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Il fascino dello stadio di Suzanne

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Serena Williams forse non vincerà il suo quarto titolo del Roland Garros, ma di sicuro è già nei turni finali del torneo plurisecolare delle donne che riescono ad accoppiare una vita piena, con tanto di figlia di nove mesi al seguito, con il successo nell'attività che si sono scelte. Ogni sua partita è ormai un evento imperdibile: oggi per i diecimila spettatori paganti di Parigi è stato un piacere e, insieme, un onore vederla affrontare la tedesca Julia Goerges, una delle tenniste più in forma, batterla per 6-3 6-4 e raggiungere il quarto turno dello Slam sulla terra rossa. Non per caso, spero, il teatro della partita è stato lo stadio dedicato a Suzanne Lenglen, soprannominata "Regina di Francia", prima grande protagonista femminile dello sport (allora) dei gesti bianchi. Vinse tutto, compresi sei Championships a Wimbledon e altrettanti Roland Garros, si ritirò a 28 anni, nel 1927, divenne un'inorenditrice e scrittrice di successo e morì di leucemia ancora giovane, nel 1937. Forse la finale sarà, tra cento o mille anni, tra lei e Serena. 
 
Per come l'abbiamo visto oggi nel quarto e nel quinto set sul rettangolo rosso dello stesso stadio di Serena, a 31 anni Fabio Fognini è finalmente pronto a darsi un obiettivo che vada al di là di una partita o di un torneo da vincere: entrare nella storia del tennis come il primo capace di raccogliere l'eredità di Paolo Pietrangeli e Adriano Panatta dopo generazioni di mancate promesse. Abbattuto il tabù, un suo successo in uno Slam o in un Masters 1000 potrebbe aprire la strada ad altri campioni che parlano italiano. Sogniamo?
 
Torniamo nel mondo reale, ché è meglio. Nel sedicesimo di finale contro Kyle Edmund, 23 anni, numero 17 ATP, il ligure ha mostrato una qualità che talvolta gli difetta: la pazienza. Per lunghe fasi del match, soprattutto nel secondo e nel terzo set, non ha giocato come sa. Senza demoralizzarsi e contenendo gli sbotti d'ira, ha atteso che il britannico di origine sudafricana avesse qualche pausa per colpirlo con determinazione. Oltre al risultato finale (6-3 4-6 3-6 6-4 6-4), due statistiche aiutano a capire cos'è accaduto in campo: Fabio ha sbagliato più dell'avversario (60 errori non forzati contro 48) ma ha anche piazzato un numero nettamente maggiore di vincenti: 41 contro 27. Alla fine ha capitalizzato la propria propensione al rischio. 
 
Poco dopo le 18 Fabio ha saputo che il suo avversario di lunedì negli ottavi sarà Marin Cilic, che è uno dei migliori "slamisti": in carriera è già approdato alle finali di New York (vittoria nel 2014 ai danni di Nishikori), di Wimbledon (sconfitta l'anno scorso per mano di Federer) e di Melbourne (quattro mesi fa, di nuovo battuto dallo svizzero). A Parigi il croato, che è del 1988, non è mai andato oltre i quarti di finale. 
 
Il numero 5 al mondo ha impiegato poco più di un'ora e mezza per aver ragione dell'americano Steve Johnson, al quale ha concesso nove dei ventisette game giocati (6-2 6-3 6-4). Non ci sono quasi precedenti tra Cilic e Fognini, che dal 2011 i sorteggi non hanno mai messo sullo stesso percorso. Il primo dei tre antichi match risale al 2009, a Montecarlo, dove Fabio prevalse; le altre due occasioni, nel 2011, furono sulla terra rossa di Umago e sul veloce di Pechino, con Marin vittorioso con un certo agio. Decine di racchette sono state spezzate e migliaia di scarpe sono state consumate da allora. Entrambi ora sanno quanto valgono e quando lontano possono arrivare. Sarà un confronto avvincente. 
 
La propensione al rischio è, da sempre, la caratteristica, direi il marchio di fabbrica del tennis di Camila Giorgi, a un passo oggi dall'accesso al quarto turno del Roland Garros, impresa che le era riuscita a Wimbledon nel 2012 e a New York l'anno successivo. Opposta alla numero 10 del mondo Sloane Stephens, vincitrice degli ultimi Us Open, la ritrovata azzurra ha accoppiato la propria carica agonistica  (anche qui, come per Fognini, i numeri sono d'aiuto: 44 vincenti contro 21 e 53 errori contro 26) a una intelligente gestione del gioco nel primo e nel terzo set. S'è arresa dopo una serie di funambolici cambi di copione. Nell'ultima  frazione, avanti 0-2 s'è fatta raggiungere ma poco dopo ha ottenuto il break che sarebbe potuto risultare decisivo: invece, sono arrivati il controbreak di Sloane e poi un altro splendido game di Camila alla risposta. Al servizio, avanti 6-5, la maceratese non è riuscita a trovare i colpi che l'avevano spesso sostenuta nelle oltre due ore e un quarto precedenti. È finita 6-6 6-1 8-6 per l'americana. A dimostrazione che si può di fatto dominare una partita e poi perderla. 
Twitter@claudiogiua