Non si può dire che Fabio Fognini sia piccolo né esile: 177 centimetri su 74 chili rappresentano il rapporto altezza/peso quasi ideale per un tennista. Marin Cilic è indiscutibilmente alto e magro: 198 centimetri, 88 chili. Nonostante i 22 centimetri e i 14 chili in più che il croato può sfruttare a proprio favore, oggi non si tratta dell'ennesima riedizione di Davide vs. Golia perché nel tennis il talento sa fare giustizia di differenze fisiche anche marcate: almeno, capita talvolta che ci riesca.
L'ottavo di finale del Roland Garros che ha come protagonisti il ligure e il croato va come deve andare perché Marin, da oggi di nuovo numero 4 al mondo dopo aver scalzato Grigor Dimitrov, ha qualcosa più di Fabio, numero 15 al mondo. Alle fine è lui quello più potente, regolare, concentrato. Di un'oncia, ma basta.
Nei due primi set, che Fabio cede all'avversario mostrando un tentativo di resistenza soltanto nei quaranta minuti iniziali (4-6 1-6). Nel corso del terzo set s'evidenzia l'inversione dei ruoli. L'italiano fa valere la propria capacità di costruire, grazie a triangolazioni precise, le occasioni di piazzare i vincenti o di costringere Cilic a forzare, mettendo lungo. Si prende meritatamente il parziale per 6-3 nonostante qualche problema al piede già emerso precedentemente, con tanto di ripetuti medical timeout e soste. Il quarto set è il più combattuto ed equilibrato, che regala passaggi di alta qualità di gioco, con una tensione che è quasi palpabile. Sul 3 pari, alla risposta, Fabio ha due occasioni per il break, che Marin gli annulla. Nel decimo gioco, tocca a lui impedire al croato di ottenere il break che gli consegnerebbe la vittoria. Si va al tie break, durante il quale il capofila italiano fa un paio di numeri d'alta acrobazia, che mettono in ginocchio Cilic. Il quinto set si sviluppa tra pezzi di bravura di entrambi e una battuta d'arresto di Fabio che perde il proprio turno di servizio sul 3 pari. La partita di fatto si conclude lì, sul 6-4 6-1 3-6 6-7 7-6 dopo 3 ore e 37 minuti di passione.
Fognini esce a testa alta dallo Slam sulla terra rossa. È fisicamente a posto e psicologicamente in grado di reggere le pressioni. La stagione potrà dargli altre soddisfazioni. È oggi il numero 13 nella classifica Race, che tiene conto solo delle prestazioni nel corso dell'anno solare. Il suo obiettivo dovrebbe essere proprio questo: arrivare tra i primi otto al mondo a fine ottobre, così da partecipare per la prima volta alle ATP Finals londinesi.
Capita talvolta anche che un vero Davide faccia polpette di un Golia da manuale. Perché Davide sfrutta ogni grammo e millimetro che ha a disposizione, mentre Golia non riesce usare tutto il ben di dio che il DNA gli ha consegnato. Diego Schwartzman, argentino, 25 anni, 170 centimetri di muscoli compressi in 64 chili parte sfavorito contro il sudafricano Kevin Anderson, 32 anni, 93 chili distribuiti su 203 centimetri. I primi due set sembrano confermare che un divario di 33 centimetri e 29 chili costituisca un ostacolo insuperabile, nonostante il ranking ATP pre-match certifichi la vicinanza di valori: numero 13 il gigante di Johannesburg, numero 7 il brevilineo di Buenos Aires.
Nei tre successivi set, invece, al calo di carica di Anderson corrisponde, inversamente proporzionale, la crescita di efficacia e vigore di Schwartzman. Il risultato è, per una volta, "self explaining, my good friend", come soleva dire un collega inglese che non aveva voglia di dilungarsi in analisi dopo le partite: 1-6 2-6 7-5 7-6 6-2. Il piccolo Diego (un nome che, nel paese dei gauchos e del tango, sembra abbinare di frequente la limitata altezza con il debordante talento) avrà come avversario nei quarti di finale Rafael Nadal. Uno che non soffre della sindrome dei Golia e nemmeno dei Davide: lui è oltre.
