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La consapevolezza di Fabio & C.

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Sia quando le cose girano per il verso giusto sia quando vanno storte, nella vita si mettono in moto meccanismi di consapevolezza personale e collettiva. Il tennis maschile italiano, per decenni frustrato e demotivato, improvvisamente si sta rendendo conto di costituire una potenza globale. Abbiamo diciotto giocatori tra i primi duecento nel mondo, appena uno di meno degli Stati Uniti, due in più degli spagnoli, tre dei francesi. Sono azzurri alcuni dei protagonisti assoluti nel circuito ATP di questa stagione, da Fabio Fognini a Matteo Berrettini e Marco Cecchinato. Manterranno le promesse ragazzi positivi come Lorenzo Sonego, mentre stanno rapidamente maturando talenti come Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri, rispettivamente numero 1, 3 e 5 del ranking mondiale under 18. 

Leader riconosciuto del rinascimento tennistico italiano è Fabio Fognini, reduce dallo storico trionfo nel Masters 1000 di Montecarlo, che oggi al primo turno degli Internazionali ha incrociato Jo-Wilfried Tsonga, ex numero 5 ATP, ultimo francese a giocare una finale di slam (Melbourne 2008) e fino qualche anno fa colonna portante dello squadrone transalpino di Davis. Il ligure ha prevalso in due set (6-3 6-4), sfoggiando a tratti il gioco che aveva estasiato il principe Alberto e i suoi sudditi. Incurante del vento gelido che soffiava sul Centrale e talvolta deviava le sue traiettorie, Fabio non ha perso la pazienza e gestito con autorevolezza i vantaggi strappati con i break all'avvio di entrambi i set. È la sua consapevolezza di poter approdare persino tra i Top Ten a dare fiducia all'intero movimento.

Cecchinato ha invece sofferto a passare in turno, perché Alex De Minaur è forse il più dotato, in quanto a colpi e soluzioni, dei ventenni che si preparano all'assalto a quel che resta dell'oligarchia che ha governato il tennis degli ultimi quindici anni. Serve più forte di quanto un fisico tutt'altro che imponente farebbe supporre. È mobilissimo grazie alla leggerezza. Sfrutta con rari errori il rovescio bimane sia per accelerare sia per ridurre al minimo la velocità della palla. Sa infilare di precisione il diritto negli invisibili corridoi lungo la linea laterale o nei pertugi diagonali. Avevo raccontato su Monday's Net la singolare storia di questo australiano di padre uruguaiano e madre spagnola che vive e s'allena ad Alicante dopo avere passato lunghi periodi dell'infanzia e dell'adolescenza a Sydney, dov'è nato nel 1999.
 
Dieci mesi fa a Wimbledon il piccolo fenomeno aveva eliminato Marco al primo turno: match sfiancante, 6-4 6-7 7-6 6-4, a dimostrazione di un sostanziale equilibrio. Oggi sul Centrale del Foro Italico s'è illuso di poter ripetere il risultato contro il numero 2 italiano, reduce da una fastidiosa influenza e roso da qualche dubbio sulla possibilità di mantenersi ai livelli di classifica ATP raggiunti dopo la clamorosa semifinale dell'ultimo Roland Garros ("...avevo comunque fatto i conti su cosa mi sarebbe successo se fossi uscito al primo turno a Roma e a Parigi: nulla di tragico, numero 40 circa al mondo", ha detto nella conferenza stampa postpartita). Invece è andata nel modo che Cecchinato, detto Diesel, preferisce: primo set a studiare l'avversario sperando in qualche suo errore (che però non arriva: 4-6); secondo set aggressivo (6-3); terzo set in totale controllo (6-1). Il palermitano, 26 anni e mezzo, è forse meno talentuoso di De Minaur, ma ha più esperienza e persino più fame di successi. E sulla terra è al momento uno dei giocatori più efficaci, come domani tenterà di mettere in chiaro contro il veterano tedesco Philipp Kohlschreiber.

Lorenzo Sonego s'è ritrovato nella condizione esattamente opposta a quella di Cecchinato. Il torinese, 24 anni compiuti sabato scorso, ATP 67, al secondo turno di Montecarlo aveva battuto in due set (7-6 6-4) il russo Karen Khachanov, 23 anni la prossima settimana, ATP 13. Nello stadio Grandstand quasi esaurito nonostante i nuovi duemila posti (ora sono 6500) appena messi a disposizione, stavolta non sono risultati sufficienti i buoni consigli sussurrati dal coach Gipo Arbino e l'ottimismo che Sonego riesce sempre a esprimere (6-3 6-7 6-3). Ottimo comunque il secondo set, utile ad alimentare la consapevolezza di "Lore" d'essere in grado di competere alla pari con i più quotati colleghi.