchetta. Superate di slancio le qualificazioni del Roland Garros grazie alle vittorie su Priscilla Hon e Tamara Zidansek e sulla testa di serie numero 3 Arantxa Rus, oggi Deborah nel secondo set ha avuto cinque occasioni di far suo il match del primo turno sul campo 8: ne avesse trasformata una, avrebbe clamorosamente eliminato dallo Slam l'ex enfant prodige svizzera Belinda Bencic, 21 anni compiuti in marzo, che nel 2016 salì fino a quota 7 nel ranking WTA (ora è 67) e nel 2014 disputò il quarto di finale degli Us Open. L'azzurra, WTA 161, ha tenuto le redini del gioco nel primo set in forza di una autorevolezza che avrebbe dovuto sfoggiare l'avversaria, molto più esperta. Un deciso contributo, per dirla tutta, è venuto anche da Belinda, drammaticamente fallosa. Nel secondo set, dopo una serie di favori reciproci, Deborah ha avuto, in risposta sul 4-5 a favore, le cinque chance di chiudere i conti: più che sprecarle, le ha guardate sfumarsi mentre la fortuna era occupata altrove. Al tie break, non ha saputo contenere il ritrovato vigore agonistico della tennista che molti pronosticavano come la futura dominatrice del circuito.
Anche nel terzo set i break si sono sprecati, perché entrambe hanno confermato la propria maggiore efficacia alla risposta. Sul 4-4 Bencic ha approfittato di un paio di errori dell'italiana ed è andata a rispondere per passare il turno. Il capolavoro di Deborah è stato annullarle un primo match point per poi piazzare i due servizi necessari a pareggiare i conti. Ha annullato altri due match point nel dodicesimo game, ma non sono bastati a darle la vittoria che avrebbe meritato. L'abbraccio con Belinda, che ha incassato un eloquente 3-6 7-6 7-5 in due ore e 48 minuti di tennis ad alto valore aggiunto, vale come un passaporto per il circuito che conta.
Deborah dispone di un eccellente diritto e di un rovescio che fa male quando serve a far partire i passanti lungolinea, si muove bene in campo, arrischia con sapienza palle corte e qualche lob. La sua qualità più evidente non è tuttavia tecnica: è la determinazione. È una combattente che ci darà molte soddisfazioni.
Degli altri cinque italiani in gara oggi vanno sicuramente al secondo turno in due: la figliola prodiga Camila Giorgi, che con Deborah costituirà probabilmente l'ossatura della prossima nazionale di Fed Cup, ha avuto facilmente ragione dell'americana Grace Min; il ritrovato Marco Cecchinato l'ha spuntata al quinto set - in rimonta - contro il rumeno Marius Copil, tennista talvolta sottovalutato. Esce invece di scena Andreas Seppi, mai entrato in gara contro Richard Gasquet, che gli ha lasciato quattro game in tre set. La sensazione è che il sudtirolese stia cominciando a rivedere le proprie priorità di vita.
Domani si concluderanno le partite sospese per la forte pioggia serale, tra le quali due con italiani in campo. La prima vede come coprotagonista Thomas Fabbiano, che ha buone possibilità di contrastare, al quinto set, il trentenne australiano Matthew Ebden (lo stop è arrivato sul 6-4 5-7 6-2 3-6).
Infine, Simone Bolelli: ripescato come lucky loser (è fortuna vera entrare nel tabellone principale nonostante la sconfitta nelle qualificazioni, visto che qui il primo turno fa incassare suppergiù quarantamila euro), il bolognese ha perso i primi due set per 6-4 6-3. Prevedibile, poiché suo avversario è Rafael Nadal. Al momento dell'interruzione Simone era però avanti per 3-0. Speriamo che, contrariamente a quanto accaduto nella finale degli Internazionali contro Alexander Zverev, alla ripresa del gioco Nadal non s'avventi sulla preda: strappare un set al numero 1 al mondo sarebbe un piccolo successo per un giocatore che in carriera avrebbe meritato più di quanto ha ottenuto.
Twitter@claudiogiua
Sapendoli altrettanto fortunati, immagino che le ragazze e i ragazzi italiani iscritti ai main draw dello Slam di Parigi non si facciano minimamente influenzare dalle notizie politiche che infelicitano le nostre giornate. Forse sanno di Di Maio, Mattarella, Cottarelli e Salvini ma certo non sono in cima ai loro pensieri. E penso che, se interpellati sull'euro (tenerlo o tornare alla lira?), né Marco Berrettini né Deborah Chiesa avrebbero dubbi, come chiunque per lavoro sia abituato a girare il mondo: nessun dietrofront, per carità.