Twitter@claudiogiua
L'ottavo di finale del Roland Garros che ha come protagonisti il ligure e il croato va come deve andare perché Marin, da oggi di nuovo numero 4 al mondo dopo aver scalzato Grigor Dimitrov, ha qualcosa più di Fabio, numero 15 al mondo. Alle fine è lui quello più potente, regolare, concentrato. Di un'oncia, ma basta.
Nei due primi set, che Fabio cede all'avversario mostrando un tentativo di resistenza soltanto nei quaranta minuti iniziali (4-6 1-6). Nel corso del terzo set s'evidenzia l'inversione dei ruoli. L'italiano fa valere la propria capacità di costruire, grazie a triangolazioni precise, le occasioni di piazzare i vincenti o di costringere Cilic a forzare, mettendo lungo. Si prende meritatamente il parziale per 6-3 nonostante qualche problema al piede già emerso precedentemente, con tanto di ripetuti medical timeout e soste. Il quarto set è il più combattuto ed equilibrato, che regala passaggi di alta qualità di gioco, con una tensione che è quasi palpabile. Sul 3 pari, alla risposta, Fabio ha due occasioni per il break, che Marin gli annulla. Nel decimo gioco, tocca a lui impedire al croato di ottenere il break che gli consegnerebbe la vittoria. Si va al tie break, durante il quale il capofila italiano fa un paio di numeri d'alta acrobazia, che mettono in ginocchio Cilic. Il quinto set si sviluppa tra pezzi di bravura di entrambi e una battuta d'arresto di Fabio che perde il proprio turno di servizio sul 3 pari. La partita di fatto si conclude lì, sul 6-4 6-1 3-6 6-7 7-6 dopo 3 ore e 37 minuti di passione.
Fognini esce a testa alta dallo Slam sulla terra rossa. È fisicamente a posto e psicologicamente in grado di reggere le pressioni. La stagione potrà dargli altre soddisfazioni. È oggi il numero 13 nella classifica Race, che tiene conto solo delle prestazioni nel corso dell'anno solare. Il suo obiettivo dovrebbe essere proprio questo: arrivare tra i primi otto al mondo a fine ottobre, così da partecipare per la prima volta alle ATP Finals londinesi.
Capita talvolta anche che un vero Davide faccia polpette di un Golia da manuale. Perché Davide sfrutta ogni grammo e millimetro che ha a disposizione, mentre Golia non riesce usare tutto il ben di dio che il DNA gli ha consegnato. Diego Schwartzman, argentino, 25 anni, 170 centimetri di muscoli compressi in 64 chili parte sfavorito contro il sudafricano Kevin Anderson, 32 anni, 93 chili distribuiti su 203 centimetri. I primi due set sembrano confermare che un divario di 33 centimetri e 29 chili costituisca un ostacolo insuperabile, nonostante il ranking ATP pre-match certifichi la vicinanza di valori: numero 13 il gigante di Johannesburg, numero 7 il brevilineo di Buenos Aires.
Nei tre successivi set, invece, al calo di carica di Anderson corrisponde, inversamente proporzionale, la crescita di efficacia e vigore di Schwartzman. Il risultato è, per una volta, "self explaining, my good friend", come soleva dire un collega inglese che non aveva voglia di dilungarsi in analisi dopo le partite: 1-6 2-6 7-5 7-6 6-2. Il piccolo Diego (un nome che, nel paese dei gauchos e del tango, sembra abbinare di frequente la limitata altezza con il debordante talento) avrà come avversario nei quarti di finale Rafael Nadal. Uno che non soffre della sindrome dei Golia e nemmeno dei Davide: lui è oltre.
Twitter@claudiogiua