"Per me sarà un giorno fantastico. È un piacere giocare contro Novak nei quarti di finale al Roland Garros". "Conosco Marco da molti anni. Mi sono allenato con lui e so come gioca. Merita rispetto". Scambi di cortesie pre-partita che pochi dei diecimila sulle tribune avevano verosimilmente letto prima di entrare nel Suzanne Lenglen. Per questo motivo, dopo la prima mezz'ora del match, in molti sono corsi a documentarsi sugli smartphone con Google, scoprendo che Djokovic aveva anche detto del suo ex sparring partner, domenica sera: "Poiché lui non ha nulla da perdere, devo prendere questa partita molto seriamente". Aveva ragione.
"Merita rispetto" è una locuzione precisa e netta: significa "non lo sottovaluto, anzi lo temo". Djokovic rispetta Cecchinato perché è consapevole, avendo passato con lui ore e ore a tirarsi botte divisi da una rete, dell'efficacia della sua prima di servizio, soprattutto da sinistra, che usa per aprirsi il campo e poi chiudere con il lungolinea oppure l'incrociato in contropiede; della costanza con la quale si difende facendo lo stantuffo sulla linea di fondo campo, alzando drittoni sempre a due dita dalle righe; dell'insidiosità delle palle corte che scendono perpendicolari alla rete. A fare la differenza sono però un paio di fatti che l'ex numero 1 al mondo non può sapere: primo, rispetto ai tempi delle sessioni di allenamento comuni a Monte Carlo, il rovescio di Marco è migliorato enormemente; secondo, da quando il suo coach è Simone Vagnozzi l'atteggiamento in campo di Marco è quello di un vincente. Il serbo lo scopre di persona ma è tardi per recuperare lo svantaggio accumulato nel primo set, che dura 31 minuti. Comincia così una delle più emozionanti partite dello Slam parigino 2018.
La verità però non può essere celata: nemmeno chi lo conosce per averlo visto giocare centinaia di volte s'immaginava che Marco potesse essere competitivo a questi livelli. Non suo zio Gabriele Palpacelli, che gli mise in mano la prima racchettina nel 1999 al Tc2 di via San Lorenzo a Palermo. Non papà Sergio, dirigente dell'Azienda per la salute di Palermo, volato con la moglie in tutta fretta a Parigi per vederlo oggi tentare il miracolo. Forse neanche Francesco Palpacelli, il cugino che aveva allenato Roberta Vinci. "Sembrava uno dei tanti italiani di qualità in grado di esprimersi al meglio in un set per poi cedere di schianto di fronte a colleghi d'esperienza", dice Carlo Annovazzi di Repubblica che mi rammenta la sua sconfitta per 6-4 1-6 6-0 contro Federico Delbonis nella semifinale del Challenger Aspria l'anno scorso all'Harbour di Milano: "I colpi c'erano già tutti, compreso il rovescio finalmente decisivo, ma non vedevo la capacità di trasformare tanta varietà in un percorso vittorioso".
Dopo aver eliminato all'esordio parigino il rumeno Marius Copil in cinque durissimi set e l'argentino Mauro Trungelliti, diventato la mascotte dei parigini, in tre set, dopo aver cancellato in quattro set sia lo spagnolo Pablo Carreno Busta, semifinalista agli Us Open di settembre, sia il belga David Goffin, numero 8 ATP, oggi Marco ha confermato contro Nole che è proprio sull'aspetto psicologico della preparazione che deve insistere, pur avendo già ottenuti straordinari risultati. Incassati il primo set per 6-3 e il secondo per 7-6 (tie break perfetto), si prende infatti una lunga pausa di otto game consecutivi ceduti tra il terzo set (perso 1-6) e il quarto set, che lo vede restare indietro fino al 4-1. Poi la rimonta, inattesa e velocissima, fino al tie break: che mette a dura prova le coronarie non solo mie. Il match point - il primo - che il tennis italiano attende dal 1978 arriva alle 19.08 sul 5-6, servizio di Djokovic. Che riesce ad annullarlo con uno splendido stop volley. Il secondo arriva alle 19.17 sull'8-9: stavolta Nole recupera con uno sventaglio incrociato. Il terzo alle 19.18, con Cecchinato al servizio: dopo due scambi, mette in rete. Il quarto alle 19.20: stavolta il rovescio lungolinea non perdona. I miracoli accadono.
Cecchinato è il primo italiano a raggiungere la semifinale di un torneo major negli ultimi quarant'anni. Da terraioli incalliti quali siamo (o eravamo) noi italiani, è una sequenza quasi tutta parigina. Nel 1978 Corrado Barazzutti al Roland Garros fu sconfitto da Bjorn Borg per 6-0 6-1 6-0. Due anni prima Panatta aveva addirittura vinto lo Slam della terra rossa, battendo in finale Harold Salomon (6 - 1 6 - 4 4 - 6 7 - 6). Prima di loro Nicola Pietrangeli aveva raggiunto l'obiettivo di una semifinale cinque volte (quattro al Roland Garros - con due trionfi in finale - e una a Wimbledon), Beppe Merlo due volte (a Parigi 1955 e 1956), Orlando Sirola una volta (Parigi 1960). Prima dell'ultimo conflitto mondiale c'erano riusciti Uberto De Morpurgo (Parigi 1930) e due volte Giorgio De Stefani (Parigi 1932 e 1934). Intanto il palermitano si gode anche il nuovo salto nel ranking ATP: da lunedì sarà almeno numero 27.