Il consiglio, stasera, è tuttavia di non porre questioni così alla ventiduenne (tra due settimane) di Trento, che ha visto concludersi nel tardo pomeriggio la più entusiasmante avventura da quando impugna una racchetta. Superate di slancio le qualificazioni del Roland Garros grazie alle vittorie su Priscilla Hon e Tamara Zidansek e sulla testa di serie numero 3 Arantxa Rus, oggi Deborah nel secondo set ha avuto cinque occasioni di far suo il match del primo turno sul campo 8: ne avesse trasformata una, avrebbe clamorosamente eliminato dallo Slam l'ex enfant prodige svizzera Belinda Bencic, 21 anni compiuti in marzo, che nel 2016 salì fino a quota 7 nel ranking WTA (ora è 67) e nel 2014 disputò il quarto di finale degli Us Open. L'azzurra, WTA 161, ha tenuto le redini del gioco nel primo set in forza di una autorevolezza che avrebbe dovuto sfoggiare l'avversaria, molto più esperta. Un deciso contributo, per dirla tutta, è venuto anche da Belinda, drammaticamente fallosa. Nel secondo set, dopo una serie di favori reciproci, Deborah ha avuto, in risposta sul 4-5 a favore, le cinque chance di chiudere i conti: più che sprecarle, le ha guardate sfumarsi mentre la fortuna era occupata altrove. Al tie break, non ha saputo contenere il ritrovato vigore agonistico della tennista che molti pronosticavano come la futura dominatrice del circuito.
Anche nel terzo set i break si sono sprecati, perché entrambe hanno confermato la propria maggiore efficacia alla risposta. Sul 4-4 Bencic ha approfittato di un paio di errori dell'italiana ed è andata a rispondere per passare il turno. Il capolavoro di Deborah è stato annullarle un primo match point per poi piazzare i due servizi necessari a pareggiare i conti. Ha annullato altri due match point nel dodicesimo game, ma non sono bastati a darle la vittoria che avrebbe meritato. L'abbraccio con Belinda, che ha incassato un eloquente 3-6 7-6 7-5 in due ore e 48 minuti di tennis ad alto valore aggiunto, vale come un passaporto per il circuito che conta.
Deborah dispone di un eccellente diritto e di un rovescio che fa male quando serve a far partire i passanti lungolinea, si muove bene in campo, arrischia con sapienza palle corte e qualche lob. La sua qualità più evidente non è tuttavia tecnica: è la determinazione. È una combattente che ci darà molte soddisfazioni.
Degli altri cinque italiani in gara oggi vanno sicuramente al secondo turno in due: la figliola prodiga Camila Giorgi, che con Deborah costituirà probabilmente l'ossatura della prossima nazionale di Fed Cup, ha avuto facilmente ragione dell'americana Grace Min; il ritrovato Marco Cecchinato l'ha spuntata al quinto set - in rimonta - contro il rumeno Marius Copil, tennista talvolta sottovalutato. Esce invece di scena Andreas Seppi, mai entrato in gara contro Richard Gasquet, che gli ha lasciato quattro game in tre set. La sensazione è che il sudtirolese stia cominciando a rivedere le proprie priorità di vita.
Domani si concluderanno le partite sospese per la forte pioggia serale, tra le quali due con italiani in campo. La prima vede come coprotagonista Thomas Fabbiano, che ha buone possibilità di contrastare, al quinto set, il trentenne australiano Matthew Ebden (lo stop è arrivato sul 6-4 5-7 6-2 3-6).
Infine, Simone Bolelli: ripescato come lucky loser (è fortuna vera entrare nel tabellone principale nonostante la sconfitta nelle qualificazioni, visto che qui il primo turno fa incassare suppergiù quarantamila euro), il bolognese ha perso i primi due set per 6-4 6-3. Prevedibile, poiché suo avversario è Rafael Nadal. Al momento dell'interruzione Simone era però avanti per 3-0. Speriamo che, contrariamente a quanto accaduto nella finale degli Internazionali contro Alexander Zverev, alla ripresa del gioco Nadal non s'avventi sulla preda: strappare un set al numero 1 al mondo sarebbe un piccolo successo per un giocatore che in carriera avrebbe meritato più di quanto ha ottenuto.
Twitter@claudiogiua