La scommessa vincente l'ha giocata su di sé, sulle poche chance di riprendersi da una vicenda che poteva congelargli la carriera a soli 23 anni. "Ho tanta rabbia dentro, è stata una lezione importante e mi è servita", confessò un anno e mezzo fa poco dopo aver deciso di affidare la propria resurrezione a Simone Vagnozzi: perché cos'è se non una scommessa scegliere come coach un ragazzo classe 1983 senza alcuna esperienza, fino a pochi mesi prima un collega al quale affibbiare due sonore sconfitte, in un torneo Futures nel 2012 e in un Challenger nel 2014?
Adesso si può dire che Marco Cecchinato ha fatto le scelte giuste, quelle che servivano per dimenticare e far dimenticare l'episodio dei rapporti con gente al margine del tennis che l'aveva trascinato nelle maglie della giustizia sportiva (dalle quali è uscito pulito, seppure per il rotto della cuffia). Del palermitano - che da stasera, dopo la vittoria su David Goffin negli ottavi del Roland Garros, è numero 42 al mondo, preceduto da David Ferrer e seguito da Gael Monfils - Vagnozzi dice che "è un ragazzo d'oro, con il quale tento di realizzare le cose che ho imparato dai miei maestri, lavorando soprattutto sulla psicologia, sulle reazioni a quanto accade nel corso dei match". Di Simone, più o meno, Marco dà lo stesso giudizio: "E' intelligente, da giocatore sapeva sfruttare i suoi punti di forza: che è quanto mi sta insegnando a fare sul piano tattico. Ed è un grande lavoratore che mi costringe a trascorrere più tempo ad allenarmi". Un connubio perfetto: da fratelli, si direbbe. Originario di Ascoli Piceno, Vagnozzi è tennisticamente cresciuto a Bolzano insieme ad Andreas Seppi, sotto la guida di Massimo Sartori. Best ranking ATP nel 2011 come numero 161, negli anni dei migliori risultati è stato seguito da Fabrizio Fanucci, che adesso lavora al mio circolo, alle Cascine, e poi dai milanesi Borroni, Livraghi e Vico. L'ultimo buon torneo l'ha disputato nel 2015 a Perugia, prima del ritiro.
Oggi nel suo angolo dello stadio Suzanne Lenglen il giovane barbuto e magrissimo coach, 173 centimetri per poco più di 60 chili, ha seguito impassibile l'andamento della partita più bella, oltre che più importante, che Cecchinato abbia mai giocato. Goffin, numero 8 ATP, è tornato di recente in forma dopo l'infortunio al piede subito proprio a Parigi un anno fa. Il primo set è equilibrato, con Marco particolarmente positivo al servizio. Il break a suo favore arriva sul 6-5, quando non c'è più modo di recuperare. Identico copione fino al 3 pari nel secondo set, che l'azzurro sembra in grado di condurre senza ansie. Gli basta però un minuto di follia per concedere un'opportunità d'involarsi al belga, il quale non se la fa sfuggire. Il lavoro di Vagnozzi s'evidenzia qui: smaltita la rabbia, Marco gioca un set, il terzo, perfetto, senza lasciare nemmeno un gioco all'avversario, forse stanco per il match di ieri contro Monfils.
Nel quarto set, dopo un break subito e uno conquistato, le geometrie di Cecchinato si rivelano più precise di quelle di Goffin. Nell'ottavo game - avanti per 4-3 - ha quattro palle di break e trasforma l'ultima. È fatta. Il passaggio ai quarti di finale dello Slam sulla terra rossa viene timbrato da uno straordinario rovescio in diagonale: il risultato di 7-5 4-6 6-0 6-3 viene sintetizzato da Marco in tre parole: "È un sogno". Ed è anche un po' storia: è lui il nono italiano di sempre a raggiungere i quarti di finale in un major.
Potente al servizio, leggero e veloce negli spostamenti, efficace nella difesa, dotato di un braccio sensibile che gli consente frequenti drop shot, con un rovescio finalmente senza tentennamenti, Cecchinato versione Vagnozzi può diventare un punto di riferimento del tennis italiano. Ha solo 25 anni e dunque deve insistere sul lavoro psicologico. S'è sbloccato poco più di un mese fa a Budapest, in occasione del primo Master ATP vinto, dopo essere entrato in tabellone come lucky loser, e da allora ha sbagliato pochi colpi. È evidente che, nel suo caso, la sicurezza genera sicurezza: non deve più perderla, se vuole che il sogno continui anche dopo Parigi. Intanto, si concentri su Novak Djokovic, che affronterà martedì.
