Mentre seguivo le due partite che mi ero autoassegnato per la giornata d’apertura degli Us Open, mi è sovvenuto il titolo di una sitcom di qualche tempo fa: “Young & Hungry”. Colpa, o merito, di due assoluti esordienti nel fantastico mondo degli slam. Il primo è Jannik Sinner, che dal 16 agosto non è più il numero 1 degli under 18 ATP ma in cambio, con la maggiore età e la piena responsabilità di fronte alla legge, potrà votare in caso di elezioni anticipate, magari prenderà la patente o deciderà di gestire in autonomia quel che guadagnerà d’ora poi, a cominciare dai 58mila dollari incassati da qualificato. Eppure non credo siano queste le sue priorità. All’allievo di Riccardo Piatti e Massimo Sartori interessa di più confermarsi alla testa degli under 19, lasciandosi alle spalle il tedesco Rudolf Molleker e l’americano Jenson Brooksby, che oggi a Flushing Meadows ha eliminato Tomas Berdych, e tallonare il numero 1 degli under 20, il canadese Felix Auger Aliassime che ha appena festeggiato il diciannovesimo compleanno (l’attuale numero 2, il serbo Miomir Kekmanovic, prossimo avversario di Paolo Lorenzi, il 31 agosto doppierà i 20 e pertanto uscirà da questo ranking non ufficiale). Soprattutto, il ragazzo di San Candido vuole entrare nelle Next Gen Finals di Milano in novembre dalla porta principale, ossia tra i sette qualificati di diritto.
Anche Zachary “Zach” Svajda è giovane e affamato. Numero 1419 della classifica mondiale, l’americano non risulta ancora tra i Top 10 degli under 18. È troppo presto: solo il 29 novembre compirà 17 anni, ha appena tre o quattro tornei alle spalle con meno di duemila dollari guadagnati in premi. Per farsi le ossa, la prossima settimana parteciperà agli Us Open junior: da favorito, però, dopo che oggi per tre ore ha dato l’impressione di poter raggiungere il secondo turno del torneo maggiore, per il quale aveva sorprendentemente conquistato la wild card garantita al vincitore degli USTA Nationals di Kalamazoo, in Michigan. Il piccolo - d’età e d’altezza: 175 centimetri – californiano di Pacific Beach ha lasciato a bocca aperta gli spettatori accorsi in massa sulle tribunette del campo 5 del Queens: braccio buono negli scambi e sotto rete, idem il servizio, rovescio che fa male, eccellente mobilità, nessun timore di affrontare un veterano del circuito come Paolo Lorenzi, subentrato nel main draw a Kevin Anderson, finalista qui nel 2017. Ci sono volute tutte la testardaggine e la passione del senese per recuperare un match che a me era apparso presto compromesso. Smentendomi, sul 3-6 6-7 6-4 6-6 il decano d’Italia ha prima dominato il tie break (7-4), poi il quinto set (6-2). Di Zach vedremo, sentiremo e leggeremo in futuro: allenato da papà Tom, coach professionista, ha spesso occasione di scambiare quattro colpi con giocatori di prima fascia come John Isner (“…un amico”, ha rivelato) e Roger Federer, con il quale ha palleggiato nelle sessioni di riscaldamento al Roland Garros. Un predestinato.
Sommando le età di Jannik e Zach non si raggiunge quella di Lorenzi, che a dicembre compirà 38 anni, e si superano di poco i 34 anni e 5 mesi di Stan Wawrinka, che nella prima partita serale nello stadio Louis Armstrong, il secondo palcoscenico degli Us Open per prestigio, mette alla prova le qualità del giovane sudtirolese reduce dal tour estivo americano voluto da Piatti e culminato con il successo nel challenger di Lexington e nei tre turni vincenti di qualificazione a Flushing Meadows. L’ex numero 3 ATP, ora 24, non sottovaluta l’impegno con l’italiano. Nel primo set ne sa gestire le prevedibili timidezze iniziali, peraltro totalmente superate nella seconda frazione decisa al tie break. Trovati ritmi, spazi e misura nel terzo set, Jannik si porta sul 1-4, restituisce uno dei due break appena strappati e va a chiudere. Efficace nella preparazione degli avanzamenti a rete, nella quarta frazione non sfrutta un paio di golose occasioni e rischia di farsi staccare. Invece recupera sfruttando la propria attitudine agli sventagli e la crescente fallosità dello svizzero. Nell’ottavo game annulla tre palle di break ma alla fine deve cedere alla determinazione del tre volte trionfatore negli slam. Avanti sul 5-3, Stan serve per il match, recupera da 15-40 e si prende il passaggio al secondo turno (6-3 7-6 4-6 6-3 in 2 ore e 49 minuti). Per Sinner è una sconfitta che vale come una promozione di categoria: merita i Top 100 prima della fine della stagione, guadagnandosi un posto nell'arena di piazzale Lotto e il pass diretto ai prossimi major.
