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Quel che manca a Cecchinato

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Avete visto "Bohemian Rhapsody", il film su Freddy Mercury e i Queen (un biopic, dice chi sa di cinema) che ha fatto incetta di premi, dai Golden Globe ai British Academy? Il protagonista è Rami Malek: la sua interpretazione l'ha fatto scoprire al grande pubblico, che però adesso l'attende alla controprova. Penso a Malek mentre nel tardo pomeriggio australiano Marco Cecchinato entra sul campo 5 del Melbourne Park. Il palermitano, 26 anni, testa di serie numero 17 degli Australian Open, è nella stessa condizione dell'attore californiano di origini egiziane: deve dimostrare che i risultati della seconda parte del 2018 non sono stati il frutto di un'irripetibile congiunzione di episodi, dalla condizione di lucky loser che gli consentì di entrare in tabellone a Budapest, poi primo torneo ATP conquistato in carriera, alla rimonta rocambolesca contro Marius Copil al Roland Garros (10-8 al quinto set) dopo il quale arrivarono la vittoria …
Avete visto "Bohemian Rhapsody", il film su Freddy Mercury e i Queen (un biopic, dice chi sa di cinema) che ha fatto incetta di premi, dai Golden Globe ai British Academy? Il protagonista è Rami Malek: la sua interpretazione l'ha fatto scoprire al grande pubblico, che però adesso l'attende alla controprova. Penso a Malek mentre nel tardo pomeriggio australiano Marco Cecchinato entra sul campo 5 del Melbourne Park. Il palermitano, 26 anni, testa di serie numero 17 degli Australian Open, è nella stessa condizione dell'attore californiano di origini egiziane: deve dimostrare che i risultati della seconda parte del 2018 non sono stati il frutto di un'irripetibile congiunzione di episodi, dalla condizione di lucky loser che gli consentì di entrare in tabellone a Budapest, poi primo torneo ATP conquistato in carriera, alla rimonta rocambolesca contro Marius Copil al Roland Garros (10-8 al quinto set) dopo il quale arrivarono la vittoria ai danni di Djokovic e l'accesso alla semifinale. L'attuale numero 16 al mondo nel ranking in tempo reale è cioè obbligato, soprattutto nei confronti propri e dei tifosi, a fornire prove concrete che il talento e la costanza di risultati non vanno e vengono a casaccio. Inoltre, deve impegnarsi a diventare competitivo sul sintetico, la superficie sulla quale fa più fatica. 
 
Il suo avversario del primo turno - quasi un esordio per Cecchinato, che allo Slam di gennaio era stato in tabellone una sola volta, nel 2016, subito estromesso dal francese Nicolas Mahut - è Filip Krajinovic, 26 anni, ora ATP 92 ma su su a quota 26 soltanto otto mesi fa. Giocatore ostico, potente, emozionalmente glaciale, dall'impostazione americana essendo cresciuto a Bradenton alla corte di Bollettieri. Il match è peristaltico. Dopo i game di reciproca osservazione, l'italiano sfoggia un tennis pulito e scintillante che lo porta avanti di due set (4-6 0-6). Ha però un collasso di tensione nel terzo set (6-1 per il serbo) e non sfrutta le buone occasioni per chiudere i conti nel quarto (7-6). 
 
Nel quinto parziale Marco non ritrova motivazioni e grinta, dando ragione a chi sostiene che il coach Simone Vagnozzi deve ancora lavorare sulla sua attitudine psicologica ad affrontare i momenti sfavorevoli, che il Dio del tennis dispensa a capriccio. Subisce subito un break e non riesce più a recuperare. Il 6-4 per Krajinovic arriva dopo due ore e 44 minuti. 
 
Per nostra fortuna, i portacolori italiani maschile e femminile a Melbourne, Fabio Fognini e Camila Giorgi superano il turno con relativa tranquillità. Il ligure è lucidissimo contro il maiorchino Jaume Munar, 21 anni, ATP 74, che abbiamo visto fare bene alle Next Gen Finals milanesi di novembre. Il pupillo di Rafael Nadal perde al tie break i primi due set e si ritira nel terzo quand'è sotto per 3-1. La argentino-marchigiana, testa di serie numero 27, fa persino meglio contro la slovena Dalila Jakupovic, 27 anni, WTA 82, alla quale concede tre game in 53 minuti di gioco (6-3 6-0). Straordinaria per coraggio e intensità la prova di Luca Vanni, ATP 164, che a 33 anni mette in serie difficoltà la testa di serie 23 Pablo Carreno Busta, numero 2 di Spagna. Il toscano di Castel del Piano, arrivato in tabellone dalle qualificazioni, è perfetto nei primi due set e quasi commovente negli altri tre, mai rinunciando a credere di poter compiere l'impresa. Il punteggio finale (6-7 2-6 6-3 7-5 6-4) e la durata del match (3 ore e 47 minuti) sintetizzano la battaglia che ha entusiasmato gli spettatori, perlopiù di origine italiana, sugli spalti del campo 10.
 
Non cerca certo conferme Novak Djokovic, che a Melbourne ha già alzato la coppa sei volte: cominciò nel 2008, assicurandosi il primo dei suoi quattordici Slam. Tuttavia il numero 1 mondiale qualche insicurezza potrebbe averla, visto che qui di recente è uscito molto presto di scena, eliminato da Denis Istomin nel 2017 e Hyeon Chung un anno fa. L'impegno nel match serale nella Rod Laver Arena è, sulla carta, poco più di una buona seduta di allenamento. L'avversario è Mitchell Krueger, 25 anni, texano di Fort Worth, 231 al mondo, che ha giocato il suo primo turno di Slam l'estate scorsa a Flushing Meadows, uscendone sconfitto dall'emozione e da Roberto Carballes Baena. In precedenza aveva tentato dodici volte di entrare nel main draw di uno dei major, senza mai riuscirci. Non riserva sorprese il serbo, che appare sereno e motivato.  Tuttavia Krueger fa quel che il pubblico gli chiede: combattere su ogni palla, fare sudare ogni punto a Djokovic. Che infatti impiega, tra un urlo e un pugno al cielo, 123 minuti a chiudere la pratica per 6-3 6-2 6-2. Sarà lui la volpe alla quale tutti daranno la caccia in questi Australian Open. Il primo a provarci, giovedì, sarà Jo-Wilfried Tsonga, che ha ottenuto una wild card. Fu proprio il francese, undici anni fa, a sfidare qui Nole in finale: perse in quattro set (4-6 6-4 6-3 7-6). Firmerebbe, oggi, per lo stesso risultato.
Twitter @claudiogiua