Twitter@claudiogiua
Adesso si può dire che Marco Cecchinato ha fatto le scelte giuste, quelle che servivano per dimenticare e far dimenticare l'episodio dei rapporti con gente al margine del tennis che l'aveva trascinato nelle maglie della giustizia sportiva (dalle quali è uscito pulito, seppure per il rotto della cuffia). Del palermitano - che da stasera, dopo la vittoria su David Goffin negli ottavi del Roland Garros, è numero 42 al mondo, preceduto da David Ferrer e seguito da Gael Monfils - Vagnozzi dice che "è un ragazzo d'oro, con il quale tento di realizzare le cose che ho imparato dai miei maestri, lavorando soprattutto sulla psicologia, sulle reazioni a quanto accade nel corso dei match". Di Simone, più o meno, Marco dà lo stesso giudizio: "E' intelligente, da giocatore sapeva sfruttare i suoi punti di forza: che è quanto mi sta insegnando a fare sul piano tattico. Ed è un grande lavoratore che mi costringe a trascorrere più tempo ad allenarmi". Un connubio perfetto: da fratelli, si direbbe. Originario di Ascoli Piceno, Vagnozzi è tennisticamente cresciuto a Bolzano insieme ad Andreas Seppi, sotto la guida di Massimo Sartori. Best ranking ATP nel 2011 come numero 161, negli anni dei migliori risultati è stato seguito da Fabrizio Fanucci, che adesso lavora al mio circolo, alle Cascine, e poi dai milanesi Borroni, Livraghi e Vico. L'ultimo buon torneo l'ha disputato nel 2015 a Perugia, prima del ritiro.
Oggi nel suo angolo dello stadio Suzanne Lenglen il giovane barbuto e magrissimo coach, 173 centimetri per poco più di 60 chili, ha seguito impassibile l'andamento della partita più bella, oltre che più importante, che Cecchinato abbia mai giocato. Goffin, numero 8 ATP, è tornato di recente in forma dopo l'infortunio al piede subito proprio a Parigi un anno fa. Il primo set è equilibrato, con Marco particolarmente positivo al servizio. Il break a suo favore arriva sul 6-5, quando non c'è più modo di recuperare. Identico copione fino al 3 pari nel secondo set, che l'azzurro sembra in grado di condurre senza ansie. Gli basta però un minuto di follia per concedere un'opportunità d'involarsi al belga, il quale non se la fa sfuggire. Il lavoro di Vagnozzi s'evidenzia qui: smaltita la rabbia, Marco gioca un set, il terzo, perfetto, senza lasciare nemmeno un gioco all'avversario, forse stanco per il match di ieri contro Monfils.
Nel quarto set, dopo un break subito e uno conquistato, le geometrie di Cecchinato si rivelano più precise di quelle di Goffin. Nell'ottavo game - avanti per 4-3 - ha quattro palle di break e trasforma l'ultima. È fatta. Il passaggio ai quarti di finale dello Slam sulla terra rossa viene timbrato da uno straordinario rovescio in diagonale: il risultato di 7-5 4-6 6-0 6-3 viene sintetizzato da Marco in tre parole: "È un sogno". Ed è anche un po' storia: è lui il nono italiano di sempre a raggiungere i quarti di finale in un major.
Potente al servizio, leggero e veloce negli spostamenti, efficace nella difesa, dotato di un braccio sensibile che gli consente frequenti drop shot, con un rovescio finalmente senza tentennamenti, Cecchinato versione Vagnozzi può diventare un punto di riferimento del tennis italiano. Ha solo 25 anni e dunque deve insistere sul lavoro psicologico. S'è sbloccato poco più di un mese fa a Budapest, in occasione del primo Master ATP vinto, dopo essere entrato in tabellone come lucky loser, e da allora ha sbagliato pochi colpi. È evidente che, nel suo caso, la sicurezza genera sicurezza: non deve più perderla, se vuole che il sogno continui anche dopo Parigi. Intanto, si concentri su Novak Djokovic, che affronterà martedì.
Twitter@claudiogiua