La rimonta di Lorenzi e l’utile esperienza accumulata da Sinner non bastano a far dimenticare le prestazioni negative degli altri tre italiani impegnati oggi a New York. La convalescente Camila Giorgi non ha opposto alcuna resistenza (6-1 6-0) alla greca Maria Sakkari, testa di serie numero 30. Andreas Seppi ha provato, senza riuscirci, ad approfittare della scarsa forma, ormai cronica, del bulgaro Grigor Dimitrov (6-1 6-7 6-4 6-3). Molto deludente Fabio Fognini. Il ligure ha subito per quasi tutto il match l’aggressività del mastodontico americano Reilly Opelka, dando segnali di vita solo nel terzo set, in particolare in occasione del tie break (6-3 6-4 6-7 6-3). Della sua giornata-no hanno pagato le conseguenze le racchette sbattute a terra e spezzate e, come da copione, i rapporti con il giudice arbitro. Nulla di inedito, purtroppo.
Anche Zachary “Zach” Svajda è giovane e affamato. Numero 1419 della classifica mondiale, l’americano non risulta ancora tra i Top 10 degli under 18. È troppo presto: solo il 29 novembre compirà 17 anni, ha appena tre o quattro tornei alle spalle con meno di duemila dollari guadagnati in premi. Per farsi le ossa, la prossima settimana parteciperà agli Us Open junior: da favorito, però, dopo che oggi per tre ore ha dato l’impressione di poter raggiungere il secondo turno del torneo maggiore, per il quale aveva sorprendentemente conquistato la wild card garantita al vincitore degli USTA Nationals di Kalamazoo, in Michigan. Il piccolo - d’età e d’altezza: 175 centimetri – californiano di Pacific Beach ha lasciato a bocca aperta gli spettatori accorsi in massa sulle tribunette del campo 5 del Queens: braccio buono negli scambi e sotto rete, idem il servizio, rovescio che fa male, eccellente mobilità, nessun timore di affrontare un veterano del circuito come Paolo Lorenzi, subentrato nel main draw a Kevin Anderson, finalista qui nel 2017. Ci sono volute tutte la testardaggine e la passione del senese per recuperare un match che a me era apparso presto compromesso. Smentendomi, sul 3-6 6-7 6-4 6-6 il decano d’Italia ha prima dominato il tie break (7-4), poi il quinto set (6-2). Di Zach vedremo, sentiremo e leggeremo in futuro: allenato da papà Tom, coach professionista, ha spesso occasione di scambiare quattro colpi con giocatori di prima fascia come John Isner (“…un amico”, ha rivelato) e Roger Federer, con il quale ha palleggiato nelle sessioni di riscaldamento al Roland Garros. Un predestinato.
Sommando le età di Jannik e Zach non si raggiunge quella di Lorenzi, che a dicembre compirà 38 anni, e si superano di poco i 34 anni e 5 mesi di Stan Wawrinka, che nella prima partita serale nello stadio Louis Armstrong, il secondo palcoscenico degli Us Open per prestigio, mette alla prova le qualità del giovane sudtirolese reduce dal tour estivo americano voluto da Piatti e culminato con il successo nel challenger di Lexington e nei tre turni vincenti di qualificazione a Flushing Meadows. L’ex numero 3 ATP, ora 24, non sottovaluta l’impegno con l’italiano. Nel primo set ne sa gestire le prevedibili timidezze iniziali, peraltro totalmente superate nella seconda frazione decisa al tie break. Trovati ritmi, spazi e misura nel terzo set, Jannik si porta sul 1-4, restituisce uno dei due break appena strappati e va a chiudere. Efficace nella preparazione degli avanzamenti a rete, nella quarta frazione non sfrutta un paio di golose occasioni e rischia di farsi staccare. Invece recupera sfruttando la propria attitudine agli sventagli e la crescente fallosità dello svizzero. Nell’ottavo game annulla tre palle di break ma alla fine deve cedere alla determinazione del tre volte trionfatore negli slam. Avanti sul 5-3, Stan serve per il match, recupera da 15-40 e si prende il passaggio al secondo turno (6-3 7-6 4-6 6-3 in 2 ore e 49 minuti). Per Sinner è una sconfitta che vale come una promozione di categoria: merita i Top 100 prima della fine della stagione, guadagnandosi un posto nell'arena di piazzale Lotto e il pass diretto ai prossimi major.
La rimonta di Lorenzi e l’utile esperienza accumulata da Sinner non bastano a far dimenticare le prestazioni negative degli altri tre italiani impegnati oggi a New York. La convalescente Camila Giorgi non ha opposto alcuna resistenza (6-1 6-0) alla greca Maria Sakkari, testa di serie numero 30. Andreas Seppi ha provato, senza riuscirci, ad approfittare della scarsa forma, ormai cronica, del bulgaro Grigor Dimitrov (6-1 6-7 6-4 6-3). Molto deludente Fabio Fognini. Il ligure ha subito per quasi tutto il match l’aggressività del mastodontico americano Reilly Opelka, dando segnali di vita solo nel terzo set, in particolare in occasione del tie break (6-3 6-4 6-7 6-3). Della sua giornata-no hanno pagato le conseguenze le racchette sbattute a terra e spezzate e, come da copione, i rapporti con il giudice arbitro. Nulla di inedito, purtroppo.