Nadal sta rischiando grosso
Effetto Cecchinato. L'argentino Diego Schwartzman sta tentando di emulare il palermitano, fino a ieri appena un po' più sconosciuto di lui. Il suo avversario, Rafael Nadal, sta rischiando di capitombolare come Novak Djokovic, che non ha raggiunto la semifinale. Ma forse lo spagnolo la scamperà grazie anche alla pioggia, quindi non è affatto detto - a mitigare le ansie dei signori della Federation Francaise de Tennis - che il dieci volte campione di Parigi salterà il penultimo atto del Roland Garros, venerdì.
Oggi pomeriggio, dopo due ore di gioco sul rettangolo del Philippe Chatrier la partita viene definitivamente interrotta da gocce grosse così, sul 4-6 5-3 con Nadal al servizio avanti per 30-15, quindi a due punti dal set. Domani il numero 2 ATP proverà a replicare ai danni di Schwartzman l'exploit post-acquazzone di tre settimane fa a Roma contro Sascha Zverev. Non ci riuscisse, si dovrebbe documentalmente dichiar…
Oggi pomeriggio, dopo due ore di gioco sul rettangolo del Philippe Chatrier la partita viene definitivamente interrotta da gocce grosse così, sul 4-6 5-3 con Nadal al servizio avanti per 30-15, quindi a due punti dal set. Domani il numero 2 ATP proverà a replicare ai danni di Schwartzman l'exploit post-acquazzone di tre settimane fa a Roma contro Sascha Zverev. Non ci riuscisse, si dovrebbe documentalmente dichiar…
Effetto Cecchinato. L'argentino Diego Schwartzman sta tentando di emulare il palermitano, fino a ieri appena un po' più sconosciuto di lui. Il suo avversario, Rafael Nadal, sta rischiando di capitombolare come Novak Djokovic, che non ha raggiunto la semifinale. Ma forse lo spagnolo la scamperà grazie anche alla pioggia, quindi non è affatto detto - a mitigare le ansie dei signori della Federation Francaise de Tennis - che il dieci volte campione di Parigi salterà il penultimo atto del Roland Garros, venerdì.
Oggi pomeriggio, dopo due ore di gioco sul rettangolo del Philippe Chatrier la partita viene definitivamente interrotta da gocce grosse così, sul 4-6 5-3 con Nadal al servizio avanti per 30-15, quindi a due punti dal set. Domani il numero 2 ATP proverà a replicare ai danni di Schwartzman l'exploit post-acquazzone di tre settimane fa a Roma contro Sascha Zverev. Non ci riuscisse, si dovrebbe documentalmente dichiarare conclusa l'era tennistica di Federer, Nadal, Djokovic e Murray, iniziata quattrodici anni fa. Non lo dico io ma le statistiche. Nel 2004 Gaston Gaudio vinse la storica edizione dei French Open dominata da tre argentini approdati alle semifinali: Gaudio, appunto, più David Nalbandian e Guillermo Coria. Unico intruso, il britannico Tim Henman. Da allora, mai più viste semifinali di Slam - da Melbourne a Parigi, da Londra a New York - senza uno, due, tre o tutt'e quattro i Fab Four.
Nel lungo prologo di oggi Nadal deve comunque registrare un segnale d'allarme: non perdeva un set a Porte d'Auteil dalla sconfitta subita contro Djokovic nei quarti dell'edizione 2015. A conti fatti, sono 37 i parziali incassati da allora fino allo stop intimato da Schwartzman. In campo accade che Rafa riesca raramente a mettere a profitto i propri turni di servizio, perché Diego è reattivo alla risposta e, nel corso degli scambi, esprime accelerazioni sulle quali lo spagnolo è spesso in ritardo. Così il maiorchino perde malamente il primo set (3-6) e si ritrova a inseguire anche nel secondo. Appare in affanno, forse anche per un dolore al polso destro, quando il match viene interrotto una prima volta per pioggia. Alla ripresa riacciuffa l'argentino e va a ipotecare il set. Domani, l'epilogo. Come anche per il quarto di finale in corso nello stadio Suzanne Lenglen tra Juan Martin Del Potro e Marin Cilic, in perfetta parità dopo un'ora e undici minuti: 5-5 nel corso del tie break.
Nel torneo femminile va segnalata, stavolta per lo sconforto degli organizzatori, l'uscita di scena di Maria Sharapova, la cui iscrizione al Roland Garros era stata peraltro da loro rifiutata un anno fa per discutibili "motivi etici". La russa con casa a Bradenton in Florida sperava di marcare con un trionfo a Parigi il proprio rientro a pieno diritto nel novero delle migliori, accompagnandolo con un deciso avvicinamento alle Top 10. Invece la sua corsa è stata fermata da Garbine Muguruza, numero 3 WTA, che qui ha trionfato due anni fa. In un match senza storia, la spagnola ha sbrigato la pratica in un'ora e 10 minuti, con un umiliante 6-2 6-1. Nell'altro match, la rumena testa di serie numero 1 Simona Halep ha avuto ragione a fatica della tedesca Angelique Kerber: 6-7 6-3 6-2.