E Djokovic? Sembra sempre più solido dal punto di vista emotivo. Ma non aveva ancora fatto i conti con un siciliano un po' speciale.
Twitter @claudiogiua
"Merita rispetto" è una locuzione precisa e netta: significa "non lo sottovaluto, anzi lo temo". Djokovic rispetta Cecchinato perché è consapevole, avendo passato con lui ore e ore a tirarsi botte divisi da una rete, dell'efficacia della sua prima di servizio, soprattutto da sinistra, che usa per aprirsi il campo e poi chiudere con il lungolinea oppure l'incrociato in contropiede; della costanza con la quale si difende facendo lo stantuffo sulla linea di fondo campo, alzando drittoni sempre a due dita dalle righe; dell'insidiosità delle palle corte che scendono perpendicolari alla rete. A fare la differenza sono però un paio di fatti che l'ex numero 1 al mondo non può sapere: primo, rispetto ai tempi delle sessioni di allenamento comuni a Monte Carlo, il rovescio di Marco è migliorato enormemente; secondo, da quando il suo coach è Simone Vagnozzi l'atteggiamento in campo di Marco è quello di un vincente. Il serbo lo scopre di persona ma è tardi per recuperare lo svantaggio accumulato nel primo set, che dura 31 minuti. Comincia così una delle più emozionanti partite dello Slam parigino 2018.
La verità però non può essere celata: nemmeno chi lo conosce per averlo visto giocare centinaia di volte s'immaginava che Marco potesse essere competitivo a questi livelli. Non suo zio Gabriele Palpacelli, che gli mise in mano la prima racchettina nel 1999 al Tc2 di via San Lorenzo a Palermo. Non papà Sergio, dirigente dell'Azienda per la salute di Palermo, volato con la moglie in tutta fretta a Parigi per vederlo oggi tentare il miracolo. Forse neanche Francesco Palpacelli, il cugino che aveva allenato Roberta Vinci. "Sembrava uno dei tanti italiani di qualità in grado di esprimersi al meglio in un set per poi cedere di schianto di fronte a colleghi d'esperienza", dice Carlo Annovazzi di Repubblica che mi rammenta la sua sconfitta per 6-4 1-6 6-0 contro Federico Delbonis nella semifinale del Challenger Aspria l'anno scorso all'Harbour di Milano: "I colpi c'erano già tutti, compreso il rovescio finalmente decisivo, ma non vedevo la capacità di trasformare tanta varietà in un percorso vittorioso".
Dopo aver eliminato all'esordio parigino il rumeno Marius Copil in cinque durissimi set e l'argentino Mauro Trungelliti, diventato la mascotte dei parigini, in tre set, dopo aver cancellato in quattro set sia lo spagnolo Pablo Carreno Busta, semifinalista agli Us Open di settembre, sia il belga David Goffin, numero 8 ATP, oggi Marco ha confermato contro Nole che è proprio sull'aspetto psicologico della preparazione che deve insistere, pur avendo già ottenuti straordinari risultati. Incassati il primo set per 6-3 e il secondo per 7-6 (tie break perfetto), si prende infatti una lunga pausa di otto game consecutivi ceduti tra il terzo set (perso 1-6) e il quarto set, che lo vede restare indietro fino al 4-1. Poi la rimonta, inattesa e velocissima, fino al tie break: che mette a dura prova le coronarie non solo mie. Il match point - il primo - che il tennis italiano attende dal 1978 arriva alle 19.08 sul 5-6, servizio di Djokovic. Che riesce ad annullarlo con uno splendido stop volley. Il secondo arriva alle 19.17 sull'8-9: stavolta Nole recupera con uno sventaglio incrociato. Il terzo alle 19.18, con Cecchinato al servizio: dopo due scambi, mette in rete. Il quarto alle 19.20: stavolta il rovescio lungolinea non perdona. I miracoli accadono.
Cecchinato è il primo italiano a raggiungere la semifinale di un torneo major negli ultimi quarant'anni. Da terraioli incalliti quali siamo (o eravamo) noi italiani, è una sequenza quasi tutta parigina. Nel 1978 Corrado Barazzutti al Roland Garros fu sconfitto da Bjorn Borg per 6-0 6-1 6-0. Due anni prima Panatta aveva addirittura vinto lo Slam della terra rossa, battendo in finale Harold Salomon (6 - 1 6 - 4 4 - 6 7 - 6). Prima di loro Nicola Pietrangeli aveva raggiunto l'obiettivo di una semifinale cinque volte (quattro al Roland Garros - con due trionfi in finale - e una a Wimbledon), Beppe Merlo due volte (a Parigi 1955 e 1956), Orlando Sirola una volta (Parigi 1960). Prima dell'ultimo conflitto mondiale c'erano riusciti Uberto De Morpurgo (Parigi 1930) e due volte Giorgio De Stefani (Parigi 1932 e 1934). Intanto il palermitano si gode anche il nuovo salto nel ranking ATP: da lunedì sarà almeno numero 27.
E Djokovic? Sembra sempre più solido dal punto di vista emotivo. Ma non aveva ancora fatto i conti con un siciliano un po' speciale.
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