La seconda giornata dei quarti di finale femminili era peraltro cominciata con una notizia che indica quanto la parità di genere resti poco più che un'illusione: nessuna donna compare nella lista dei cento atleti più pagati del mondo nel 2017. Non accadeva da otto anni, ma il trend era noto. Le ultime a uscire dal ranking, stilato ogni dodici mesi da Forbes, sono state proprio le tenniste, che in passato erano riuscite a infilarsi tra golfisti, calciatori, pugili, giocatori di football americano, basket, baseball e perfino cricket grazie al fatto che ATP, WTA e ITF hanno praticamente parificato i compensi tra uomini e donne: un esempio di coraggioso superamento del gender gap. Nel 2016 Serena Williams si collocava esattamente a metà classifica, cinquantunesima. Ma, avendo disertato il circuito WTA dalla primavera 2017 a causa della gravidanza e della nascita della figlia, l'anno scorso la più giovane delle sorellone ha incassato "solo" 18 milioni: non abbastanza per restare tra le top 100. Nell'ultimo decennio Maria Sharapova e Li Na erano più volte entrate nella lista di Forbes: ne erano uscite a causa della lunga squalifica patita dalla russa per l'uso di un farmaco proibito e del ritiro della cinese nel 2014. Dunque, campo libero per i maschi racchettati, che tra i primi 100 di Forbes sono i soliti Federer (7), Nadal (20), Nishikori (35) e Djokovic (86).
Twitter @claudiogiua
Oggi pomeriggio, dopo due ore di gioco sul rettangolo del Philippe Chatrier la partita viene definitivamente interrotta da gocce grosse così, sul 4-6 5-3 con Nadal al servizio avanti per 30-15, quindi a due punti dal set. Domani il numero 2 ATP proverà a replicare ai danni di Schwartzman l'exploit post-acquazzone di tre settimane fa a Roma contro Sascha Zverev. Non ci riuscisse, si dovrebbe documentalmente dichiarare conclusa l'era tennistica di Federer, Nadal, Djokovic e Murray, iniziata quattrodici anni fa. Non lo dico io ma le statistiche. Nel 2004 Gaston Gaudio vinse la storica edizione dei French Open dominata da tre argentini approdati alle semifinali: Gaudio, appunto, più David Nalbandian e Guillermo Coria. Unico intruso, il britannico Tim Henman. Da allora, mai più viste semifinali di Slam - da Melbourne a Parigi, da Londra a New York - senza uno, due, tre o tutt'e quattro i Fab Four.
Nel lungo prologo di oggi Nadal deve comunque registrare un segnale d'allarme: non perdeva un set a Porte d'Auteil dalla sconfitta subita contro Djokovic nei quarti dell'edizione 2015. A conti fatti, sono 37 i parziali incassati da allora fino allo stop intimato da Schwartzman. In campo accade che Rafa riesca raramente a mettere a profitto i propri turni di servizio, perché Diego è reattivo alla risposta e, nel corso degli scambi, esprime accelerazioni sulle quali lo spagnolo è spesso in ritardo. Così il maiorchino perde malamente il primo set (3-6) e si ritrova a inseguire anche nel secondo. Appare in affanno, forse anche per un dolore al polso destro, quando il match viene interrotto una prima volta per pioggia. Alla ripresa riacciuffa l'argentino e va a ipotecare il set. Domani, l'epilogo. Come anche per il quarto di finale in corso nello stadio Suzanne Lenglen tra Juan Martin Del Potro e Marin Cilic, in perfetta parità dopo un'ora e undici minuti: 5-5 nel corso del tie break.
Nel torneo femminile va segnalata, stavolta per lo sconforto degli organizzatori, l'uscita di scena di Maria Sharapova, la cui iscrizione al Roland Garros era stata peraltro da loro rifiutata un anno fa per discutibili "motivi etici". La russa con casa a Bradenton in Florida sperava di marcare con un trionfo a Parigi il proprio rientro a pieno diritto nel novero delle migliori, accompagnandolo con un deciso avvicinamento alle Top 10. Invece la sua corsa è stata fermata da Garbine Muguruza, numero 3 WTA, che qui ha trionfato due anni fa. In un match senza storia, la spagnola ha sbrigato la pratica in un'ora e 10 minuti, con un umiliante 6-2 6-1. Nell'altro match, la rumena testa di serie numero 1 Simona Halep ha avuto ragione a fatica della tedesca Angelique Kerber: 6-7 6-3 6-2.
La seconda giornata dei quarti di finale femminili era peraltro cominciata con una notizia che indica quanto la parità di genere resti poco più che un'illusione: nessuna donna compare nella lista dei cento atleti più pagati del mondo nel 2017. Non accadeva da otto anni, ma il trend era noto. Le ultime a uscire dal ranking, stilato ogni dodici mesi da Forbes, sono state proprio le tenniste, che in passato erano riuscite a infilarsi tra golfisti, calciatori, pugili, giocatori di football americano, basket, baseball e perfino cricket grazie al fatto che ATP, WTA e ITF hanno praticamente parificato i compensi tra uomini e donne: un esempio di coraggioso superamento del gender gap. Nel 2016 Serena Williams si collocava esattamente a metà classifica, cinquantunesima. Ma, avendo disertato il circuito WTA dalla primavera 2017 a causa della gravidanza e della nascita della figlia, l'anno scorso la più giovane delle sorellone ha incassato "solo" 18 milioni: non abbastanza per restare tra le top 100. Nell'ultimo decennio Maria Sharapova e Li Na erano più volte entrate nella lista di Forbes: ne erano uscite a causa della lunga squalifica patita dalla russa per l'uso di un farmaco proibito e del ritiro della cinese nel 2014. Dunque, campo libero per i maschi racchettati, che tra i primi 100 di Forbes sono i soliti Federer (7), Nadal (20), Nishikori (35) e Djokovic (86).
Twitter @claudiogiua